Rampino, soluzione condivisa per il presidente

Lecce. Alfonso Rampino ribadisce che sull’elezione del nuovo presidente deve essere una soluzione condivisa’.

Lecce. Il Pd salentino è pronto per l’elezione del nuovo presidente , Alfonso Rampino ribadisce che: “Ho letto con attenzione le parole del Segretario del mio partito sulla prima Assemblea convocata lunedì prossimo a Maglie, dove avverrà l’elezione della o del Presidente, e naturalmente mi fa piacere che parte del ragionamento muova dalla lettera, a firma del sottoscritto, inviata nei giorni scorsi. Purtuttavia, sono necessarie alcune brevi considerazioni, anche per fugare eventuali dubbi sulla natura delle mie parole. Mai, in nessun sede, ho immaginato di autocandidarmi alla presidenza dell’Assemblea. Piuttosto, allora come oggi, ritengo che il punto dirimente sia il metodo e la qualità del confronto in essere. Proprio per questo abbiamo avvertito la necessità, come componente, di avviare una riflessione interna da allargare a tutti coloro – e sono tantissimi – che avvertono come indifferibile e urgente discutere, ancor prima dei nomi, sul profilo della o del Presidente. Di questo, io ritengo, c’è bisogno: luoghi veri e riconoscibili del confronto, non surrogati. Men che mai la tentazione, devo dire alquanto ricorrente, di confondere lo spazio messo a disposizione dai mezzi di comunicazione come spazio della riflessione condivisa”. Sulla questione nomi non ha dubbi: “Parlare innanzitutto di nomi, d’altra parte, è come voler intorbidare le acque, correndo il rischio peraltro di “bruciare” persone che, o per rilievo istituzionale, o per la passione e la dedizione con cui si sono dedicate al Partito, rivestendo peraltro in un recente passato anche ruoli pubblici, non meritano di essere utilizzate come specchietti per le allodole. Altra cosa è, viceversa, un confronto sul profilo dei candidati alla Presidenza, all’interno di una più generale emergenza: quale politica e quale ruolo per il Pd in questo territorio”. La presidenza dell'Assemblea è, vale ribadirlo ancora una volta, un ruolo di garanzia. Non può essere una merce di scambio, un dot ut des o, peggio ancora, lo strapuntino della minoranza, come il Segretario peraltro ancora oggi definisce una parte considerevole di noi tutti, tradendo uno schema mentale ancora legato ai rapporti di forza precongressuali piuttosto che ad una visione ampia della dialettica interna al partito e del suo stesso ruolo. Comprendiamo come questo passaggio sia difficile ma è questo lo sforzo da fare: essere segretario di un intero partito, non più il rappresentante di una quota parte”.

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