La Dea del Papavero nei modi di dire salentini/2

La Dea del Papavero, un legame storico molto forte con il Salento

Di Tania Pagliara Molti sono i modi di dire salentini che derivano dal papavero, ma hanno un significato specifico, tramandando l’esistenza dell’antica dea del papavero, della quale troviamo testimonianze archeologiche nella Daunia e nella civiltà minoica. Analizziamone insieme qualcuno: -M’aggiu mpapagnatu! -Lassa cu ria la Papagna! -Mo ci cala la Papagna se ndurmisce! -Su rimastu babatu! -Nu stare babatu! M’aggiu mpapagnatu letteralmente significa “mi sono addormentato all’improvviso”, “ho avuto un colpo di sonno”, ma viene detto come se qualcosa scoppiasse all’improvviso, proprio come quando Hipnos, dio greco del sonno, del papavero e dell’ipnosi, schioccava la sua verga. Nel nostro caso il colpo è dato da Papagna, vista come una vera e propria divinità assimilabile ad Hipnos. Lassa cu ria la papagna vuol dire, tradotto ad litteram, “aspetta che arrivi il sonno”. Viene detto spesso quando i bambini giocano fino a sera tardi e non vogliono andare a letto, allora si consiglia di aspettare che giunga la Papagna, cioè il sonno, l’entità del sonno . Mo ci cala la papagna se ndurmisce, vuol dire “quando verrà invasato dalla Papagna si addormenterà”. Hipnos, copia romana, con in mano la verga ed il papavero In tutte queste espressioni ed altre simili “papagna” non viene usato come termine di ‘sonnifero’ ma di ‘sonno’, dell’entità del sonno, che viene vista al femminile. D’altronde ne avevamo già discusso abbondantemente sul fatto che le divinità nascono spesso dall’uso di una sostanza psicoattiva. In Salento non abbiamo purtroppo ancora trovato testimonianze archeologiche della dea del papavero, come in daunia (nord Puglia, Foggia, Gargano), ma l’esistenza della dea del papavero la percepiamo in questi modi di dire ancora usati nel linguaggio parlato. Il termine babare è molto più difficile da tradurre, per quello che esprime è inconfutabile che derivi da babafaru, uno dei modi salentini per chiamare il papavero. Viene usato in espressioni tipo t’ha babatu, che vuol dire “ti sei incantato, ipnotizzato”?. Oppure si usa in espressioni su rimastu babbatu, ma fattu babbare, per indicare uno stato più dello stupore, della meraviglia, come quando si guarda un’opera d’arte, uno stato alterato simile all’ipnosi, alla trance, al sogno ad occhi aperti. L’ipnosi, il sogno ad occhi aperti, erano tutti poteri del dio greco Hipnos, il dio del sonno e del papavero, al quale è assimilabile la nostra antica dea della papagna. Hipnos è un titano, appartiene alle divinità della civiltà preellenica, assimilata nel panteon greco. Era fratello gemello di Tanato, dio della morte. Ma che legame c’era tra la nostra dea del papavero e la divinità della morte? In un sigillo minoico troviamo la dea del papavero seduta sotto una vite ed un’altra figura con la doppia ascia, immagine interpetrata da molti, me compresa, con l’identificazione della dea del papavero come portatrice di vita e di morte e divinità delle sostanze alcoliche. D’altronde intra lu mieru c’è la papagna – “il vino concilia il sonno”! Da questi elementi si presume che anche la nostra Papagna doveva essere come la potnia minoica del papavero. Anche Hipnos e Tanato dovevano derivare dallo stesso culto visto che nel mito di Sisifo, quest’ultimo riesce ad imbrogliare la morte Tanato perché non regge il vino. Sisifo, dio re pelasgico, ridimensionato nelle leggende greche come re imbroglione, ubriacò Tanato e lo legò, come a voler tramandare un non riconoscere, da parte dei popoli pelasgici, in Tanato il dio della morte perché non era più la divinità delle sostanze alcoliche.

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!