Mobilità ciclistica. La Regione cambia strada?

DOSSIER// Via Capruzzi prova a recuperare i ritardi nel settore smart mobility

di Gabriele Caforio La mobilità ciclistica in Puglia, da gennaio del 2013, è ad un punto di svolta o, quantomeno, ad un punto d'inizio, visto il grande vuoto normativo entro cui si muovevano fino ad oggi le due ruote pugliesi. Il 25 gennaio scorso, infatti, è entrata in vigore la Legge regionale n.1 del 23/01/2013 in materia di “Interventi per favorire lo sviluppo della mobilità ciclistica”. Una legge che, sulla carta, è al tempo stesso originale e specifica, che non tutte le regioni hanno, che vuole iniziare a colmare i forti gap che separano molti esempi italiani, tra cui quello pugliese, dal resto d'Europa. Eccola Si tratta di un provvedimento che prende coscienza della realtà e delle potenzialità offerte dal nostro territorio, che fissa impegni e scadenze precise per la Regione, le Province e i Comuni affinché si promuova e si sviluppi la mobilità ciclistica sia a fini di trasporto ordinario che turistico. Regione – Spetta alla Regione l'elaborazione del cosiddetto Piano regionale della mobilità ciclistica (PRMC). Un piano che ha il compito di individuare il sistema ciclabile regionale, cioè di connettere e integrare le reti ciclabili provinciali e comunali già esistenti o future. Un sistema, inoltre, che ha l'ambizione di entrare a far parte dei grandi progetti nazionali ed europei, di lunga e media percorrenza, della mobilità ciclistica. Ovvero BicItalia ed EuroVelo. Gli obiettivi strategici della Regione sono concentrati sia sulla mobilità urbana che su quella extraurbana. Per la prima diventano prioritarie la messa in sicurezza e il completamento delle reti già esistenti, la formazione di nuove reti e aree pedonali, la loro connessione con i sistemi di mobilità collettiva (treni, porti, aeroporti), nonché la promozione e l'educazione agli spostamenti quotidiani casa-lavoro e casa-scuola in bicicletta. Gli obiettivi extraurbani, invece, strizzano l'occhio al turismo. Ad interconnettere e creare percorsi di ciclovie turistiche, attrezzati, da usare in un giorno o più giorni e connessi al trasporto bici+treno o bici+bus. Un progetto quindi, che vorrebbe migliorare le reti esistenti e al tempo stesso riscoprirne di vecchie, recuperando percorsi e tracciati dagli acquedotti fino alle ferrovie dismesse. Province e Comuni – I Piani per la mobilità ciclistica e pedonale devono essere redatti, per i territori di loro competenza, anche da province e comuni. Essi diventano così piani di settore dei piani urbani di mobilità e di traffico (PUM e PUT) e vanno ad integrare tutto il sistema regionale di cui sopra. Province e Comuni hanno poi il compito di elaborare programmi triennali per l'attuazione degli interventi nei loro territori e farsi protagonisti delle attività di promozione, educazione e formazione alle nuove forme di mobilità. Disposizione particolare per le province, entro un anno dall'entrata in vigore della legge, è quella di adottare “soluzioni organizzative interne che consentano di garantire un'idonea attuazione” della finalità. Per i comuni, invece, le disposizioni particolari consistono nel realizzare le “velostazioni” (centri di deposito, assistenza e noleggio bici) nei pressi delle stazioni o autostazioni e nell'inserire nei piani edilizi norme per la realizzazione di spazi comuni e attrezzati negli edifici residenziali e non (N.B. La legge fa obbligo di consentire il deposito attrezzato di biciclette in cortili e spazi comuni). Tra i vincoli interessanti quello relativo alla concessione di eventuali finanziamenti regionali, statali o europei per la costruzione di nuove strade o per la loro manutenzione. La concessione dei fondi, infatti, avviene a condizione che il progetto dell'opera preveda la realizzazione di una pista ciclabile adiacente al tracciato della strada stessa. Soggetti attuatori della legge, oltre alle P.A., sono anche gli enti gestori dei parchi nazionali e locali e i soggetti privati. Incentivati quest'ultimi sia a promuovere l'uso della bicicletta tra i loro dipendenti che ad installare le strutture necessarie per lo sviluppo di nuove reti urbane e turistiche. Una legge che appare pioneristica a causa dei nostri cronici ritardi rispetto agli esempi più virtuosi, ma con impegni e scadenze precise che fissiamo in agenda, per aggiornarci in futuro sullo stato del loro avanzamento e del loro adempimento. Le reazioni – L'approvazione della legge ha ovviamente raccolto il plauso della FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta), secondo il Presidente Antonio Dalla Venezia, infatti, con questa legge la Puglia fa un ulteriore passo in avanti. “La ciclabilità entra a pieno titolo negli strumenti di pianificazione del territorio e dei trasporti di tutti gli enti e le istituzioni regionali. Siamo convinti che questa legge possa rappresentare per la Puglia anche un contributo di rilievo alla green economy che non può esaurire le sue potenzialità, come si continua a pensare erroneamente, con il solo settore delle energie alternative e rinnovabili”. Dal punto di vista ambientale, ovviamente, le potenzialità della legge sono molte. Sempre Dalla Venezia sottolinea che “la mobilità in bicicletta non produce CO2, è una forma di mobilità accessibile a tutti e socialmente inclusiva, rappresenta un elevato potenziale di mobilità urbana in quanto può sostituire tutti gli spostamenti brevi quotidiani – per esempio quelli fino a 5 Km che sono pari al 60% degli spostamenti giornalieri abituali degli italiani – riducendo i costi sociali dell’impatto del traffico veicolare privato. Il turismo in bicicletta, invece, produce un fatturato di tutto rispetto come ci insegnano innumerevoli esperienze europee”. Ma il risvolto forse più significativo visti i tempi di crisi che stiamo attraversando è rintracciabile nelle ricadute che la legge può avere sul mercato del lavoro. “Se la legge sarà applicata e rispettata da tutti e se ogni anno verranno destinate adeguate risorse finanziarie, ci sarà un boom di nuove figure professionali legate alla pianificazione, alla progettazione e alla gestione delle infrastrutture ciclabili e dei servizi delle opere di ciclabilità e di sistemazioni stradali insieme alla nuove attività legate allo sviluppo del cicloturismo, che daranno un contributo serio e concreto allo sviluppo di nuova economia verde e pulita”. Sul merito della legge, abbiamo contattato a mezzo mail anche l'ANCI Puglia (Associazione Italiana Comuni Italiani), per chiedere loro un parere sulla nuova normativa ed eventualmente per esporci le novità provenienti dai Comuni. Ad oggi non ci è ancora giunta una risposta. Articoli correlati: Ha voluto la bicicletta. 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Info sull'autore

Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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