Irene Némirovsky racconta la Russia

Una delle autrici più amate, la sua abilità nel disegnare con la scrittura i sentimenti più profondi e intimi rende questo libro una splendida narrazione

di Flavia Musciacco “Il vino della solitudine”, uscito in Francia nel 1935, è un libro autobiografico fra i grandi romanzi di Irene Némirovsky, quello che tocca i sentimenti più profondi e intimi. L’autrice, nata a Kiev, è morta ad Auschwitz nel 1942: appena pochi giorni prima del suo arresto, accanto al titolo di questa splendida narrazione, scriveva “Di Irene Némirovsky per Irene Némirovsky”, sul retro del quaderno di “Suite francese”. Dalle prime pagine di questa edizione del 2011 per Adelphi, chi legge capisce che la piccola Hélène, protagonista de “Il vino della solitudine” che siede a tavola composta per evitare i rimproveri della madre, sia Irene stessa; mentre la giovane donna, Bella, che a cena sfoglia le riviste di moda francesi in una noiosa cittadina dell’impero russo e trascura una figlia per la passione che ha, ricambiata, verso il giovane cugino, Max, è Fanny Némirovsky, una madre che non ha saputo amare la sua piccola. Questa quasi simmetrica ostilità madre-figlia è il filo conduttore di una storia avvincente. La bimba arriva al punto da inserire, nelle preghiere serali, quello della sua amata istitutrice Rose, al posto del nome della mamma. Ma le cose cambiano, con un ritmo che tiene come ipnotizzato il lettore: sono le pagine splendide che si rifanno alla grande letteratura russa in cui l’autrice racconta la fuga che intraprende con la madre e Max dopo la guerra seguita alla Rivoluzione di ottobre, attraverso le pianure gelate della Russia e della Finlandia, durante la quale l’adolescente conosce la passione e ha “la consapevolezza del suo potere di donna”. La famiglia si trasferisce tutta a Parigi dove Hélène, diciottenne, si accorge che sua madre inizia a invecchiare male e lei capisce che è arrivato il momento della vendetta quando Max le dichiarerà il suo amore. Ma la giovane non è come sua madre e sceglierà una strada diversa, autonoma ed indipendente. “Da un'infanzia rovinata, scrive Irène Némirovsky, non si guarisce mai”. E pochi hanno saputo raccontare quel tipo di infelicità come ha fatto lei.

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