Ricchiuto e Specchiasol, 40 anni di passione

LA STORIA DELLA DOMENICA. Specchia. Quando nessuno ci avrebbe scommesso, lui l’ha fatto ed ha puntato sulle erbe. “Tutto da inventare”, dice. Ed è stato continua crescita

SPECCHIA – La divisa da finanziere era troppo stretta per un’anima che nutriva la vocazione per il commercio. Così, quando la vocazione diventò una missione, non restava che smetterla, quella divisa, per indossare altri panni. A poco più che 18 anni, Giuseppe Maria Ricchiuto fece così. Lontano da casa più o meno mille kilometri – aveva lasciato Specchia nel 1956 partendo alla volta di Verona – si ritrovò da un giorno all’altro senza un tetto sulla testa. In tasca aveva però la libertà di poter rincorrere la propria passione. Che infatti l’ha portato lontano: alla guida del gruppo Specchiasol, tre sedi in piena attività (due a Bussolengo, nel Veronese, ed una a Specchia) ed una quarta in arrivo per un totale di 200 dipendenti ed un fatturato di 26 milioni di euro (nel 2012), dei quali il 16% proveniente dall’export. Attualmente Specchiasol produce e commercializza 750 referenze tra erbe officinali, oli essenziali, oligoelementi, vitamine, soluzioni idroalcoliche da pianta fresca e gemmoderivati, integratori alimentari, cosmetici. Le materie prime provengono dalle due aziende agricole biologiche di proprietà, a Specchia e a Ferrara di Monte Baldo, sempre in provincia di Verona. Il Gruppo è suddiviso in quattro: una Divisione Erboristica e Dietetica (integratori alimentari), con sede a Bussolengo; una Divisione Cosmetica e Tricologica, con sede a Settimo di Pescantina in provincia di Verona; l’azienda agricola biologica di Ferrara di Monte Baldo in provincia di Verona e l’azienda agricola biologica “San Demetrio”, con opificio erboristico e laboratorio botanico di selezione e sperimentazione, a Specchia. Ma la sua storia non si ferma qui. L’attività dell’azienda è in costante aggiornamento ed i progetti futuri sono più che ambiziosi. Noi li abbiamo chiesti direttamente a chi ha dato vita a tutto questo, Giuseppe Maria Ricchiuto. Che si prepara a festeggiare 40 anni di attività ed ha in mente ancora tante idee. Dott. Ricchiuto, parlare di erboristeria e di erbe officinali 40 anni fa era un po’ come venire dalla Luna… “Era davvero così. Infatti all’inizio è stato un po’ difficile, c’era tutto da inventare. Dalla mia avevo solo un grande desiderio ed una grande voglia di fare”. Da dove è partito? “Ho iniziato col vendere erbe nelle erboristerie delle città italiane che le possedevano, molto rare. Ce n’era una per città in città come Roma, Genova, Milano e poche altre. Nel Salento erano praticamente assenti. Nonostante esistesse una radicata cultura popolare sull’uso di piante per il benessere, non c’erano attività commerciali nel settore erboristico”. Dal punto di vista economico, su quali aiuti economici o finanziamenti ha potuto contare? “Su nessun aiuto economico. E ciò, nonostante io aprissi un’attività che avrebbe proiettato il territorio nel futuro, che avrebbe potuto creare nuove opportunità di lavoro e contribuire ad una concreta crescita culturale. Le dirò di più: c’erano solo leggi avverse alle attività di questo tipo, come quella del ’27, che prevedeva che in forma e in dose medicamentosa, andasse registrato come farmaco. Noi, all’epoca, presentavamo già delle tisane composte per la cura e per il benessere, e ciò mi è costato parecchi verbali e diverse presentazioni dal giudice, ma nessuno mi ha mai condannato, perché la prova dei fatti dimostrava sempre che ero nel giusto e che, semmai, era la legge troppo stringente”. Con quale prodotto ha cominciato? “A parte le erbe deputate al benessere dell’intestino – espettoranti, lassativi e digestivi – il prodotto per me più importante è stato un’alga unicellulare, la ‘chlorella pireneidose’; un’alga che si sviluppa per fotosintesi, molto ricca in proteine. Questo è stato il punto di svolta, di apertura della produzione; è stato a questo punto che dall’attività di rappresentanza sono passato ad un’attività industriale”. Quale momento della sua carriera ricorda con più soddisfazione? “Ciò che mi ha emozionato di più di tutti, è stato entrare a fa parte della Confindustria di Verona e ottenere il distintivo di industriale di Verona. Per me è stato come ricevere il Premio Nobel. Era la mia ambizione più grande e c’ero riuscito”. Poi, Specchia, di nuovo. Erano gli anni Novanta. Non ha mai dimenticato il Salento… “Non ho mai sradicato le mie origini, sono sempre rimasto molto legato al mio paese, Specchia, alla mia terra, il Salento, ai miei amici, alla mia famiglia. Così ad un certo punto ho deciso di dare il mio contributo economico al mio territorio. Nel Salento sono partito da un terreno del nonno di mia madre, che poi è toccato a me: ho cominciato a mettere su i muretti a secco, ho messo a posto qualche tegola, ripulito il terreno ed iniziato a coltivare erbe officinali. E qui il dramma era molto serio perché né io né i miei collaboratori, tra cui agronomi ed esperti della ‘terra’, conoscevamo l’attività di coltivazione di erbe officinali. A Specchia la prima fabbrica vera e propria è nata nel 1996 ma gli ‘esperimenti’ e gli studi erano iniziati almeno cinque o sei anni prima”. A quale erba officinale è più legato? Qual è, a suo giudizio, la più “buona”? “E’ quella che mi sta dando più soddisfazione a livello scientifico: la camomilla. Riconosciuta sia dall’Università di Milano sia da quella di Bari come ‘la pianta migliore esistente nel mondo’ per il suoi valori e contenuti in principi attivi. A noi sono serviti molti anni per dar vita ad una coltivazione estensiva di camomilla. Se dovessimo piantare pomodori o tabacco o grano, tutti conosceremmo, da subito, i periodi della semina ed i ritmi della pianta. Ma la camomilla, che nasce sull’asfalto, paradossalmente, a seminarla, non cresce. Quindi l’abbiamo studiata da vicino, attraverso una lunga serie di prove fino ad ottenere il ‘prodotto migliore al mondo’. Quando abbiamo iniziato a lavorare la salvia, i primi raccolti erano marci, cioè la pianta non cresceva. Abbiamo capito solo col tempo che la salvia non richiede acqua, ne vuole pochissima al momento del trapianto e poi non più”. Quindi è stata una continua attività di studio? “Che continua ancora adesso. L’‘echinacea’, ad esempio, è una pianta importantissima per la fitoterapia perché vi si ricava una sostanza utile al potenziamento delle difese immunitarie. In Italia nessuno la coltivava perché provenie dall’America. Io l’ho voluta provare ed ho scoperto che i nostri terreni sono ideali per la coltivazione di tutt’e tre le varietà di echinacea. Un’altra pianta che mi ha dato tanta soddisfazione è stata la ‘stevia rebaudiana’. Per capire questa pianta bisogna pensare alle bustine di aspartame che troviamo nei bar; quell’aspartame è un composto chimico che è stato dichiarato dannoso per la salute. Il suo sostituto si trova in natura: dalla stevia rebaudiana si ricava un estratto che è 300 volte più dolce dello zucchero e che è a zero calorie e a zero controindicazioni, anche se assunto in grandi quantità. Noi questa pianta l’abbiamo sperimentata e la coltiviamo ancora, in maniera sperimentale, insieme all’Università di Siena. E’ una ricerca che stiamo portando avanti con l’Ateneo”. Quali sono i programmi per il futuro? “Mi piace parlare più del futuro che del passato. Il futuro è creare una grande holding Specchiasol nei vari settori, con la creazione di un nuovo stabilimento nel Veronese. Questo ci permetterà di coprire tutti i settori merceologici deputati al benessere e alla salute”. A che punto è il progetto? “E’ stato già messo sulla carta con i miei più stretti collaboratori; attualmente siamo nella fase di studio del progetto definitivo che contiamo di realizzare nel 2014. Nell’ambito di questa rivoluzione generale, la sede di Specchia assumerà ancora più lustro ed importanza. E’ nata per coltivare alcune piante tipiche del nostro territorio, poi è passata a produrre estratti e prodotti finiti come i filtri, i the e simili; ha portato, per prima, la propoli in Italia. Pensiamo di aggiungere nuovi prodotti e quindi di allargare il nostro settore. Quello che più mi entusiasma nel mio lavoro sono i continui riconoscimenti di qualità del prodotto. Ce lo dicono le università con cui collaboriamo ma ce lo dicono anche i nostri clienti, sparsi nel mondo”.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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