Governo Letta: più impegno per il lavoro

Bari. Analisi del presidente del consiglio regionale Introna sulle misure del Governo: 'finanziare i processi di ammodernamento e innovazione delle imprese'

“Misure governative per garantire ai giovani il Lavoro con la “L” maiuscola? Raccolgo la provocazione e sostengo che non ci saranno prospettive di successo se non verranno riformate le strutture pubbliche nel mercato occupazionale. Per come funzionano oggi, non vanno e non servono”. Per il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, 1 miliardo e mezzo di euro rappresenta “una prima boccata d’ossigeno, ma non deve restare un intervento spot”. Deve servire a garantire il passaggio verso un più organico progetto complessivo per l’occupazione giovanile, che dovrà passare necessariamente dalla cancellazione delle “riforme sciagurate, dalla Treu alla Fornero, che hanno solo aggravato la precarietà, creando divisioni tra i lavoratori, disparità e differenze che hanno destabilizzato un mondo del lavoro che nel nostro Paese sembra sempre più senza un vero governo”. Le somme, secondo il presidente Introna, vanno investite evitando di incrementare il caos. Per questo va opposto “un NO secco a barriere immotivate e irragionevoli, come potrebbero essere i 4 mesi di disoccupazione, i 2 anni dal completamento degli studi e i limiti di età. Si finirebbe di aggiungere errori ad errori. Per il futuro, invece, sarebbe importante impiegare quelle risorse senza perdere di vista la madre di tutte le nostre battaglie per il lavoro, che resta la preparazione”. Più formazione e più qualificazione, ecco la ricetta. “E abbiamo anche bisogno di rimettere mano alle strutture alle quali è affidata la gestione del mercato del lavoro. Le agenzie attuali sono sconfitte e superate, osserva Introna: “se solo il 3% dei disoccupati passa dagli sportelli pubblici, ci sarà pure una ragione, le agenzie sono isolate, depotenziate, senza poteri effettivi di intervento”. Lo Stato, quindi, secondo il presidente del Consiglio regionale, deve riappropriarsi del suo ruolo nel mercato del lavoro, prendendo ad esempio le esperienze positive di altri Paesi. Come la Germania, dove sta dando buona prova la collaborazione scuola imprese nel mondo del lavoro”. In Italia va rivisto al più presto il sistema della formazione professionale, implementando il ruolo delle Regioni mentre la Puglia ha dimostrato come sia possibile sostenere in maniera positiva il sistema universitario (con le borse di studio per il dottorato). “Senza professionalità e senza riqualificazione le nostre aziende non troveranno le ragioni per recuperare una funzione attiva nel mercato occupazionale. Si deve ritrovare un punto d’incontro tra Puglia e imprese, fa osservare Introna, ossia tra i compiti formativi della Regione nei confronti dei giovani e le aziende in cerca di giovani preparati da occupare. E la collaborazione deve puntare a rimotivare la platea dei 35-40enni, che rischiano l’azzeramento, perché troppo vecchi per essere rioccupati e troppo giovani per essere collocati in pensione. Vanno reinseriti con profili di competitività e affidabilità”. Il miliardo e mezzo sarà speso utilmente se servirà a creare occupazione immediata e se potrà essere soprattutto il primo step di un progetto urgente più generale. “Lo Stato – fa presente Introna – deve finanziare i processi di ammodernamento e innovazione delle imprese, chiedendo alle aziende di offrire un mix di formazione e di prima occupazione e assicurando premialità per ogni unità assunta. E il sistema imprenditoriale deve ricordare che se si allarga la base occupazionale, si rilanciano i consumi e si incentiva la produttività”. La priorità è riavviare il circuito virtuoso occupazione-consumi-produzione, prima di mettere mano ad interventi nel settore previdenziale, insiste il presidente Introna,. “Del tutto improvvido sarebbe puntare su ipotesi di affiancamento tra genitori e figli. Evitiamo di creare problemi ai padri senza risolvere quelli dei figli: grida ancora vendetta il pasticcio degli esodati, avviliti in una condizione immorale che li ha allontanati dal lavoro, ma li tiene lontani anche dal meritato trattamento pensionistico”.

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