Di corsa contro la violenza sulle donne

Racale Si svolgerà oggi una corsa/camminata tra le vie del paese, si partirà alle 9 dai Giardini del Sole.

Di Simona Palese Foto di Roberto Corvaglia Racale Anche un gesto semplice come percorrere le vie del paese, magari con una maglia rosa – solitamente simbolo di vittoria ciclistica o di nascita femminile – può diventare importante se ha l’obiettivo di sollecitare una riflessione più profonda. La maratona non competitiva si svolgerà questa mattina, con partenza alle 9 dai Giardini del Sole. A chi parteciperà verrà consegnata una maglietta che servirà a tingere di rosa le vie del paese. “Con semplicità ciascuno potrà testimoniare il proprio no alla violenza contro le donne. È un modo per incoraggiare la difesa dei diritti di tutte, anche attraverso la rete e la collaborazione tra associazioni che si sta creando sul territorio” spiega Maria Rita Vergari, assessore alle Pari opportunità. Tra gli ospiti anche Maria Luisa Toto, presidente del Centro Antiviolenza leccese “Renata Fonte”. “Rafforzare la presenza e l’attività dei Centri antiviolenza sul territorio è un passo fondamentale se si vuole dare un supporto concreto alle donne vittime di violenza”, ci dice il sindaco Donato Metallo “oltre che per testimoniare il lavoro delle associazioni e delle istituzioni su questo tema centrale per il paese. Auspico e mi aspetto una forte partecipazione maschile alla giornata, segno dell’imprescindibile trasversalità dell’impegno”.

La passeggiata in rosa si svolgerà a ridosso del 25 novembre, designata dall’ONU come Giornata internazionale contro la violenza sulle donne. Una giornata che vede crescere l’attenzione e la partecipazione anno dopo anno, anche grazie a una crescente consapevolezza e al lavoro svolto da alcune associazioni intorno al fenomeno del Femminicidio. L’escalation degli ultimi anni delle morti di donne per mano di uomini è impressionante. Basti pensare che siamo passati dagli 84 casi di femminicidio del 2005 ai 124 nel 2012. E ad oggi siamo già a 68 casi nel solo primo semestre 2013 (elaborazione su dati ISTAT e “Casa delle Donne per non subire violenza”). Purtroppo il problema viene ancora trattato come una questione di ordine pubblico, o peggio ancora attraverso interventi di tipo emergenziale. Si invocano le task force e si pensa di risolvere tutto con decreti che mettono nello stesso calderone la violenza di genere e il furto di rame. Siamo drammaticamente lontani da interventi politici, legislativi e culturali che considerino la questione con un approccio più organico. Ad esempio partendo dall’educazione sentimentale nelle scuole, che punti al ribaltamento dell’antichissimo archetipo che vede la donna come oggetto di potere, semplice procreatrice della vita. Un modello che a parole ci sembra lontanissimo, ma che risulta purtroppo perfettamente incarnato nel dettaglio dell’analisi dei femminicidi, che ci dice che il 50% degli omicidi sono legati a casi di separazione o gelosia, e vengono commessi in ambito familiare. Segno che quel falso “troppo amore”, quel “senso del possesso” di cui parla anche Battiato è tutt’altro che pre-alessandrino, ma piuttosto attualissimo. Un passo, seppur in evidente ritardo, è stato fatto con la ratifica della Convenzione europea di Istanbul lo scorso giugno. La strada da percorrere è ancora tanta. Ma se si percorre insieme, come fanno a Racale domenica riempiendo le vie del paese, è un po’ meno in salita per tutti e tutte.

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