La dea Tartaruga in Salento

Le metamorfosi della dea tartaruga ci conducono ai culti della grande madre sulla serra della Madonna dell’alto

La dea tartaruga è una delle forme più antiche di madre terra, tanto antica che la troviamo un po’ in tutto il mondo ed in tutte le culture. Spesso quando vengono ritrovati reperti archeologici di tartaruga, anche a Rudiae (ad esempio, uno strumento musicale di guscio di tartaruga) questi vengono associati al culto di Apollo, scordando che in precedenza essa era il simbolo della grande madre. La tartaruga, come fa capire anche l’etimologia del nome, viene dal Tartaro, risale il mare, o la palude, o la Terra, per unirsi al Cielo: il segno che infatti troviamo sul suo dorso è l’esagono, simbolo dell’unione del Cielo con la Terra. Nella lingua sanscrita la tartaruta è Vesnu: secondo il mito il dio, durante il diluvio universale, lega il monte Sacro con il serpente e si infila dentro, assumendo l’aspetto di tartaruga, per salvare l’eternità. In un altro mito la tartaruga si trasforma in monte e diventa la Madre di tutti i fiumi.

kurma

Esagono magico di Kurma, tartaruga sanscrita Quest’ultimo mito ricorda Niobe, anche lei tartaruga perché figlia di Tartaro. Niobe, madre di fiumi e sorgenti, è amica di Latona, madre di Apollo e Diana; questi ammazzano i suoi figli e lei dal dolore si trasforma in roccia, e dalle sue lacrime nasce una sorgente. Il mito di Niobe sembra essere nato per ricordare il vecchio aspetto della grande madre e le sue trasformazioni. Tra le monete più antiche troviamo quelle in argento di Egina del VI – VII sec ac, che rappresentano proprio la tartaruga, sia di terra sia di acqua, vista come simbolo dell’Afrodite fenicia dei naviganti. Nell’antica Grecia la ninfa Chelone venne trasformata in tartaruga da Zeus, costretta a portarsi appresso la sua casa per l’eternità. Mito questo che rimembra che anche la stessa Vesta nasce da quest’antica divinità. Anche Baubo, la dea panciuta greca, è la dea tartaruga che perde la casa guscio, la trasforma in lira e nella sua danza si sprigiona tutta la sessualità femminile. Baubo è legata al mito di Demetra: è indispensabile per liberare la dea dalla depressione per la perdita di Persefone, segno questo che ci fa capire che anche Demetra nasce dal culto della tartaruga. Tornando in Salento molti sono i ritrovamenti di gusci di tartaruga; ricordiamo, come detto, la lira-tartaruga di Rudiae.

Baubo

La dea ellenica Baubo Inoltre l’esagono ricorre in molte strutture architettoniche, spesso ricostruzioni medioevali o settecentesche di più antiche strutture: ricordiamo la casa-tempio della Madonna dell’alto, le colonne esagonali del santuario vicino, il pozzo tempio esagonale di Dragoni, la chiesa deI Diavolo: intorno ad esse si sono svolti riti pagani fino a quasi i nostri giorni e sono spesso legate al fenomeno del tarantismo. Ricordiamo anche le due meravigliose argenterie del VI sec a.c. attribuite forse a Taranto: in una di queste Venere poggia una mano su una tartaruga, nell’altra la sirena bicaudica porta in testa un’enorme guscio . E’ guardando tutto in questo costrutto arcaico del ciclo metamorfico di Madre Terra che ci spiegheremo il fenomeno del tarantismo e non solo: potremmo anche dedurre a quale divinità fossero dedicati i vari tempi trasformati in chiese. La macare salentine per maledire invocavano il ragno sotterraneo, quest’idea divina del Tartaro ragno (Taranta) la troviamo già nella grotta dei Cervi, in un graffito che rientra in una concezione preistorica mondiale dell’Uomo che nasce dal fungo, legata ai menhir delle pietre-fungo, come la nostra ‘furceddru te la vecchia’. In questo graffito si vede un ragno sotterraneo tessere un uomo-fungo, da qui ci spieghiamo anche la denominazione del menhir legata alla tessitrice. Quindi sottoterra il Tartaro è la dea ragna (Taranta) che risale nel suo ciclo di metamorfosi come serpente (Tarana, fiume-serpente), si trasforma in rana, verme (baco-dea farfalla) o tartaruga e continua la sua metamorfosi fino a raggiungere il Cielo. Questa, e non solo, è il Kar, il ciclo magico della Dea: in molti paesi del sud Salento la rana ha nomi, infatti, con il suffisso kar (per esempio Carniola).

tartaruga

Rilievo argenteo con tartaruga, attribuita a Taranto Il legame della taranta con la tartaruga lo troviamo anche nelle testimonianze storiche di Plinio: egli tramanda che l’antidoto per il veleno del ragno è la tartaruga. Sulla serra della Madonna dell’alto, serra di Bagnara messapica (bagnara vuol dire terra bagnata da paludi), il ciclo della Dea è quello della tartaruga. Ho raccolto testimonianze in zona di riti di prosperità della donna con uso di sostanze psicoattive dove era indispensabile l’esagono per smaltire la sostanza. La presenza sulla serra di cunicoli sotterranei rivela che la collina era sacra già per le civiltà menhiriche. La costruzione circolare scavata nella roccia nella grotta sotterranea non è un frantoio, è troppo inclinata su un lato per esserlo, inoltre non vi sono segni di macine, né scanalature, solo da un lato è stata rotta con picchietti moderni, forse per opera di qualche matto che voleva a tutti i costi dimostrare la sua teoria. Quella costruzione era l’amphalos dal quale usciva madre terra sotto forma di tartaruga. La tartaruga nella mitologia orientale è collegata alla dea cicogna, di questa vi parlerò nel prossimo articolo, per collegarmi al culto di Ana Aphroditovas della cupa di Campi. Mi limito a ricordare che la cupa, nella zona prossima a San Donaci, era terra di cicogne ed il simbolo del paese è proprio la palma ed il grano. Il simbolo di Campi è il grano e la cupa campiense era la campiza (piantagione di grano). Questa dea è legata al grano: da lei nasce anche Anna Perenna.

moneta

Moneta di Egina, VI sec aC Nelle interviste raccolte abbiamo visto che all’unanimità i paesi limitrofi hanno testimoniato sulla serra il rito dei fuochi del capodanno. Inoltre molte donne di Campi hanno dichiarato che nel santuario sia nata la madonna, ma ancora prima Anna, la madre delle madri. Ana è anche la dea madre Japigia. In altre interviste, anche recenti, le donne anziane raccontavano che la madre di bagnara è importante perché si pietrifica dal dolore e le sue lacrime sono acqua (NIOBE). Cerignola ha per simbolo la cicogna: il suo nome deriva da Cerere. Da quanto esposto deduco che la chiesetta della Madonna dell’alto sia nata sui resti di un tempio di Damatra, il cui culto venne preceduto da Tana e Tautor e prima ancora da Ana, la dea madre japigia.

moneta

Moneta della Magna Grecia Quindi nella metamorfosi della dea la tartaruga si trasforma in cicogna. Ritornando alla dea tartaruga ricordo che ho molte interviste di donne che, non si sa per quale ragione, associano la danza delle tarantate alla collina sacra. Lì in tempi remoti le nostre donne si propiziavano prosperità e ballavano fino a notte fonda con Baubo, simulando nella danza rapporti sessuali ed i passi della dea ragno del Tartaro:la taranta. Con l’ellenizzazione il culto della dea madre sulla serra si trasformò nel culto di Demetra ed il tempio si spostò dove oggi c’è la chiesa, circondata fino agli anni ’70 da grano e melograno. I riti Japigi e preistorici continuarono a coesistere, ad essere praticati dalla civiltà contadine durante le varie feste di solstizio ed equinozio legati al ciclo della terra coltivata. Per questa ragione vi è memoria ancora oggi nella popolazione di Campi che i luoghi di culto erano due, uno intorno al santuario, uno intorno alla grotta: c’è persino chi è fermamente convinto che la chiesa sia villa Balsamo, sorta sulla grotta. Dalla dea Tartaruga, in altre zone, nasce anche il culto di Vesta, come provato anche archeologicamente, per la conferma dei culti di Demetra all’alto dobbiamo aspettare che vengano fatti al più presto scavi archeologici.

1 Commento

  1. Amleto

    di quale paese del salento state parlando facendo riferimento al pozzo che non è un frantoio? Parlate per caso di Corigliano d’Otranto?
    grazie

    Reply

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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