Asmae Dachan: ‘Io, donna, italiana, siriana, musulmana, giornalista’

//L’INTERVISTA. Dal suo blog diffonde notizie, altrimenti censurate, sulla Siria. Punto di riferimento per i giornalisti occidentali, combatte con la penna

di Marilù Mastrogiovanni Asmae Dachan parla con tono pacato e fermo. Esprime concetti durissimi, parlando con una voce dolce, un sorriso accennato, lo sguardo liquido degli occhi bistrati di nero. Quando parla ti catapulta direttamente nell’orrore. Lei, da qui, dall’Italia, dove è nata 37 anni fa da genitori siriani, ogni giorno centellina pezzetti di un dramma di cui troppo poco si parla e che arrivano dal suo paese d’origine, diffondendoli sul suo blog personale. www.diariodisiria.wordpress.com, è fonte preziosissima per tutti i giornalisti occidentali. E’ in contatto quotidiano, attraverso la rete, con i blogger, i giornalisti, i cittadini che si oppongono al regime di Assad. L’abbiamo incontrata all’Università di Urbino, dove parlavamo, ciascuno per la propria esperienza, di che cosa significhi fare giornalismo d’inchiesta in zone di ‘frontiera’, ai margini della ‘grande informazione’, con mezzi vicini allo zero. Asmae Dashan fa la caporedattrice del mensile marchigiano ML – Mondo Lavoro ed freelance sulla Siria. Ha una laurea quadriennale in scienze islamiche, una laurea in Scienze della Comunicazione e una laurea magistrale in Editoria, Informazione e Sistemi documentari conseguita ad Urbino. Ha conseguito un master Sida in Sales and Marketing Management e pubblicato molti libri. Durante la premiazione

Indossa lo hijiab, il copricapo che indossano le donne musulmane praticanti e che lascia completamente scoperto il volto. Ha appena ritirato il premio “Universum donna”, conferitole dalla giuria internazionale presieduta dalla principessa Ranzie Mensah, per la sezione ‘giornalismo’ “quale riconoscimento per il suo lodevole ed instancabile impegno di giornalista e per la sua preziosa testimonianza nel campo culturale, sociale ed umanitario intesa all'esaltazione dei valori dell'amore, della solidarietà e della fratellanza tra le genti”. E’ stata nominata, a vita, ‘ambasciatrice di pace’, titolo conferitole dalla Università della Pace della Svizzera italiana. Ha dedicato il premio “al popolo siriano, che chiede la pace e la libertà, in particolare alle donne, che nonostante le difficoltà, le privazioni e la sofferenza, continuano a trasmettere amore e a promuovere la cultura della vita. E a tutti i colleghi giornalisti che si impegnano ogni giorno al servizio della verità, rischiando anche la propria vita”. Asmae, migliaia di morti, di cui 8000 bambini. Perché l'Occidente sembra essere così insensibile alla strage in atto in Siria? “L’insensibilità rispetto al dramma siriano è, purtroppo, un male comune all’Occidente, ma anche al resto del mondo, compresi i paesi arabi. Umanamente non si può trovare alcuna giustificazione al fatto che la comunità internazionale, dopo 31 mesi di violenze, oltre 110 mila morti, tra cui 8 mila bambini al di sotto dei dodici anni, 2 milioni di profughi nei paesi limitrofi e oltre 7 milioni di sfollati all’interno dei confini siriani, non abbia ancora trovato un accordo almeno per la creazione di una no fly zone e l’apertura di corridoi umanitari. Siamo di fronte ad un genocidio che, come conferma l’Onu, provoca almeno 5 mila nuove vittime al mese, a cui si aggiungono migliaia di feriti, mutilati, persone che si ammalano per la mancanza di nutrimento, cure mediche, servizi igienici. In città come Homs, dove l’assedio dura da quattordici mesi, la popolazione è ormai allo stremo. Ogni giorno si registra la morte di neonati per la mancanza di latte in polvere; le loro madri, per la malnutrizione e lo shock, non possono allattarli. Per tornare alla tua domanda: perché il mondo non fa a? Perché la Siria si trova in una posizione geopolitica di importanza fondamentale per gli equilibri strategici del mondo; basti pensare agli Stati con cui confina: Iraq, Turchia, Israele, Libano e Giordania. Qualunque cosa accada in Siria, ha necessariamente ripercussioni sulle alleanze e gli equilibri geopolitici mondiali… Ci sarebbe molto da dire, ma, ripeto, per me non esiste nessuna ragione valida per accettare lo stallo della diplomazia internazionale: voltarsi dall’altra parte mentre un popolo viene massacrato, significa diventare complici di questo crimine. È triste dirlo, ma trovo che ci siano molte analogie tra il genocidio siriano e quello che c’è stato in Bosnia…”. In che modo porti avanti la tua opera di informazione e sensibilizzazione in Italia? “Soprattutto attraverso la rete. Internet è uno strumento straordinario che permette di creare spazi di condivisione e interazione. Scrivo di Siria per diversi siti e ho creato anche il mio blog per raccontare quello che i media tradizionali non dicono: le vicende e le sofferenze umane della popolazione civile, le singole storie di bambini, donne, uomini colpiti dal conflitto. Con altri giovani italo-siriani, abbiamo creato un’associazione benefica, Onsur (Campagna Mondiale di Sostegno al popolo siriano), che ha già al suo attivo sei missioni umanitarie all’interno dei confini siriani.) In più abbiamo dato vita a diverse iniziative culturali, per raccontare il dramma siriano anche attraverso l’arte. Recentemente, abbiamo creato una mostra fotografica itinerante con scatti inviati direttamente da citizen reporter siriani, che documentano la realtà dei civili sotto i bombardamenti”. Il tuo essere donna e musulmana praticante, come indirizza la tua azione politica in Italia? “Voglio precisare che non faccio alcun tipo di attività politica: non mi interessa e decisamente non fa per me. Il mio è un impegno da giornalista e sul piano umanitario. L’essere donna forse mi dà quella sensibilità, quella capacità di entrare in empatia con gli altri, per cui, più che raccontare di battaglie e scontri sul campo, mi dedico a scrivere del dolore di genitori costretti a tumulare i figli, di bambini che si ammalano e muoiono per malattie solitamente curabili, ma che senza medicinali diventano fatali, della paura durante i bombardamenti, di scuole che diventano rifugi, di orfani scalzi, donne vittime di abusi, giovani torturati… Credo che raccontare questo aspetto del dramma che consegue alla guerra, sia particolarmente importante, perché restituisce ai lettori il volto umano e sofferente delle vittime e ci ricorda che esistono, che sono come noi, che amano, hanno paura, piangono e sperano come noi, che sono a sole 4 ore di volo da noi. Quanto alla religione sì, sono musulmana osservante. La fede mi dà la forza di andare avanti, anche quando il dolore diventa insopportabile. Mi spinge a pensare a quei bimbi come se fossero i miei figli e a giurare a me stessa ogni giorno che non posso abbandonarli alla loro solitudine”. Come viene percepito il tuo impegno dagli italiani e dai tuoi connazionali in Italia? “Gli italiani sono un popolo molto sensibile e generoso. C’è grande partecipazione quando organizziamo iniziative benefiche; ogni volta scatta la gara di solidarietà. Purtroppo la poca informazione in italiano sulla Siria e il fatto che molti media riprendano ancora le notizie diffuse dalle agenzie del regime, ha creato nell’opinione pubblica gran confusione. Per quanto riguarda i siriani, posso solo dirti che non c’è una sola famiglia in Italia che non abbia perso un parente, un amico, una casa… Siamo tutti direttamente colpiti da questo dramma”. Come riesci ad arrivare a notizie inedite per poi diffonderle? “Se non fosse per la rete, le uniche informazioni che giungerebbero dalla Siria sarebbero quelle del regime, che ha il controllo completo sui media ufficiali. Ai giornalisti stranieri viene negato il visto e i giornalisti che si dichiarano contro Assad vengono catturati e spesso uccisi. Dall’inizio della repressione in Siria, fuggendo alla censura del regime, in rete sono stati creati migliaia di siti, blog, pagine Facebook su cui ogni giorno, ad ogni ora, vengono caricati video, immagini, rapporti sulla situazione nelle diverse città e sui diversi quartieri colpiti dal conflitto. Il fatto di essere bilingue mi permette di accedere alle notizie direttamente, senza passare per le traduzioni e, ai fini della verifica delle fonti, mi ha consentito di istaurare legami personali con molti citizen journalist siriani, con cui sono quotidianamente in contatto, soprattutto su Skype”. Qual è il ruolo del citizen journalism nei paesi in guerra o sotto dittatura? “Come ho accennato prima, è un ruolo chiave. Senza il loro contributo non potremmo avere informazioni dalle città assediate, se non quando qualche giornalista professionista straniero riesce ad infiltrarsi clandestinamente. In Siria i citizen reporter stanno facendo un lavoro straordinario; oltre alle notizie, fanno arrivare al mondo video e foto e, si sa, l’impatto delle immagini è molto più forte di quello delle parole. Dall’inizio del conflitto sono oltre 200 gli operatori dell’informazione siriani e stranieri (giornalisti, citizen reporter, fotografi, cameraman ecc.) che sono stati uccisi mentre svolgevano il loro lavoro. È anche per onorare il loro sacrificio che dobbiamo continuare a parlare si Siria”. Le pubblicazioni di Asmae Dachan • AAVV “100 Mila poeti per il cambiamento Antologia 100 TPC Bologna primo movimento” – Qudu editore 2013 • AAVV “Lavoricidi” – Comunication Project Editore 2012 • AA.VV. Antologia dei poeti marchigiani “Il rifugio dell’aria” 2010, Progetto Cultura Edizioni • “Voci Nostre” Antologia di Poeti e di artisti marchigiani, (Sezione Silloge di poesie Dachan Asmae), Volume XXXVIII, 2010 • Dachan Asmae “Dal quaderno Blu” Romanzo, Libertà edizioni, Lucca, 2009 Finalista al Concorso Letterario Internazionale Penna d’Autore (Premiazione maggio 2010), vincitore Premio Speciale della Giuria • Dachan Asmae, Capasso Mariannia, Palmieri Vincenzo “Kazakistan”, Globe Research and Publishing – Roma, 2008 (Collana Guida Paese) • Dachan Asmae, Capasso Mariannia, Palmieri Vincenzo “Siria, Guida Paese” Globe Research and Publishing – Roma, 2008 • Dachan Asmae, Capasso Mariannia, Palmieri Vincenzo “ Syria, Country Profile” Globe Research and Publishing – Roma, 2008 • “Voci Nostre” Antologia di Poeti e di artisti marchigiani, (Sezione Poesia, Dachan Asmae), Volume XXXVII, 2008 Dachan Asmae “La Sicilia, la terra dove germoglia la pianta dell’onore” 02/10/2008, www.sintesidialettica.it

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