Dal traffico di droga al mantenimento dei latitanti. Ecco gli affari della Scu a Lecce

Lecce. Davide Vadacca teneva le redini dell'organizzazione, arrestato mentre era in vacanza a Pompei. Tra gli affari della banda il mantenimento dei latitanti

Lecce. La Squadra mobile mette fine al lucroso commercio dei quattro arrestati sta mattina. Si tratta di: Davide Vadacca, 31 anni di Lecce; Alessio Bellanova, 31 anni di Campi Salentina ma residente nel capoluogo, Luca Dattis di Lecce, l'ultimo nome è di Salvatore Notarnicola 31 anni di Torchiarolo. I quattro sono affiliati alla Scu della frangia il cui capo è Roberto Nisi, di cui avevano favorito la latitanza finanziandolo, dal 24 gennaio al 12 maggio 2012, giorno dell’arresto dello stesso, avvenuto presso la stazione di Roma Termini. Vadacca, invece, è stato arrestato a Pompei, dove si trovava per una breve vacanza, a lui spettavano le funzioni di organizzatore sul territorio, operava principalmente nei territori di Lecce e paesi limitrofi, nello specifico settore del traffico di sostanze stupefacenti, del mantenimento dei detenuti e dei latitanti, mantenendo sempre stretti collegamenti con Roberto Nisi finchè è stato latitante. L’operazione di oggi è matura nell’ambito di un procedimento penale avviato alcuni giorni prima dell’esecuzione di 49 ordinanze di custodia cautelare in carcere, nell’ambito “operazione cinemastore”, del 24 gennaio 2012, ed i fatti contestati vanno dal gennaio 2012 all’ottobre del 2013. Questa la lunga scia di sangue dell'ultimo scorcio d'anno seguita attentamente dalla polizia. Tutto è cominciato il 30 ottobre 2012 quando Davide Vadacca fu raggiunto da alcuni colpi d'arma in una stazione di servizio mentre si trovava con Alessio Bellanova. Da li un crescendo. La sera del 19 maggio 2013 a Torchiarolo ignoti esplodevano alcuni colpi di fucile calibro 12 all’indirizzo dell’abitazione del padre di Salvatore Notarnicola e durante la stessa sera altri colpi di fucile dello stesso calibro venivano esplosi contro l’abitazione della convivente dell'uomo. Ed ancora, la sera del 20 agosto 2013 altri colpi d'arma da fuoco sempre a Torchiarolo in via Reno, sempre a casa di Notarnicola. Il successivo 5 settembre alcuni colpi di fucile invece venivano esplosi sulla Renault Clio in possesso della sua convivente. Il 12 settembre 2013 nei pressi del cimitero di Lecce, della Basilica di San Domenico Savio e della Parrocchia di Santa Maria dell’Idria, proprio nei pressi dell’abitazione di Alessio Bellanova, sottoposto agli arresti domiciliari, furono affissi manifesti funebri che annunciavano la morte di Davide Vadacca e lo sbeffeggiavano definendolo “ lurdu e infame”. La lunga scia è continuata il 27 settembre. Tre colpi di fucile calibro 12 venivano esplosi all’indirizzo del portone del condominio di Piazzale Siena in cui risiede la suocera di Davide Vadacca. Da ultimo, il 10 ottobre scorso diversi colpi di arma da fuoco venivano esplosi contro Alessio Bellanova, che veniva ferito e ricoverato presso il Vito Fazzi. Questa mattina l'epilogo con gli arresti nell'operazione Reset. Un plauso per l’operazione svolta dalla Questura arriva dal presidente della Provincia di Lecce Antonio Gabellone. “All’ultima pericolosa escalation di episodi criminali, scrive Gabellone, in città le forze dell’ordine hanno risposto come sempre con professionalità, rigore, tempismo e velocità operativa. A 24 ore dall’operazione che ha visto impegnati i nostri Carabinieri nel Nord Salento registriamo con la medesima soddisfazione e il sollievo dovuto alla gravità degli ultimi preoccupanti episodi l’operazione messa a segno dalla Squadra Mobile della Questura di Lecce, brillantemente condotta dal Questore Vincenzo Carella. Sparatorie, tentati omicidi, affari con la droga: gli ultimi arresti messi a segno in queste ore restituiscono un quadro di una criminalità che a fatica ma pur sempre pericolosamente tenta di riorganizzarsi e ristrutturarsi in gruppi, ferita sul nascere dall’azione delle nostre forze dell’ordine. Occorre continuare su questa strada: tenere costantemente alta la guardia e operare nel segno della legalità, con l’esempio che deve essere dato dalle stesse istituzioni, per impedire che questi focolai di illegalità diventino qualcosa di più importante e esteso. E il lavoro odierno degli uomini della Squadra Mobile della Questura leccese si muove rassicurante in questa direzione”.

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