Dall’Hip Hop al #socialrap

//L'INTERVISTA. La storia di due fratelli creatori di un’etichetta discografica indipendente che ribadiscono: ‘Taranto non è solo acciaio’

Di Carla Falcone //L'INTERVISTA. Il sogno della musica alternativa. Taranto Massive è un’etichetta indipendente lanciata e votata fortemente nel social, l’ultimo esperimento lanciato quello del #socialrap. Comunicare con i ragazzi tramite il web e contemporaneamente scrivere le canzoni. Il rap allo stato puro, l’esempio che anche a Taranto si può vivere di musica. Abbiamo incontrato Daniele e Giuseppe Bortone, i due fratelli ideatori di questa etichetta discografica. Quali sono gli argomenti più trattati nel social rap? La filosofia del #SocialRap è quella di ricevere il maggior numero di spunti possibili da più persone possibili. Nascendo sul web è chiaro che il bacino d’utenza è potenzialmente enorme, così come la varietà degli argomenti proposti. Si và da alcuni classici come i temi sportivi alle problematiche sociali serie; dalle serie tv alle difficoltà giovanili passando per la cronaca, l’attualità e argomenti più introspettivi. Avete affrontato argomenti pesanti come Tap nelle vostre canzoni, un nuovo modo di comunicare tramite il social rap per i ragazzi? sono attenti all'attualità? Il collegamento è immediato e alla base c’è il doppio significato della parola “social”; il progetto vuole esserlo sia come i media da cui partono le canzoni, sia come spunti per trattare tematiche scottanti, attuali e che interessano un po’ tutti. In occasione del primo pezzo, comprai anche i quotidiani per poter attingere alcuni temi più seri, pensando che dal web ne sarebbero arrivati solo di frivoli. In realtà sono stato smentito perché in tutti e quattro i #SocialRap c’è stata una grande ricchezza di contenuti, grande attenzione a temi “caldi”, il che è stato uno stimolo ed un divertimento. Parlare di disoccupazione e snai nella stessa strofa è molto stimolante. L’obiettivo è più facile anche grazie al mezzo di comunicazione scelto: il rap da sempre è caratterizzato dall’uso di linguaggi e temi forti. La sua forza risiede anche in questo perciò si sposa benissimo con il mio intento. Quanti siete a condividere questo progetto? #SocialRap parte sostanzialmente da me, Bleedz, ma ingloba anche i progetti di cui fa parte mio fratello, Plei. In particolare Taranto Massive, la nostra etichetta discografica indipendente. Tramite i canali miei, di mio fratello e di Taranto Massive, raccogliamo gli spunti degli utenti e poi mi occupo di scrivere, registrare e pubblicare le canzoni. Nel secondo #SocialRap ho coinvolto mio fratello ancora più concretamente dato che ha realizzato la base su cui ho creato la canzone; nel terzo invece era presente Gaston, rapper salentino con cui ho già collaborato varie volte in passato e con cui condivido i palchi e, tra l’altro, fa parte della nostra etichetta. #SocialRap però è un “lavoro di gruppo”: se non ci fosse la gente che segue l’iniziativa e partecipa attivamente, non esisterebbe neanche il #SocialRap. Tante le produzioni, quanto ha influito la città su queste? Il contesto da cui veniamo è una caratteristica imprescindibile della nostra musica. Senza di esso, faremmo cose completamente diverse, probabilmente. Per quanto ci riguarda, le nostre produzioni sono frutto del nostro vissuto, molto naturale e simile a migliaia di altre persone. Le nostre radici sono una specie di tatuaggio che portiamo sempre con noi; l’odore ti resta attaccato addosso, non puoi scrollartelo e non vogliamo farlo. Ci piace anche l’idea che il nostro suono sia riconducibile alla città natale, che in parte lo rispecchi. Taranto e la sua provincia danno una quantità infinita di spunti e ci viene naturale trasformali in musica. Ci proviamo. In molti pezzi da voi prodotti si parla molto di provincia e veleni, sta diventando purtroppo un binomio? Riprendendo il discorso precedente, Taranto è una città che offre molti spunti, nel bene e nel male. Nell’hip hop il contesto in cui cresci è di fondamentale importanza, così come lo è stato per noi ed è automatico inserirlo nella nostra musica. Siamo cresciuti nella provincia (San Giorgio Jonico precisamente) ed è ormai risaputo anche a livello nazionale che la nostra terra è fortemente influenzata dall’industria, così come dalla marina militare e decine di altri mali. Inserire questi temi nei nostri testi è un processo naturale; se ti guardi intorno vedi le ciminiere, non puoi non parlarne. C’è da dire però che vedi anche tanto altro; a Taranto c’è una grande produzione di cultura, oltre che di acciaio. Sono tantissimi i ragazzi che, in base alle proprie capacità ed attitudini, si cimentano nella cultura: dai gruppi attivisti impegnati nel sociale ai musicisti, passando per fotografi o scrittori, c’è un gran fermento. Questa città non è solo Ilva: è tanto altro. Qualche grossa major vi ha contattati? Nel novembre del 2012 ricevetti un’offerta da parte di un’etichetta discografica milanese. Fa sempre piacere scoprire che la tua musica incuriosisce qualcuno, specialmente se quel qualcuno è disposto ad investire soldi e tempo nel tuo progetto. Rifiutai perché credo fermamente nel progetto Taranto Massive che coltivo insieme a mio fratello. Pur avendo scelto di restare indipendenti ed autoprodotti, abbiamo raggiunto obiettivi che ci rendono orgogliosi del nostro percorso e della nostra musica. Stampiamo album, siamo attivi discograficamente parlando, in un anno abbiamo collezionato circa 150 serate, alcune delle quali con artisti del calibro di Public Enemy, Fabri Fibra, Club Dogo, solo per citarne alcuni. Se tornassi indietro farei la stessa scelta. La musica che produciamo è nostra al 100% e per noi è un motivo d’orgoglio impareggiabile.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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