In nome del padre…

L’incontro di due lontane figlie d’arte

A proposito di Norah Jones, val la pena ricordare che mentre sua sorella, Anoushka Shankar, lavorava all’album poi intitolato “Traces of You”, moriva il padre di entrambe, il celebre sitarista indiano Ravi Shankar. L’album diventava dunque occasione per una collaborazione artistica in nome di una paternità in fondo asimmetrica (Ravi era padre biologico di Norah, l’aveva anche riconosciuta, ma – nata da un avventura in tournée statunitense – non l’aveva cresciuta). Le sorelle, comunque, non ci ragionano (almeno non più di tanto), ma cantano (e suonano). La canzone che dà il titolo all’album evoca, sui riverberi ipnotici del sitar, le tracce di qualcuno scomparso e le lacrime lasciate in sospeso. Data la qualità musicale, gli scienziati certe tracce le definirebbero più prosaicamente come DNA. “Easy” parla invece del passare dall’altra parte: l’attraversamento che a una certa età tocca a tutti i figli, che vanno a guardare il mondo dall’altro lato dello specchio. Da giovani (o forse solo da piccoli) l’amore è facile, poi… Poi magari si scopre che l’amore non è tutto e che resta tutto il non detto. “Unsaid” è infatti il brano più toccante. L’amore l’abbiamo espresso; forse solo “grazie” è rimasto da dire.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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