Petruzzelli: Mariella Devia, signora del belcanto

Bari. Autentico trionfo per Mariella Devia, soprano di fama internazionale, protagonista di uno strepitoso recital per la Stagione Sinfonica del Teatro Petruzzelli

di Fernando Greco. Un’intatta freschezza E’ indubbio che la voce della signora Devia, dopo più di trent’anni di onorata carriera vissuta sui palcoscenici di tutto il mondo, continui a stupire l’ascoltatore per l’intatta freschezza e la completa assenza di quei problemi di fiato e di intonazione che di solito fanno capolino con il trascorrere del tempo. Premesso che la longevità vocale dipenda molto dalla tecnica individuale e dalle scelte di repertorio, va notato come il percorso artistico della Devia l’abbia condotta nel corso degli anni verso titoli sempre più squisitamente lirici, preferendo vieppiù il lirismo d’agilità rispetto alle peripezie dei primordi legate a una vocalità più leggera, vedi “Lakmé” o “Regina della Notte”. Dopo aver legato il suo nome, negli anni Novanta, al ruolo di “Lucia di Lammermoor”, forse il traguardo più alto della sua carriera, il soprano ha abbandonato definitivamente i panni di Lucia per volgere ad altri debutti di successo, come la recente “Norma” di Bellini interpretata a Bologna durante la scorsa primavera. Il tutto supportato da una voce che nel tempo si è arricchita in solidità e colore, senza mai perdere quella sicurezza che da sempre la contraddistingue. E ciò le consente di affrontare ancora oggi in maniera impavida le insidie del Belcanto belliniano e donizettiano, ovvero un repertorio che non fa sconti a nessuno e non consente cedimenti. Il rovescio della medaglia di tanta infallibilità sarebbe da intravedere in una certa freddezza drammaturgica che talora viene attribuita alla Devia da parte di alcuni critici, limite che di certo non si è ravvisato a Bari, dove, complice il calore del pubblico, ha prevalso la bellezza del canto. Il Programma Il primo tempo del recital barese è stato dedicato ai prediletti Bellini e Donizetti. Nell’umbratile lamento di Giulietta (da “I Capuleti e i Montecchi” di Bellini) e nella celeberrima “Casta diva” (da “Norma” di Bellini) l’interprete ha sfoderato fiati formidabili, dosati alla perfezione per dar senso alla proverbiale “lunghezza” melodica belliniana. Tra i due brani, la cantante ha eseguito “Al dolce guidami”, momento finale dell’”Anna Bolena” di Donizetti, preceduto da un meraviglioso recitativo affrontato con il giusto piglio drammatico. Evitata la spericolata cabaletta “Coppia iniqua”, la Devia ha invece eseguito la cabaletta posta dopo “Casta diva” (“Ah bello a me ritorna”) regalando un meraviglioso da capo con deliziose variazioni, vera ghiottoneria per ogni melomane. Il secondo tempo del concerto è iniziato nel segno di Giuseppe Verdi: ancora un’oasi melodica (“Non so le tetre immagini” da “Il corsaro”) e un’infiammata cabaletta (“Non fu sogno” da “I Lombardi”) per il tripudio degli ascoltatori. L’ultima parte del programma era dedicata al tardo Ottocento francese con il brano “Adieu, notre petite table” tratto dalla “Manon” di Massenet e il famoso valzer di Giulietta “Je veux vivre” di Gounod. Mentre quest’ultimo è stato eseguito in modo sfavillante come ci si aspettava, il brano della “Manon”, privo di particolari virtuosismi tecnici e tutto giocato su quell’implosione del dolore tipica della scrittura di Massenet, è risultato meno efficace: forse, tenuto conto dello stile della Devia, sarebbe stato meglio eseguire la gavotta iniziale della stessa opera, nonché “Dit-moi que je suis belle”, brano tratto dalla “Thais” dello stesso Massenet, opera di cui l’orchestra ha eseguito la Méditation. A tal proposito bisogna dire che, nonostante l’attività ginnica del direttore Alain Guingal, l’Orchestra del Petruzzelli, oltre ad alcuni momenti sinfonici non particolarmente entusiasmanti (le ouvertures de “L’italiana in Algeri” di Rossini, di “Norma” e della verdiana “Forza del destino”), spesso si rivelava non ben coordinata con il canto, dando in ultima analisi l’impressione di aver scarsamente provato con la solista. Davanti a un pubblico in delirio, Mariella Devia ha regalato due bis: “Quando men vo”, il valzer di Musetta tratto da “La Bohème” di Puccini, e poi ancora Verdi con “Addio del passato” de “La Traviata”. Il canto tornerà al Petruzzelli con il “Falstaff” di Giuseppe Verdi, ultima opera in cartellone per la Stagione Lirica 2012 – 2013 (20 novembre) e il recital del celebre baritono Leo Nucci che concluderà la Stagione Sinfonica (30 novembre).

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