Ilva, verso il commissariamento. Scontro Prodi-Marescotti

Taranto. Una dichiarazione di Prodi al Fatto quotidiano infiamma la polemica. Stasera le ultime ratifiche del Governo sullo stabilimento

di Gabriele Caforio TARANTO – L'unica strada percorribile per l’Ilva sembra essere quella del commissariamento. Tuttavia, si attendono per questa sera le ultime ratifiche sul caso da parte del Governo che è alle prese da due giorni con un vertice d'emergenza a cui stanno partecipando, oltre a Letta e Alfano, i vertici (dimissionari) dell'azienda tarantina e la Regione Puglia. Dopo i sequestri record della scorsa settimana, per più di 8 miliardi di euro, la linea del commissariamento è proprio quella che lo stesso Vendola auspicava in questi giorni. Secondo il governatore infatti “l’amministrazione straordinaria” sarebbe l'unica “formula che consente un vero e proprio commissariamento” utile ad avviare le bonifiche e le ambientalizzazioni. E a queste parole ha aggiunto il fatto che la famiglia Riva “non possa mai più essere considerata interlocutore” dell'azienda. Per il salvataggio dell'azienda e per le bonifiche si punta quindi l'affidamento ad un organo dello Stato. Tuttavia, l'epilogo della vicenda è ancora molto lontano, e secondo gli ambientalisti Marescotti e Matacchiera, le evoluzioni di questi giorni denotano il fatto che “aiutare i Riva” attraverso leggi dello Stato (ad es. legge Salva-Ilva) sia stato un vero e proprio “autogol da parte dello Stato” stesso. Inoltre, tra i nuovi dubbi sollevati dagli ambientalisti ce n'è anche uno sul sindaco di Taranto Ippazio Stefàno. Non si spiegano infatti come mai non sia ancora stata presentata da parte del sindaco una formale citazione di risarcimento per i danni causati dall'Ilva (così come accertato dalla sentenza della Cassazione dell'ottobre 2005 sui parchi minerali). Sempre Marescotti ha precisato ieri come la discussione sulle sorti del siderurgico amplificata da vari media negli ultimi giorni, che sono arrivati a parlare di 40.000 posti di lavoro a rischio, sia in realtà una bufala. A confermarlo ci sarebbero i numeri. I dipendenti dello stabilimento tarantino infatti sono 12.859 e se anche si aggiungesse l'indotto tarantino, che si aggira sui 3.000 lavoratori, e gli altri lavoratori dipendenti dai Riva nel resto del mondo, si arriverebbe al massimo a 24-25.000 lavoratori visto che i dipendenti dei Riva nel mondo sono in totale 21.711 lavoratori. È di questa mattina invece la discussione a distanza su alcune vicende storiche dello stabilimento sempre tra il professore tarantino, Marescotti, e il professore bolognese, Romano Prodi. A far scattare la molla tra i due sono state le dichiarazioni rilasciate da Prodi al Fatto Quotidiano secondo cui: “E’ stata la città ad andare addosso all’Ilva, non l’Ilva addosso alla città… Se la gente non fosse andata ad abitare lì, così addosso all’acciaieria forse non sarebbe stata così aggredita dall’inquinamento”. Non si è fatta attendere la replica del professore tarantino che precisa che le case più vicine allo stabilimento (quelle di via Lisippo, a meno di 150 metri) portano come anno di costruzione il 1956 mentre la prima pietra dello stabilimento è stata posata nel luglio del 1960. Case che, tra l'altro, sono state frutto di edilizia pubblica e non di abusivismi. “A sbagliare – continua Marescotti – furono i dirigenti delle Partecipazioni Statali che autorizzarono la costruzione dello stabilimento siderurgico di Taranto ‘al contrario’: ovvero l’area a caldo (la più inquinante) venne infatti realizzata vicino alla città e l’area a freddo (la meno inquinante) fu posizionata a maggiore distanza dalle case. Assurdo”. Intanto, per il prossimo lunedì 3 giugno, alle ore 10.30, Vendola ha convocato, a Bari, un vertice sulla questione Ilva, invitando i senatori e i deputati della Puglia, il presidente del Consiglio regionale pugliese, i presidenti dei gruppi del Consiglio regionale della Puglia, i consiglieri regionali della provincia di Taranto, il sindaco della città di Taranto, gli assessori regionali Lorenzo Nicastro, Loredana Capone, Leo Caroli e Fabrizio Nardoni e i rappresentanti dei sindacati. 24 maggio 2013 Ilva, sequestri record. Bonelli: ‘ora nuove prospettive’ di Gariele Caforio TARANTO – Settimana di sequestri eccellenti all'Ilva e ai Riva. Mercoledì scorso, infatti, la Procura di Milano aveva sottratto alla famiglia Riva, tra Milano e Taranto, oltre 1,1 miliardi tra immobili, titoli e attività finanziarie per reati fiscali e riciclaggio. Disponibilità finanziarie che, secondo l'accusa, sarebbero state rese irreperibili nel corso degli anni per essere portate all'estero. È di oggi invece la notizia di un sequestro cautelativo ancora più ingente, di ben 8,1 miliardi di euro, disposto dal Tribunale di Taranto sempre nei confronti di Ilva e RivaFire Spa con un'ipotesi di accusa di associazione a delinquere finalizzata a reati ambientali. A restare fuori dal sequestro è solo la fabbrica tarantina e tutti quei beni che per effetto della legge “Salva-Ilva”, ritenuta costituzionale dalla Consulta lo scorso aprile, sono necessari per la produzione finalizzata a sostenere le spese di rifacimento degli impianti. Si è di fronte ad un colosso dell'acciaio che improvvisamente sembrerebbe diventare un fantasma. Ecco il dispositivo di sequestro:

Tuttavia gli oltre 8 miliardi di sequestri odierni aprirebbero la strada a delle nuove prospettive. Ad affermarlo è Angelo Bonelli, presidente dei Verdi. “Con oltre 8 miliardi si potranno fare le bonifiche, istituire l'area ‘no tax’ portando ad un programma di risanamento ambientale e di nuova occupazione di almeno 20mila nuovi occupati permanenti. Si apre a Taranto e anche in Italia una nuova e storica pagina grazie alla magistratura tarantina e purtroppo non alle istituzioni”. E i sequestri di oggi prendono origine proprio da un esposto presentato dallo stesso Bonelli il 30 novembre scorso alla Procura di Taranto presso gli uffici della polizia giudiziaria della Guardia di Finanza. Nell'esposto Bonelli chiedeva, ai sensi dell'articolo 316 del Codice Penale, il sequestro cautelativo e conservativo dei beni mobili e immobili e dei titoli e conti correnti della Famiglia Riva. Infatti il Codice Penale, all'articolo 316, recita che “Se vi è fondata ragione di ritenere che manchino o si disperdano le garanzie per il pagamento della pena pecuniaria, delle spese di procedimento e di ogni altra somma dovuta all'erario dello Stato, il pubblico ministero, in ogni stato e grado del processo di merito, chiede il sequestro conservativo dei beni mobili o immobili dell'imputato o delle somme o cose a lui dovute, nei limiti in cui la legge ne consente il pignoramento”. Inoltre se vi è una fondata ragione di ritenere che “manchino o si disperdano le garanzie delle obbligazioni civili derivanti dal reato, la parte civile può chiedere il sequestro conservativo dei beni dell'imputato”. La bonifica di Taranto – conclude Bonelli – è un atto di giustizia importantissimo non solo per salvare la città dall'inquinamento ma anche per salvaguardare l'occupazione. Ripulire Taranto dalla diossina e dall'inquinamento rappresenta una opportunità per dare lavoro agli operai (e non solo) che rischiano di perderlo a causa della crisi dell'Ilva. Articoli correlati: Ilva, in arresto il presidente della Provincia Florido Ilva, nessun conflitto tra i poteri dello stato Ilva, no al dissequestro Ilva salva per decreto. E io pago Tutti gli articoli dell'inchiesta sull'Ilva: Ilva, potere d'acciaio intrappolato tra Magistratura e Ministero Marescotti, PeaceLink: ‘Taranto è una città compromessa' Dentro i cancelli, ‘Nuovi sacrifici in vista' Ilva. Se anche le banche storcono il naso Chi sono i Riva L’Aia questa sconosciuta

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