Sempre più ‘indemoniati’ in Puglia

// INCHIESTA// Cresce il numero di pugliesi che si rivolgono ad un sacerdote esorcista. Laselva (presidente Aippc Puglia): ‘Colpa della mancanza di valori’

(in foto, una scena tratta dl film “L'ultimo esorcismo”, del 2010, diretto da Daniel Stamm) 500mila. E’ il numero, sorprendente, di persone che ogni anno in Italia si rivolgono ad un esorcista. Per “esorcista” si intende un sacerdote che ha ricevuto l’incarico ad esorcizzare – ovvero a liberare da Satana – direttamente dal vescovo della sua diocesi. A quei 500mila che chiedono aiuto a figure “istituzionali” andrebbero quindi aggiunti tutti coloro che si rivolgono ad associazioni, gruppi di preghiera e simili che non sono riconducibili alla Chiesa e sfuggono, dunque, ai conteggi ufficiali. E’ l’Aippc, l’associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici, a tenere sotto controllo il fenomeno, attraverso un rapporto costante e diretto con i sacerdoti stessi. Stando ai dati diffusi dall’Aippc (presidente è Tonino Cantelmi, psichiatra), il 65% delle persone che chiedono aiuto ad esorcisti appartiene ad un livello socio-culturale medio-basso ed è originario del Sud Italia. A Pasquale Laselva, psicologo e psicoterapeuta, presidente dell’Aippc Puglia abbiamo chiesto di illustrarci il fenomeno “ufficiale” nella nostra regione. Dott Laselva, quanti sono i sacerdoti esorcisti in Puglia? “In genere c’è un esorcista per ogni diocesi; queste sono le indicazioni della Conferenza episcopale. Quindi in Puglia, dove ci sono circa 19 diocesi, ci dovrebbero essere altrettanti sacerdoti esorcisti. Può accadere però che l’esorcista di una diocesi copra anche il territorio di un’altra diocesi”. Quanto è diffuso, nella nostra regione, il ricorso a sacerdoti esorcisti? “Non possediamo ‘numeri’ divisi per Regione ma posso affermare che negli ultimi tempi abbiamo assistito ad un consistente incremento del fenomeno; c’è stato un ritorno alla religiosità e, di conseguenza, anche una maggiore richiesta di intervento di sacerdoti. Ciò che stiamo notando è che spesso si tende a confondere una patologia psicologica e psichiatrica con una possessione diabolica. I casi di possessione reale, infatti, sono rari. Questo ci viene confermato dai sacerdoti diocesani, con i quali collaboriamo molto nella convinzione che una persona è fatta di corpo, di psiche ma anche di un aspetto spirituale. La collaborazione con i sacerdoti ci porta a capire, quando un paziente si rivolge a noi, se il suo ‘problema’ presenti elementi che non ci appartengono, di tipo soprannaturale, o se invece abbia tratti riconducibili ad esempio alla schizofrenia o ad una patologia di tipo psichiatrico. Altrettanto fanno i sacerdoti: invitano lo stesso paziente a rivolgersi anche ad uno psicologo o ad un medico psichiatra”. Qual è il suo approccio alle tematiche che ruotano attorno alla possessione? “E’ sempre un approccio di tipo scientifico. Tuttavia, io credo nell’esistenza del Diavolo, quindi lascio aperta anche la possibilità che ci siano casi di possessione. Credo che il Diavolo si manifesti sotto altre forme, come la smania del successo, la sete di potere. Attraverso quelle forme il Diavolo riesce ad impadronirsi dell’essere umano. Ecco perché le dicevo che i casi di possessione possono essere diagnosticati solo da un esorcista o un prete cattolico”. Quanto assomiglia un vero caso di possessione a quello che, attraverso il cinema, è entrato nel nostro immaginario collettivo? “Naturalmente c’è parecchia differenza. La new age e il satanismo sono le nuove forme di possessione dei giorni nostri. Come ho avuto modo di scrivere in passato, oggi la possessione si può manifestare attraverso ripugnanze verso la Chiesa o verso i luoghi sacri, verso le immagini e gli oggetti benedetti, attraverso una forma esasperata di violenza, il sentimento di odio, l’avidità verso gli alimenti, i disturbi della sessualità o nel vivere in luoghi familiari alla persona”. Si tratta di sintomi che assomigliano a quelli tipici del tarantismo. E in una terra come il Salento, non si può non pensare al tarantismo. Quanto c’entra? “Nel tarantismo c’è una forma quasi delirante in personalità particolari che subiscono particolari suggestioni. Lì si manifestano aspetti che possono essere accomunati a quelli propri di una possessione, ma non si tratta di vera e propria possessione nell’accezione fornita dalla religione. L’unico a potersi esprimere sulla vera possessione diabolica è il sacerdote esorcista”. Come spiega l’aumento dei casi e del ricorso ad esorcisti? “Credo che oggi ci sia un non senso dettato dal periodo di transizione che stiamo attraversando e che è privo di punti di riferimento e di valori certi. A causa di questo disorientamento la persona non si crea una salda visione della vita e quindi qualsiasi cosa diventa un appiglio per poter giustificare ciò che prova. E casi di depressione o di forte ansia possono essere spiegati come delle possessioni. Io credo dunque che dipenda da questa perdita di valori cui oggi assistiamo”. Lei dunque spiega così il proliferare di associazioni che si dicono evangeliche e che organizzano corsi ed incontri per liberare dal demonio? “In questo periodo c’è un risveglio della religiosità, quindi ci sono anche altri che cercano di sfruttare questa necessità di cercare il senso. E così succede che le menti più fragili possano cercare appiglio in associazioni che si presentano come altri rappresentanti della verità. Da un punto di vista diagnostico, noi a volte sottoponiamo ai nostri pazienti dei test specifici ma sono quelli adottati da protocollo internazionale, con validità scientifica, e a hanno a che vedere con quelli che circolano su internet. Tutto il resto non ha alcuna validità scientifica”. Nella stessa inchiesta: Rinunci a Satana? Sì, via web Don Mimmo Ozza: in cinque mesi, 50 esorcismi

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