Ilva, i defunti ritornano al cimitero

Taranto. Il Comune si prepara a revocare il divieto di sepoltura nel rione Tamburi. La ditta che gestisce il camposanto avrebbe adottato i provvedimenti di sicurezza

TARANTO – Potranno ritornare ad essere seppelliti in cimitero, i defunti del quartiere Tamburi, a Taranto. Alcune settimane fa il sindaco Ippazio Stefàno aveva vietato di inumare i morti presso il cimitero San Brunone, che sorge a due passi dall’Ilva, in seguito alle analisi consegnate a febbraio dall’Arpa in cui si evidenziava, nei terreni della zona attorno allo stabilimento siderurgico, la presenza di un mix letale di diossina, benzoapirene, berillio, mercurio e nichel con un altissimo rischio di contaminazione per le persone. Ma nel frattempo pare che la società cooperativa “L’ancora”, che gestisce i servizi cimiteriali, abbia adottato i necessari dispositivi di sicurezza, fornendo al personale abbigliamento in grado di impedire ogni contatto con il terreno contaminato. In seguito a questi provvedimenti il Comune si starebbe quindi accingendo a revocare il divieto di utilizzo dei campi di inumazione. Ciò permetterà di “liberare” le celle frigorifere dell’ospedale “Santissima Annunziata”, dove i defunti erano stati costretti a sostare, in attesa della “pace eterna” al costo di 6 euro al giorno. Ma la disposizione sindacale di non seppellire i morti nel rione Tamburi è solo l’ultima di tal genere nell’area che circonda l’Ilva. Nel 2010 e nel 2012, anche allora in seguito ad indagini dell’Arpa, Stefàno vietò l’accesso alla aree verdi “non pavimentate” del rione. E, a fine gennaio 2013, su indicazione della Asl, emise un'ordinanza sul rischio proveniente da alimenti di origine animale per la possibile contaminazione con inquinanti dell'Ilva, chiedendo ai cittadini di evitare la raccolta di chiocciole in terreni incolti, la fauna selvatica stanziale e di usare cautela nell’allevamento di galline per l’autoconsumo. Articolo correlato: Lumache, uova, selvaggina. Divieto di raccolta. Sono contaminate 6 aprile 2013 Cimitero inquinato. Vietato sotterrare i morti di Gabriele Caforio Finito il grande via vai dei mesi scorsi di Ministri e autorità nel capoluogo tarantino, i cittadini e le associazioni non hanno smesso di tenere alta l'attenzione sulle vicende dell'Ilva. A marzo infatti si erano autoconvocati al Centro Magna Grecia di Taranto e da quelle discussioni hanno deciso di preparare la manifestazione che si terrà domani mattina a Taranto (partenza ore 10,30 da piazzale Arsenale) e un'altra a Roma per il prossimo 9 aprile (sit-in ore 10,00 a Montecitorio) in concomitanza del pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge Salva-Ilva (Legge 231/2012), a cui hanno già dato adesione diverse realtà “inquinate” del nostro Paese. Il Comitato organizzatore chiede l'abolizione di questa legge perché toglierebbe alla Magistratura la possibilità di sequestrare gli stabilimenti inquinanti definiti di “interesse strategico” nazionale. Una legge, quindi, che a dispetto del nome e della fama che si è già creata riguarda tutti gli stabilimenti di interesse strategico, non solo l'Ilva, e che toglierebbe alle procure italiane la possibilità di compiere sequestri di eventuali impianti inquinanti. La manifestazione tarantina di domani si pone al centro dell'attenzione “non solo per la tutela della salute dei tarantini ma anche per quegli italiani esposti a emissioni cancerogene, genotossiche e neurotossiche di altri impianti, in quanto la legge 231/2012 toglie la tutela ultima costituita dai poteri di sequestro della magistratura quando i decisori politici falliscono o sono conniventi con gli inquinatori”. Il GIP Patrizia Todisco, del Tribunale di Taranto, coadiuvata dalla magistratura tarantina, aveva evidenziato 17 vizi di incostituzionalità in tale legge. È di oggi pomeriggio la notizia, riportata dall'emittente locale Studio 100 TV, che a Taranto non si possono seppellire i morti al Cimitero del quartiere Tamburi (vicino all'Ilva) per via dei terreni inquinati. I morti rimangono nelle celle frigorifere. E su quale sia la reale situazione attuale dei livelli di inquinanti chiede chiarimenti anche Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink. Nella conferenza stampa che si è tenuta ieri assieme a Fabio Matacchiera (Presidente del Fondo Antidiossina Onlus) a sostegno della manifestazione di domani. Non sarebbe chiara, infatti, la posizione dell'ARPA Puglia che «da una parte segnala alla Procura le inadempienze dell’Ilva, dall’altra sostiene che a Taranto la situazione sta migliorando». Sempre secondo Marescotti per il direttore generale di Arpa Puglia, Giorgio Assennato, «l’aria dei Tamburi è buona, ci viene detto che a Taranto il Pm 10 è paragonabile a quello di altre città italiane come Torino e Milano, ma qui è 2,2 volte più pericoloso, come spiega lo studio Sentieri condotto dall’Istituto Superiore di Sanità». Nel frattempo, la Prima sezione penale della Cassazione, ha depositato giovedì le motivazioni della conferma, avvenuta lo scorso 16 gennaio, degli arresti domiciliari nei confronti del patron dell'Ilva, Emilio Riva, del figlio Nicola, e dell'ex direttore dello stabilimento Luigi Capogrosso. Il disastro ambientale, secondo la Cassazione, e' ''certamente riconducibile anche alla gestione successiva al 1995, quando e' subentrato il gruppo Riva”. Intanto, per il prossimo 14 aprile, rimane fissato il referendum cittadino sulla chiusura totale o parziale del siderurgico proposto dal Comitato Taranto Futura nel 2007 a cui saranno chiamati ad esprimersi i cittadini tarantini.

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Gabriele Caforio

Laureato in Scienze Politiche - Politiche pubbliche. Collabora con PeaceLink e IlCorsaro.info. Quando è serio si interessa soprattutto di sviluppo sostenibile, ambiente e sociale altrimenti è sempre in bici!

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