Quale futuro per il Politecnico a Taranto?

Taranto. Un docente del Politecnico di Bari scrive al Sindaco Stefàno chiedendo un progetto strategico di cambiamento e di rilancio logistico-strutturale-formativo

Sig. Sindaco di Taranto dott. Ippazio Stefàno, mi permetto di scrivere a Lei, ma intendo comunicare anche con altre Autorità e, magari, con cittadini e studenti che siano, o non, convenuti a Taranto nella sede della 2° Facoltà di Ingegneria , in occasione dell’insediamento del nuovo Rettore del Politecnico di Bari Prof. Ing. Eugenio Di Sciascio, l’1/10 u.s. Sono lieto di averLa incontrata in quella cerimonia, in cui ha affermato il Suo interesse e l’impegno a collaborare per sostenere il lavoro del nuovo Rettore e dei docenti di Taranto e lo ha fatto, ricordo, perché compiaciuto ed onorato proprio della “presenza” del Politecnico a Taranto, riconoscendone il peculiare valore culturale e sociale per la città. A sua volta il neo Rettore ha rivendicato il legame indissolubile tra le sedi di Bari e Taranto, questa sempre considerata non sede “distaccata” ma sede territoriale. Con Lei, nell’occasione, anche altre Autorità intervenute sembravano all’unisono auspicare che il Politecnico a Taranto potesse condizionare in positivo la sostenibilità del sistema ambiente-grande industria, esaltandone la presenza utile. A mio giudizio, però, l’auspicio oltre che agli attuali problemi ambientali, si limitava alla……“speranza” che il nuovo Rettore (giovane, capace, determinato e, sicuramente, fattivo!) sia oggi in grado di rinverdire i fasti di una Facoltà in 20 anni cresciuta dagli iniziali 2 a ben 11 corsi di laurea (a largo spettro) nel 2006 per merito, abilità e abnegazione di Presidi, Docenti e personale. Purtroppo invece la Facoltà, ridimensionata dalle recenti leggi restrittive e i mancati interventi di sostegno da parte delle Amministrazioni locali, perdurando le gravi carenze di strutture di ricerca, di mezzi economici e strumentali, di cattedre e di posti di ricercatori, si è trovata nell’impossibilità di mantenere, con quei pochi docenti disponibili, l’oneroso carico didattico anche diversificato ed ha rischiato negli ultimi anni la chiusura. Gli studenti lo sanno bene. Ma se n’era accorta la classe dirigente di Taranto? Nel mio intervento ho cercato – forse non in modo efficace – di ricordare l’importanza epocale dell’istituzione Politecnico, il più grande evento scientifico-culturale di fine secolo in Puglia e a Taranto (anche per merito del Vs. On. Amalfitano). Istituzione voluta realizzata e portata a livelli di eccellenza soltanto da noi docenti, mossi dall’esigenza di offrire ai giovani in Puglia una formazione qualificata da “ingegneri” o “architetti”, professionisti prestigiosi e imprescindibili nella società del 2000 (e nel Sud in particolare), società sempre più condizionata in tutti i suoi settori vitali, dalla cultura tecnica e dai tecnici. Ma per non fare il guastafeste, nel clima generale di “speranza”, ho dovuto tacere (e forse me ne pento) sui tanti aspetti negativi conseguenti al “peccato originale” del frettoloso e sbagliato insediamento (nel ’91) del Politecnico nel Quartiere Paolo VI, piuttosto che nel centro della città! Dopo oltre 20 anni ho dovuto riverificare a Taranto una realtà sconcertante, per me che dal ’94 al ’97 curai come 2° Rettore questa sede già precaria – accettata suo malgrado dal 1° Rettore prof. Alto, pur di poter avviare un corso universitario attesissimo dalle Autorità locali – sede incompleta (per più di metà a rustico) in un ambiente isolato e inospitale, così decentrata e logisticamente e strutturalmente inadatta, di modeste caratteristiche funzionali e distributive (che squallore l’”Aula Magna”!) con ambienti inutili e in degrado (palestra), sicuramente quanto di peggio per attrarre, sedurre e impegnare, in studi severi, i giovani tarantini e, ancor più (per un’intera giornata) quelli della Provincia, ignorandone le esigenze, così come i bisogni dei docenti e ricercatori (giocoforza pendolari a proprie spese) senza trasporti e servizi ormai pretesi da tutti! Mi spiace rilevare che non c’è in Italia (e tanto meno all’estero) una sede così squallida per una Facoltà di Ingegneria, costretta persino ad utilizzare poche stanze, in coabitazione con altra Facoltà universitaria, per gli Studi dipartimentali in Via De Gasperi, a 3-400 metri dalla sede didattica, in un edificio già destinato interamente al Politecnico e poi negato dalla Provincia! Alcuni degli elementi di forte disagio, oggi purtroppo ancora sentito, ma molto sofferto nei primi 10 anni (finalmente il Comune completò – il 2000 – la zona grandi Aule e laboratori), emergono evidenti dalle reiterate proteste di Presidi e Rettori, dai resoconti giornalistici dell’epoca e dalle tante inutili riunioni con il Consorzio Ionico e le Autorità di ogni tipo, Partiti politici e Sindacati, riunioni ripetute periodicamente raccogliendo ogni anno i pochi milioni di lire per borse di studio, ma anche molte promesse e parole…..parole….com’è d’uso in “politica”. Non è nostra congettura ma sono i fatti che dimostrano che Taranto (il triplo di Pisa) non ha mai tentato di diventare “città universitaria” (come, forse, è riuscita Foggia) né di entusiasmarsi per il “regalo” ricevuto dal Politecnico nel 1990 – la 1^ Facoltà universitaria a Taranto – e, ancor meno, di irrobustire “l’investimento“ (era una scommessa?) fatto a Taranto, assolutamente vitale (lo dicevano tutti) per il territorio. Non mi risulta infatti che la grande città della “Magna Grecia” negli ultimi decenni, nei suoi piani urbanistici, abbia previsto l’esigenza di un “campus” universitario come se ne ammirano tanti, specie all’estero, valorizzandone ed esaltandone il ruolo, capace anche di minimizzare gli oneri di gestione, mantenimento e servizi delle Istituzioni universitarie. Purtroppo solo Rettori e Presidi creativi anche a Taranto com’è avvenuto a Bari, sono stati costretti per loro iniziativa e non senza grandi difficoltà, a chiedere, ottenere o direttamente acquisire edifici di varia natura, spesso da ristrutturare onerosamente. Chi non ricorda, dopo il Politecnico (fuori città) la diaspora in vari quartieri (anche a Tamburi e Paolo VI) di Scienze Ambientali, Materie Letterarie, Scienze della formazione, Giurisprudenza, Economia, fino all’acquisto da parte del Comune (6 miliardi di lire) della Scuola Edile? Si dimenticano anche la ex “Rossarol” ed altri edifici di Taranto vecchia? Io sono un “sognatore” e nonostante l’età continuo, secondo il consiglio del nostro grande Papa, a non farmi rubare “la speranza” che è una virtù teologale. E’ il momento di realizzare un grande sogno per il Politecnico a Taranto! Lei, Sig. Sindaco, che ha a cuore la Sua città, perché non lo fa Suo? Nonostante i venti di crisi e di negatività anzi partendo, come nel triste dopoguerra, da tali condizioni, ritengo sia il momento dopo 25 anni, di rilanciare l’idea e i valori per cui (anche allora con fatica) noi docenti – purtroppo soltanto noi – abbiamo fatto nascere con entusiasmo e con successo questo Politecnico, unica realtà universitaria specialistica nel Centro-sud a 1000 Km da Torino e Milano! E’ ben noto agli economisti ed ai politici illuminati che la conservazione e lo “status quo” rappresenta una stabilità fragile, incapace di cogliere la necessità del cambiamento: il destino è il collasso! E ciò che rischia oggi il Politecnico a Taranto. Sig. Sindaco, vorrei che per un giorno (anche solo una notte), dimenticando i quotidiani lacci e lacciuoli del suo lavoro, si unisse ai miei sogni per guardare al futuro del Politecnico nella Sua città. E’ imprescindibile e urgente un “Progetto strategico di rilancio del Politecnico che consideri essenziale e determinante il suo insediamento nel centro cittadino, in un contesto urbano, sociale e culturale. Lo spostamento della Base Navale sul Mar Grande (dove sono finiti i 250 miliardi dell’Accordo di Programma con Palazzo Chigi del ’93?) poteva consentire già allora l’acquisizione al Politecnico della Caserma Mezzacapo (è ancora fattibile?) ovvero altra ubicazione nei pressi dell’Arsenale. La esorto, Sig. Sindaco, come uomo d’azione, se riesce a convincersi di poter almeno provare a realizzare il sogno, a convocare subito il Rettore e, magari, qualche “esperto” dei Ministeri e/o Comunità Europea, per impostare questo “Progetto strategico” con le adeguate risorse finanziarie. La Regione Puglia, la classe dirigente, gli Ordini professionali e gli stessi cittadini di Taranto la seguiranno entusiasti se si rendono conto che è il momento di guardare al futuro in grande (“dei remi facemmo ali” è il motto del Politecnico) con un progetto originale, ambizioso, completo, con ampie risorse ricavate dalle notevoli disponibilità finanziarie dei programmi della Comunità Europea (spesso disattesi o mal spesi), Banca mondiale, Regione o Fondazioni e/o risorse da investitori esteri, utilizzando cioè ogni strumento utile. E’ sicuro che altre Istituzioni italiane e/o Europee sono riusciti a tanto, perché noi no? L’Ingegneria a Taranto ha bisogno di cattedre per decine di docenti e ricercatori (devono essere “residenti”!) oltre che di logistica adeguata e laboratori specialistici per una formazione ad ampio spettro richiesta dalla realtà industriale del territorio, con modelli didattici che includano e-learning, sale di studio multimediali e mediateche per tener conto che, con internet e face book, gli studenti sono cambiati anch’essi. Ma per fare una città universitaria occorre anche provvedere a collegi, alloggi e mense e servizi ambientali appropriati per ospitare i tanti allievi non residenti, esterni e …”visit professor”. Sono esigenze ovvie se si considera (basandoci sulle statistiche degli iscritti) che Taranto è in forte concorrenza con le più organizzate Facoltà d’Ingegneria di Bari, di Catanzaro, Cosenza, Matera , Potenza e di Lecce/Brindisi. La creazione di strutture e facilitazioni logistico-residenziali nonchè una formazione specialistica moderna (teledidattica, corsi in lingue, summer school, ecc.) può e deve costituire caratteristiche attrattive nella vasta area orientale del Mediterraneo, acquisendo almeno il 25/30 % di allievi stranieri e suscitando interessi d’ogni tipo, industriali e culturali specialistici. Negli anni ’90 il Politecnico curò con successo Corsi in teledidattica per decine di dipendenti dell’ex Italsider. Perché non soddisfare la sicura richiesta di istruzione universitaria, anche con modalità e-learning, di forse centinaia di dipendenti e tecnici delle grandi e medie Imprese del territorio e, ancor più, delle tante pubbliche amministrazioni (Comuni, Consorzi ed Enti vari) ben sapendo che il loro titolo di studio è mediamente basso? La cultura (oggi anche tecnologica) attrae i giovani, crea interscambi, innovazione, posti di lavoro, progresso e benessere. Sono convinto di essere un sognatore e vorrei che anche Lei, primo cittadino, insieme agli Ordini professionali e agli industriali più creativi di Taranto, lo fossero, coltivando con me la possibile realizzazione di un sogno “alla grande” per la città della “Magna Grecia”, come “Polo” di cultura tecnica e di ricerca specialistica. Poiché è noto che soltanto i grandi progetti sono ben considerati e finanziati non dev’essere utopia, nel grande Progetto strategico da me auspicato, ipotizzare persino un “Politecnico del Sud”, cioè una grande realtà universitaria specialistica che raccordi le sedi di Foggia, Bari, Taranto senza escludere le eccellenti Facoltà di Brindisi e Lecce e forse Matera. Peraltro proprio la recente programmazione dell’Università (2013-2015) del Ministro Carrozza autorizza federazioni di Università e/o fusioni di Atenei, corsi in lingua straniera, ecc. Bisogna credere fermamente che la vita, l’economia, la conoscenza, l’innovazione, la crescita civile e il progresso dell’umanità sono frutto del mutamento provocato attraverso la volontà, la capacità, lo spirito di imprenditorialità degli uomini, anche di pochi che – come sosteneva a Taranto il Vs. Arcivescovo Mons. Santoro – siano in grado di portare avanti le idee (che non camminano da sole) e, con costanza, pazienza e sapienza, farle diventare realtà. Con i più cordiali saluti e l’augurio più sentito di …..non accontentarsi dell’orizzonte ma di saper guardare oltre, al futuro! Prof. Ing. Umberto RUGGIERO

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