Il cinema Santa Lucia

La sala chiude per fare posto al futuro. I ricordi legati al grande schermo si tingono di bianco e nero

Adeguarsi ai tempi, fra una compressa per la pressione e una per i dolori legati all'artrite, passando per la pillola gialla che mi regolarizza i battiti cardiaci, non è robetta da poco. La pillola blu è un optional ben gradito. A settant'anni vivere diventa difficile. A settant'anni ti meravigli del sole che ti scalda di primo mattino e ti stupisci e apprezzi quanto mai la vita, godendotela con i pochi soldi che ti passa l'inps. Ho vissuto, non posso lamentarmi, ho vissuto di impegni e di lotte sociali, ho vissuto persino l'amore. Dall'amore, in realtà, sono stato vissuto. Vittima. I social network hanno riempito il mio vuoto e le mie giornate vuote, passate fra le pagine del libro di turno e le passeggiate con il mio piccolo batuffolo di peli Matisse, il mio fido a quattro zampe. Facebook mi completa, qui ho ritrovato vecchie compagnie e vecchi amici perduti. Ho ritrovato anche i vecchi amori di sempre, fra la malinconia e la voglia di ritrovarsi. Vivo il quotidiano tramite il filtro che mi offre il web. A volte mi porta novità spiacevoli, come questa mattina, quando su tutti i quotidiani locali vi era la notizia della chiusura del cinema Santa Lucia. Io lo ricordo da sempre. Da ragazzetto, mio padre mi accompagnava a vedere le prime visioni del lunedì mattina. Che grande “invenzione” quelle proiezioni mattutine legate al mercato bisettimanale! Ricordo anche l’arena estiva e i bei giorni spensierati, ricordo le poltrone in legno e il fumo che si addensava durante la visione del film. La maschera era sempre gentile con me. Un buffetto me lo faceva sempre. La ricordo mora e pettoruta. Alta. Un po’ come nell’immaginario collettivo portato in scena dalla tabacchiera felliniana. Mio fratello la trovava ostile. In questi anni, fra alti e bassi, il cinema era andato avanti comunque, si era rinnovato, aveva una nuova grafica esterna, nuove poltrone più confortevoli –ci voleva poco affinché fossero più confortevoli delle prime-. Per darsi un tono avevano aggiungo, affianco al nome, la dicitura Cityplex. Mai ebbi il coraggio di chiederne la traduzione. La svolta epocale avvenne pochi anni fa, quando decisero di farne un multisala. In quegli anni capì che era giunto il mio tempo, che qualcosa stava cambiando. Oggi sono qui, per l’ultima proiezione all’aperto, organizzata da un gruppo di cultori del cinema. I soliti intellettualoidi che lasciano lo spazio che trovano. Radical chic, li chiamano. Per carità, sono ben contento di vederli, sono ben contento di sapere che si mobilitano per una giusta causa. Solo una domanda mi piacerebbe rivolgergli: dove siete stati in questi ultimi anni? Non mi sembra di avervi mai visti nella sala.

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