Altri centenari I

Cent'anni fa, un musicista del futuro

Il 2013 non è stato solo l’anno dei bicentenari di Verdi e Wagner. Il 22 novembre di cent’anni fa nasceva a Lowestoft, in Inghilterra, Benjamin Britten. Alieno a certe mode musicali coeve, cominciò a comporre precocissimo ed ebbe una carriera prolifica, da musicista d’altri tempi. Morì nel 1976, lasciando tonnellate di spartiti. “Vi giuro che verrà il tempo di Britten”, disse di lui il violoncellista Rostropovich. Fra le altre cose (tante) mise in musica storie che spaziavano dal foklore americano ai poeti conterranei del ‘700, passando per Herman Melville e Thomas Mann. Scrisse musica per santi e per bambini, per gli invalidi (come il pianista Paul Wittgenstein, che aveva perso un braccio in guerra e commissionava pezzi per mano sinistra sola) e per i defunti, in particolare per le vittime di guerra (da pacifista integralista qual era, fautore della resistenza passiva perfino di fronte a Hitler). Negli anni ’30, lavorando al fianco di pionieri del documentarismo inglese come John Grierson e il carioca giramondo Alberto Cavalcanti, complice l’amico W. H. Auden, con cui poi litigò (i grandi musicisti non sempre hanno bisogno di grandi poeti), trovò pure il tempo, con questa epopea di un treno postale notturno, di inventare la musica rap.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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