Tap, ecco chi sono i soci: solo cittadini anonimi

Reso noto l’asset societario di Tap. Nessuna multinazionale tra gli azionisti: solo privati cittadini, il cui anonimato è garantito dalla legislazione svizzera

Di Marilù Mastrogiovanni Roma. La notizia arriva dal resoconto stenografico del Senato di mercoledì 25 settembre. Lì, il senatore Crosio della Lega, ha fatto le pulci al progetto. Se è vero quello che ha dichiarato, in un atto pubblico, il futuro dell’approvvigionamento del gas in Europa e il futuro di una porzione di territorio salentino, tra le più belle della Puglia, è nelle mani di manipolo di persone la cui identità è tutelata, quindi anonima, dalla legislazione elvetica. Si tratta di cittadini norvegesi, due cittadini belgi, due cittadini francesi, due inglesi, due azeri e un cittadino svizzero. Secondo il senatore Crosio, nessuna delle multinazionali citate finora nei progetti ufficiali presentati al Ministero dello sviluppo economico, fa parte dell’assetto societario della Tap, società anonima con sede in Svizzera, a Baar. Fondata nel 2007 con un capitale sociale di 100mila franchi, la Trans adriatic pipeline AG ha subito diversi mutamenti societari, fino ad avere nel luglio scorso un aumento di capitale fino a 134milioni e 260mila franchi. Non solo: l’assetto societario finora reso pubblico negli atti ufficiali, è difforme da quello dichiarato dalla società. Cioè da una parte, nelle relazioni ufficiali la Tap dichiara “A” mentre in altri atti ufficiali dichiara “B”. Sembra il gioco delle tre carte: confondere, confondere, per non farti scoprire quella giusta. Crosio chiede dunque chiarezza, nel nome del bene dell’Italia. Bene dell’Italia che – è ormai la tendenza degli ultimi giorni – è ormai nelle mani straniere. Ecco il resoconto stenografico completo: Rinvio della discussione del disegno di legge: (884) Ratifica ed esecuzione dell'Accordo tra la Repubblica di Albania, la Repubblica greca e la Repubblica italiana sul progetto «Trans Adriatic Pipeline», fatto ad Atene il 13 febbraio 2013 (Relazione orale)(ore 16,38) PRESIDENTE. L'ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 884. Ha chiesto di intervenire sull'ordine dei lavori il senatore Crosio. Ne ha facoltà. CROSIO (LN-Aut). Signor Presidente, vorremmo chiedere al Governo e al relatore di riflettere sull'opportunità di approfondire in maniera più compiuta e puntuale questo provvedimento, perché abbiamo ravvisato che nella relazione che lo accompagna ci sono delle imperfezioni che riteniamo sostanzialmente rilevanti. A questa ratifica, che è estremamente importante per il nostro Paese, il nostro Gruppo è assolutamente favorevole, nella consapevolezza che si tratta anche del futuro dell'approvvigionamento di gas per l'Italia. Infatti, questa importante opera – oltre 800 chilometri di gasdotto – che porterà a regime fino a 20 miliardi di metri cubi all'anno è di grande interesse; però, come dicevo, ci sono imperfezioni che forse è utile chiarire. Nella relazione è scritto che al fine di realizzare il gasdotto transfrontaliero è stata costituita la società Trans Adriatic Pipeline AG (AG sta per “società anonima”), con sede nella Confederazione elvetica, la cui compagine societaria è in fase di definizione, e ad oggi risulterebbe così costituita: la società svizzera Axpo detiene il 42,5 per cento del pacchetto azionario, la società norvegese Statoil il 42,5 per cento e la società tedesca E.ON Ruhrgas il 15 per cento. Ebbene, già qui abbiamo ravvisato una discordanza perché la suddetta società, che appunto ha sede nella Confederazione elvetica, e più precisamente a Baar, nel cantone di Zug, nel registro di commercio del cantone risulta essere stata costituita nel 2007, con un capitale sociale – il minimo richiesto dalla legge svizzera – di 100.000 franchi; nel corso di questi anni ha avuto diversi cambiamenti di assetto societario fino ad arrivare all'ultimo cambiamento, alla fine di luglio di quest'anno, che ha portato il capitale sociale a 134.260.000 franchi. Nella società figurano, come legali rappresentanti, presidenza, vice presidenza, membri del consiglio di amministrazione, cittadini norvegesi, due cittadini belgi, due cittadini francesi, due inglesi, due azeri e un cittadino svizzero; non figura nessuna delle società descritte all'interno della relazione che accompagna il disegno di legge all'esame. Chi conosce il diritto societario svizzero sa benissimo che una società anonima in Svizzera non è obbligata a dichiarare gli azionisti, a meno che questi abbiano proprietà immobiliari nella Confederazione elvetica, ragion per cui ipoteticamente queste società potrebbero avere il pacchetto azionario specificato nella relazione. Così non è, perché la società ha dichiarato che, allo stato dell'arte, il pacchetto azionario è detenuto per il 20 per cento dalla British Petroleum, per il 20 per cento della Socar (l'azienda azera), per il 20 per cento dalla norvegese Statoil, per il 16 per cento dalla Fluxys belga, per il 10 per cento dalla francese Total, per il 9 dalla E.ON Ruhrgas tedesca, e per il 5 per cento dalla Axpo. Ciò significa che la società che secondo la relazione doveva avere il 42,5 per cento detiene invece il 5 per cento, ragion per cui c'è una forte discrepanza tra ciò che è scritto nella relazione e lo stato dell'arte. Noi crediamo che in un periodo come questo, in cui il nostro Paese sta vivendo una situazione abbastanza preoccupante per quanto riguarda le vicende di Telecom e di Alitalia, con l'arrivo di capitali dall'estero e quindi con uno sconvolgimento societario, se il Parlamento dà mandato al Governo di ratificare questo accordo internazionale, deve avere per lo meno le carte in tavola. Tra l'altro, mi preme sottolineare che ci sono criticità anche per il futuro, nel senso che a questa società noi daremo mandato per realizzare e gestire un importante gasdotto. Per quanto riguarda i profitti e i ricavi della società, questa li regolerà con i Paesi oggetto dell'accordo – ovverosia noi, l'Albania e la Grecia – in base ad accordi bilaterali tra i Paesi stessi e la Nazione in cui risiede la società medesima. Peccato che essa ha sede nella Confederazione elvetica, e purtroppo – lo sottolineo- non abbiamo ancora perfezionato gli accordi bilaterali sulla doppia imposizione. Mi risulta anche che la Confederazione elvetica per il momento è ancora inserita, solo da parte del nostro Paese, nella famosa black list, e questo sicuramente creerebbe un ginepraio per quanto riguarda tutte le questioni dei profitti che derivano da questo importante investimento che viene fatto, giacché per la realizzazione di questa rilevante opera si dice che saranno necessari 24 miliardi di dollari americani. Credo pertanto che regolare anche le questioni relative ai profitti sia senz'altro opportuno. Purtroppo, devo anche rilevare che all'interno di questo pacchetto non abbiamo trovato un riferimento chiaro e puntuale agli interessi del nostro Paese. Non è citata ENI che ha una quota azionaria, né Snam Rete Gas o altri. In questo momento di grande sofferenza del Paese per quanto riguarda le questioni societarie internazionali ed il grande progetto industriale italiano siamo un po' sconcertati dal fatto che ciò non venga puntualmente chiarito. O meglio, sarebbe giusto che fosse chiarito che esistono eventuali accordi che noi non conosciamo. Facciamo questa riflessione in pieno spirito collaborativo, sottolineando il fatto che il Gruppo della Lega Nord non è contrario a questo provvedimento. Anzi, siamo talmente favorevoli che chiediamo di fare una riflessione più organica per poter deliberare in maniera serena, cosa che adesso ci risulta più difficile fare data la mancanza di chiarezza. Le carte non lasciano dubbi al riguardo. La riflessione che tramite lei, signor Presidente, vogliamo sottoporre al Governo e al relatore è la seguente: se non sia opportuno trovare una soluzione per modificare la relazione o rendere edotto il Senato affinché tutto sia più trasparente, visto che parliamo di energia e di un approvvigionamento di gas che riguarderà il Paese per i prossimi trent'anni. Credo che tale riflessione possa risultare utile al Parlamento per evitare brutte figure, ma anche al Governo per collocarsi in ambito internazionale con una credibilità che, in ogni caso, deve essere rafforzata. (Applausi dal Gruppo LN-Aut). DE PETRIS (Misto-SEL). Domando di parlare. PRESIDENTE. Ne ha facoltà. DE PETRIS (Misto-SEL). Signor Presidente, il testo sottoposto oggi al nostro esame, come appare evidente, contiene, per così dire, una serie di incongruenze. Riteniamo sia assolutamente necessario che l'esame del provvedimento sia rinviato, perché su di esso sono state presentate anche una questione pregiudiziale ed una sospensiva. La questione sospensiva presentata dal mio Gruppo tra gli aspetti considerati poneva il problema degli assetti societari, oltre quelli relativi alla VIA e ad altro. Peraltro abbiamo presentato una questione sospensiva su elementi che oggi risultano non più veri. Ritengo quindi che il rinvio dell'esame sia quanto mai opportuno. PRESIDENTE. Invito il relatore ed il rappresentante del Governo a pronunziarsi sulla questione rappresentata dal senatore Crosio. ROMANI Paolo, relatore. Signor Presidente, la sottolineatura del senatore Crosio, in particolare, pone un problema reale, nel senso che nella relazione introduttiva si parla di una configurazione societaria diversa da quella odierna. Siccome è oggettivamente vero che il Governo si è largamente speso perché il TAP andasse a conclusione – e sappiamo quanto abbia dovuto combattere anche nei confronti dell'Europa, che privilegiava altri metanodotti che andavano invece nella direzione dell'Europa centrale senza passare per il nostro Paese – è bene che su questo progetto ci sia chiarezza assoluta e definitiva. E non è irrilevante la questione della composizione azionaria del TAP stesso. La relazione è anch'essa storicamente ineccepibile, nel senso che, nel momento in cui è stata scritta, riprendeva esattamente la configurazione societaria del TAP. L'aggiornamento avvenuto successivamente, in data 30 luglio, oggettivamente cambia però la configurazione dell'assetto societario dell'azienda stessa. È quindi importante, a mio avviso, che su questo punto vi sia un approfondimento da parte del Governo e, successivamente, da parte del relatore Per questo, signor Presidente, tenderei ad accogliere la richiesta di rinvio per esaminare però il provvedimento immediatamente, alla prima seduta utile, così da consentire al Governo di preparare una relazione orale a completamento della relazione introduttiva, che consenta a tutti di conoscere esattamente la situazione di quest'azienda strategica – devo dire – nell'hub energetico che potrebbe diventare il nostro Paese grazie anche a questa installazione infrastrutturale. DASSU', vice ministro degli affari esteri. Signor Presidente, ho ascoltato con molta attenzione i rilievi del senatore Crosio e le precisazioni che sono seguite anche da parte del relatore. Il senatore Romani ha giustamente osservato che si tratta di aspetti cruciali, ed era del resto mia intenzione fornirvi oggi un aggiornamento puntuale sulla situazione. D'altra parte, la relazione è stata prodotta prima dei cambiamenti nell'assetto societario, intercorsi – come è stato correttamente ricordato – lo scorso 30 luglio. Ritengo sia dunque giusto un aggiornamento che dia modo al Governo di intervenire nuovamente sia sull'assetto societario, sia sulle vendite che ci sono state nel frattempo, nel corso del mese di settembre, sui volumi di gas del TAP. Quello che vorrei però sottolineare è che la ratifica di questo accordo internazionale da parte del Senato è assolutamente cruciale ed è fondamentale che avvenga in tempi brevi. Come Governo siamo dunque più che disponibili a fornire gli aggiornamenti richiesti. Inviterei i senatori, in sede di Conferenza dei Capigruppo, a calendarizzare la trattazione di questo provvedimento nel tempo più rapido possibile perché, come sapete, il consorzio TAP dovrà prendere una decisione finale di investimento nel prossimo futuro. È dunque assolutamente decisivo che, dopo i Parlamenti di Grecia e di Albania, anche il Parlamento italiano ratifichi questo accordo. PRESIDENTE. Colleghi, se non vi sono osservazioni, resta stabilito che l'esame del provvedimento è rinviato ad altra seduta, secondo le decisioni che verranno assunte dalla Conferenza dei Capigruppo. A questo punto, poiché altri temi sono già all'ordine del giorno della seduta antimeridiana di domani, passiamo agli interventi di fine seduta. Fonte sito del Senato: http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=17&id=716889

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