Barcamenandosi

Ma come fanno i marinai di Alberto Arbasino?

Da sempre le navi e il loro ambiente rigorosamente maschile ispirano novelle esemplari di infrazione sessuale. Un autore anonimo del ‘700, sotto la firma di capitano Charles Johnson (che qualcuno oggi identifica con Daniel Defoe), raccontò la storia di Mary Read, una donna la cui madre, per nascondere una gravidanza indesiderata, sin da piccola vestiva da maschietto e faceva passare per il fratellino prematuramente e provvidenzialmente morto. Diventò prima soldato dell’esercito di Sua Maestà, poi pirata; sempre maschio per la ciurma, femmina per i felici pochi che ne carpivano il segreto. Al contrario, la donna che segue la flotta in quella canzone di Alberto Arbasino – musicata da Fiorenzo Carpi e cantata nel ’60 da Laura Betti in “Giro a vuoto”, l’album con la più alta concentrazione di letterati dediti al culto della canzonetta nella storia della musica italiana – forse è proprio un uomo, e comunque non ha nessuna voglia di passare inosservata. Ossigenarsi a Taranto è stato il primo errore, per amore di un incrociatore. Poi ci prova ad Augusta, La Spezia, Livorno, ma senza mai riuscire a imbarcarsi; un atto mancato che fa il giro d’Italia. La cantò, da par suo, anche Paolo Poli, facendone una specie di sorridente autobiografia.

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