Puglia leader nell'automazione sistemi energetici

Bari. L'utilizzo dei fondi Ue per le smart grid è andato a gonfie vele. Ecco il report della giornata di studio su reti intelligenti ed efficienza energetica

Un prototipo innovativo di telecontrollo ha visto come teatro di sperimentazione il capoluogo pugliese ed è stato realizzato nell'ambito del progetto “Smart Grids: Tecnologie avanzate per i servizi pubblici e l'energia” coordinato da Massimo La Scala del Politecnico di Bari. L'automazione dei sistemi elettrici nasce e si evolve storicamente, a partire dalla fine degli anni Sessanta, mutuando l'esperienza fatta con più le grandi reti di trasmissione e trasferendola sui livelli di distribuzione a minore tensione. Tuttavia le reti di distribuzione sono a tutt'oggi caratterizzate da una struttura topologica e una capacità di monitoraggio e controllo che non colgono appieno le nuove sfide che derivano dai mutamenti tecnologici in atto con l'introduzione di una capacità di generazione da fonti rinnovabili o di microcogenerazione, la diffusione di tecnologie abilitanti ICT, dispositivi di elettronica di potenza e capacità di accumulo distribuita. Questo scenario impone un radicale rinnovamento, dettato anche dal mutato scenario regolatorio. Le reti di distribuzione, nate per servire unidirezionalmente e capillarmente il trasferimento di energia elettrica generata da grandi impianti verso i consumatori finali, dovranno incrementare il loro livello di automazione e di intelligenza distribuita; essere in grado di gestire flussi aleatori e bidirezionali, trasferire informazione per la gestione locale delle risorse energetiche e fornire un supporto fisico per lo sviluppo di nuovi servizi orientati al consumatore. Secondo il Worldwatch Institute, nel 2012 gli investimenti nelle Smart Grid sono globalmente aumentati del 7%, per un totale di 13,9 miliardi di dollari nel mondo, di cui 1,4 miliardi nella sola Europa con un trend di crescita del 27%. Tale dinamismo economico offre un sostegno concreto nelle effettive chance di innovazione di infrastrutture che paiono a tratti non in grado di accogliere le nuove sfide del mercato e la possibilità di creare nuovi servizi per i consumatori attivi. Nell'ottica di sviluppo di infrastrutture intelligenti e complesse su scala urbana e metropolitana (Smart City), il raggiungimento di un elevato livello di flessibilità, controllo e automazione delle reti elettriche può rappresentare una svolta significativa verso un'integrazione efficiente di tutti i vettori energetici, gas naturale incluso, ma anche acqua. Nelle reti del gas, però parlare di smart grid è ancora prematuro, sia da un punto di vista tecnologico che applicativo. Anche se in realtà con i mutamenti degli ultimi anni anche nel settore gas – dal biogas, alle aumentate esigenze di sicurezza alla maggior diffusione metano per autotrazione – si profilano esigenze tecnologiche che potrebbero essere soddisfatte da smart grid. Come ha scritto l'Expert Group 4 della Task Force per le Smart Grid della Commissione Europea, già a giugno 2011. Anche a prescindere da una completa sostituzione degli apparati finali di misura con smart metering, che pure della smart grid elettrica paiono rappresentare condizione sufficiente. Tra i servizi, o meglio alla base dei servizi che una Smart Gas Grid dovrà offrire vi è senz'altro il telecontrollo che grazie ai collegamenti tra i punti di misura del gas e il centro di controllo che, mediante connessioni di dati, raccoglie le informazioni dai nodi telecomandati e li trasmette ad intervalli predefiniti al gestore della rete. In Italia, anche su impulso della regolazione con la nota delibera 155/08 che dall'inizio ha visto contrapporsi le spinte in avanti dei produttori di apparecchi e soluzione informatiche e quelle volte a rallentare dei distributori. Tuttavia, indubbiamente ci si è mossi e diverse iniziative sono state avviate: di prima applicazione e di ricerca. Tra queste vorremmo citarne una, non solo per i risultati scientifici e le ricadute ma per gli insegnamenti a carattere generale che possono trarsi per un settore come quello energetico in continua, rapida, evoluzione, anche in ragione dell'elevata pervasività tecnologica che sempre più lo caratterizza. L'esempio è quello di un prototipo innovativo di telecontrollo che ha visto come teatro di sperimentazione la città di Bari, realizzato nell'ambito di un ampio progetto “Smart Grids: Tecnologie avanzate per i servizi pubblici e l'energia” coordinato da Massimo La Scala del Politecnico di Bari, che (naturalmente) ha avuto una estesa parte elettrica e molto altro coinvolgendo anche la città di Trani e il suo distributore elettrico: l'Amet. L'ambito gas, invece, ha coinvolto l'Amgas, partner indispensabile per poter sperimentare il telecontrollo delle rete di distribuzione cittadina lunga quasi 600 km. Il prototipo costituiti da sensori intelligenti, installati in tre nodi della città di Bari in corrispondenza dei GRF (gruppi di riduzione finale da media a bassa pressione) permette, tramite collegamenti GPRS, di assicurare costantemente i requisiti di sicurezza e un monitoraggio per migliorare la qualità del servizio sia in condizioni ordinarie che di emergenza; tutti i risultati, anche in dettaglio, come sempre accade per questi progetti sono disponibili su un sito internet (www.smartgridproject.it) che resterà attivo per cinque anni dopo la fine del progetto. E qui veniamo alla considerazione di carattere generale: il progetto rientra tra quelli strategici (2009-2013) della Regione Puglia finanziati con fondi europei, per l'utilizzo dei quali recentissimamente il Commissario europeo per le politiche di coesione, Johannes Hah si è complimentato con il presidente Vendola. La Puglia, infatti, riesce a spendere più di un quarto dell'intero ammontare delle risorse comunitarie per l'intera Italia (più di tutte le altre messe insieme), risultando la regione più veloce nel superare la pletora di norme e regolamenti che rendono affannosa sia la spesa che la sua rendicontazione. Ciononostante il progetto Smart Grid in questione è stato elaborato nel 2005 e finanziato nel 2009. Un limite, visto il non scontato e stretto legame tra ricerca e applicazione industriale, contro cui ancor molto si deve fare.

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