Camerata musicale salentina: il trionfo del pianoforte.

Lecce. Pubblico entusiasta e tanti applausi per l’eccezionale accoppiata Beatrice Rana e Giuseppe Albanese

di Fernando Greco Lecce. Beatrice Rana e Giuseppe Albanese: eccezionale accoppiata di pianisti per tre pregevoli serate organizzate nel mese di novembre dalla Camerata Musicale Salentina in collaborazione con la Fondazione ICO Tito Schipa di Lecce. Un pubblico entusiasta ha applaudito con calore e sano orgoglio campanilistico la giovane pianista Beatrice Rana, gloria del nostro Salento, ormai una certezza in ambito internazionale dopo la vittoria alla “Montreal International Music Competition” nel 2011 e la medaglia d’argento conseguita quest’anno nel prestigioso “Van Cliburn”. Nella serata del 23 novembre la giovane pianista ha eseguito il Terzo Concerto di Prokofiev con l’Orchestra Tito Schipa diretta da Marcello Panni, di ritorno a Lecce dopo essere stato direttore artistico della stessa Orchestra dal 2008 al 2012. UN VULCANO IN ERUZIONE Si può ben dire che il “Concerto n. 3 in Do maggiore” di Sergej Prokofiev (1891 – 1953) rappresenti, insieme con il “Concerto in Sol” di Ravel, il pezzo per pianoforte e orchestra più popolare del XX secolo. Eseguito per la prima volta dallo stesso Prokofiev a Chicago nel 1921, il Terzo Concerto si mostra frutto di una creatività vulcanica e geniale, che riassume il passato per volgere verso nuove esigenze espressive e più moderne sonorità. Il tutto viene realizzato nella solita maniera impetuosa e mai programmatica, secondo quella proverbiale irruenza che negli anni di conservatorio aveva procurato al musicista la fama di “enfant terrible”. L’etereo lirismo che pervade l’opera, in cui fa capolino anche una gavotta dal sapore settecentesco (primo movimento) e una marcia lenta mediata dalla tradizione russa (terzo movimento), esprime gli ultimi bagliori della tradizione romantica ormai in agonia, mentre la spavalderia decisamente “free” del pianoforte in contrasto con il delicato intervento di strumentini come il clarinetto e l’oboe, rende ancor più palese il conflitto tra vecchio e nuovo. Formidabile spavalderia e singolare entusiasmo espressi a Lecce dalla giovane solista il cui aplomb stilistico ha contagiato il Direttore e tutta l’Orchestra, a beneficio di un’esecuzione nitida e coinvolgente. Menzione d’onore per alcune parti dell’orchestra (clarinetto, oboe, flauto, fagotto) in accordo colloquiale e disinvolto con il pianoforte. Al pubblico in delirio Beatrice Rana ha offerto tre bis strepitosi dedicati a Rachmaninov, Schumann-Liszt con “Widmung” e Chopin. Nel resto della serata l’Orchestra ha completato l’esplorazione delle tensioni di fine Ottocento con la suite “Le tombeau de Couperin” di Maurice Ravel (1875 – 1937) e il famoso poema sinfonico “Fontane di Roma” di Ottorino Respighi (1879 – 1936), due pregevoli affreschi sinfonici a cavallo tra classicismo e impressionismo, per terminare con il travolgente “Boléro” dello stesso Ravel. DOPPIO APPUNTAMENTO CON GIUSEPPE ALBANESE Il 15 e il 18 novembre il Politeama ha ospitato Giuseppe Albanese, già enfant prodige del pianoforte, oggi pianista di consolidata fama, primo premio al “Vendome Prize” nel 2003. Nella prima serata Albanese è stato uno straordinario interprete del “Concerto in La minore op. 54” di Schumann insieme con l’Orchestra Tito Schipa diretta da Michel Tabachnick, mentre il 18 novembre ha ipnotizzato il pubblico con un recital solistico. UNA FRESCHEZZA DISARMANTE La produzione sinfonica di Robert Schumann (1810 – 1856) riflette quell’intima e crepuscolare passionalità che trova la sua più compiuta affermazione nelle composizioni scritte per pianoforte solo e nei numerosi lieder. Piuttosto che ricercare un esasperato virtuosismo, la creatività schumaniana si serve del pianoforte a vantaggio dell’immediatezza del sentimento, filtrando la poetica romantica attraverso una freschezza disarmante. Tale intento espressivo caratterizza anche il celeberrimo “Concerto per pianoforte e orchestra in La minore op. 54”, composto tra il 1841 e il 1845, che rappresenta un formidabile banco di prova allo stesso modo per il pianista e per l’orchestra, così come si arguisce dalle parole dello stesso compositore: “ Dobbiamo aspettare di buon animo il genio che ci mostri in modo brillante come si possa unire l’orchestra al pianoforte tanto da lasciare al virtuoso la possibilità di sviluppare la ricchezza della sua arte e del suo strumento, mentre l’orchestra, intrecciando più artisticamente l’insieme nei suoi vari caratteri, avrebbe una parte più importante di quella del semplice spettatore”. Prova completamente superata a Lecce grazie alla commovente espressività di Albanese associata all’intensità dell’Orchestra Tito Schipa diretta dall’esperta bacchetta di Michel Tabachnick, già collaboratore di nomi illustri quali Karajan e Boulez. Ancora Schumann nel bis che il pianista ha regalato alla platea leccese, per concludere con un toccante “The man I love” di Gershwin. L’Orchestra ha concluso la serata con una singolare esecuzione della Sinfonia n. 3 “Renana” dello stesso Schumann (1850) che, in perfetto accordo con l’estetica romantica, dedica un variopinto affresco musicale all’amata regione del Reno attingendo alla tradizione popolare. Un momento di particolare bellezza è costituito dal secondo movimento, lo Scherzo, originariamente intitolato “Mattino sul Reno”, che fa riferimento diretto al Landler, melodia folkloristica tipica della Germania meridionale. GRANDE SUGGESTIONE Anche il recital pianistico di Giuseppe Albanese, organizzato dalla Camerata Musicale Salentina il 18 novembre scorso, ha regalato momenti di grande suggestione. Nella prima parte, l’abilità tecnica dell’esecutore mai disgiunta da una singolare espressività ha evidenziato in maniera formidabile il contrasto stilistico esistente tra la Sonata op. 106 di Felix Mendelssohn (1809 – 1847) e la Fantasia “Wanderer” di Franz Schubert (1797 – 1828). Nel primo caso, il palese riferimento alla Sonata op. 106 di Beethoven la dice lunga sulla compostezza formale di Mendelssohn che è anche compostezza del sentimento (quel “Romanticismo felice” di cui parla Massimo Mila) in cui, giunti al terzo movimento, si insinua un languore più estrinseco, una cantabilità quasi nostalgica sapientemente regalata al pubblico leccese dall’impagabile pianista. Nulla a che vedere con l’intimo crogiolo di Schubert che rompe gli schemi della forma-sonata per dar libero corso alla peregrinazione del suo spirito, all’autocompiacimento del proprio dolore. Il tema originario del lied “Der Wanderer” (“Il viandante”, topos fondamentale nella poetica romantica) si dipana in quella “celestiale lunghezza” (secondo la definizione data da Schumann) che rappresenta un animo senza riposo, un fuoco interno che brucia senza mai esplodere, ma che però manda in frantumi il cuore dell’ascoltatore. E qui Albanese è stato indubbiamente strepitoso. La serata leccese è proseguita con Franz Liszt (1811 – 1886) e lo spiccato virtuosismo che, anticipando Debussy e il suo impressionismo musicale, caratterizza i brani “Au bord d’une source” e “Les jeux d’eau à la ville d’Este” per concludersi con una magistrale esecuzione de “La Valse” di Maurice Ravel, autentico capolavoro del Novecento. Partendo dall’idea originaria di dedicare un balletto a Johann Strauss e al valzer viennese, Ravel terminò “La Valse” nel 1920, all’indomani della Prima Guerra Mondiale, su commissione di Diaghilev, impresario dei “Ballets Russes”, il quale però rifiutò il brano giudicandolo “poco coreografico”. La difficilissima trascrizione pianistica, vero banco di prova per qualsiasi esecutore, evidenzia ancor di più un senso di angoscia che cresce a mo’ di valanga fino al drammatico finale: se nelle intenzioni “La Valse” voleva essere l’apoteosi del valzer viennese, le sue sonorità più macabre che festanti segnano piuttosto la morte del valzer stesso, il definitivo tramonto di un’epoca. Manco a dirlo, Albanese ha cesellato una “Valse” travolgente, che trova la sua ragion d’essere nei chiaroscuri per giungere a una conclusione spettacolare. IL CARTELLONE DI NOVEMBRE La 44° Stagione della Camerata Musicale Salentina si protrarrà fino a maggio con un caleidoscopico Cartellone formato da ben 19 spettacoli. E di certo ce n’è per tutti i gusti. La programmazione di novembre terminerà il 27 con un cambio di rotta nel segno della musica pop d’autore: l’Orchestra della Magna Grecia tornerà a Lecce in compagnia di Enrico Ruggeri e Karima, giovane talento vocale premiato dalla critica giornalistica durante l’edizione 2006 dello show televisivo “Amici” di Maria De Filippi.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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