La sanità 2.0 approda alla fiera del Levante

Bari. Stanno radicalmente cambiando i rapporti fra operatori sanitari e pazienti. Se ne discute nel padiglione della Regione Puglia.

di Marina Dimattia Gli indizi ci sono. Una mole di indizi circostanziali, precisi e concordanti che entra dalla porta delle strutture sanitarie ed esce dalle finestre delle abitazioni. Tanto da diventare prova schiacciante del fenomeno di rivisitazione e ammodernamento della sanità pugliese. A macchia di leopardo, nella regione Puglia si stanno diffondendo una serie di tecnologie sociali che semplificano le attività, velocizzano i processi e allineano i comportamenti. Tutte finalizzate “all'e-government sanitario”, rendendo in tanti casi il paziente un collega del personale medico. Tra tutti la possibilità di abilitare iniziative di social networking per il coinvolgimento attivo dei pazienti da parte delle aziende ospedaliere. Nella sala workshop del padiglione 152 si e' discusso di diritto alla salute, come garanzia ai cittadini della possibilità di ricevere una diagnosi secondo i protocolli più moderni (uso di linee-guida e tecnologie avanzate), di terapie adeguate agli standard internazionali, per sperimentare cure innovative. Secondo il professor Loreto Gesualdo, direttore dell'unità operativa complessa neurologia, dipartimento dell'emergenza e dei trapianti d'organo la mission in fase di completa realizzazione da parte della Regione e' la la razionale gestione del paziente a domicilio. “Come regione Puglia abbiamo portato a casa una serie di progetti: Smart health 2.0 (nuovi modelli digitali in campo Sanità per malattie renali croniche, scompenso cardiaco, Alzheimer); progetto Oplon, Ubicare ed altri, tutti accomunati da una rivisitazione del sistema sanitario”. D'accordo anche Giancarlo Logroscino, direttore dipartimento patologia clinica e di ricerca, azienda ospedaliera “Card. G. Panico”, università degli studi di Bari: “La diagnosi precoce e' fondamentale per le malattie neuro degenerative. I pazienti chiedono sempre più spesso di entrare in una sperimentazione che permetta di avere la possibilità di saggiare un nuovo farmaco, anche se non sanno se effettivamente rientreranno tra i pazienti che assumeranno il nuovo farmaco o tra quanti prendono il placebo”. Gli fa eco Valdo Mellone, direttore generale Asl Lecce, che ravvisa la soluzione, l'approccio corretto per continuare a camminare lungo la strada della “redenzione”: “Mettere insieme pratica clinica e ricerca può portare il sistema Puglia il posto che le compete sulla scena internazionale. La rete di prevenzione oncologica della provincia di Lecce e' un esempio, un modo per mettere a sistema i dati, spesso distinti e diversi, relativi all’incidenza tumorale nel Salento leccese. Ne dovrebbe venire fuori la mappatura precisa dei rischi, dei fattori di rischio”. Ma i pazienti si saranno accorti di questi cambiamenti?

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