Acquedotto, Fitto contesta la legge

Roma. Il Consiglio dei ministri su proposta di Raffele Fitto ha impugnato la legge sull'istituzione dell'autorità idrica pugliese. Ma si cerca un accordo

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione territoriale, Raffaele Fitto e su conforme parere del ministero dell’Economia e delle Finanze e del Dipartimento per la Funzione pubblica, ha impugnato la legge della Regione Puglia n. 9/2011 sulla “Istituzione dell'Autorità idrica Pugliese”. Secondo il consiglio dei ministri la legge regionale presenta i seguenti aspetti di illegittimità costituzionale: – l’art, 5, comma 6, affida al Direttore Generale della Autorità la predisposizione dello schema di convenzione che regola i rapporti con il gestore del servizio idrico, da sottoporre poi all'approvazione del Consiglio direttivo, attribuendo quindi a tale soggetto una competenza che invece le norme statali di riferimento riconoscono in capo all'attuale Agenzia per la vigilanza sulle risorse idriche e, pertanto, ponendosi in contrasto con l'artico 117, comma secondo , lettera s) Cost. La Corte costituzionale, decidendo su analoga quesione, con sentenza n. 325/2010, ha affermato che le competenze amministrative che le norme dello Stato in materia di servizio idrico mantengono in capo ad organi statali costituiscono espressione della competenza legislativa statale in materia di ambiente e quindi non sono derogabili dalle regioni; – l'articolo 11, relativo al trasferimento del personale, consente il trasferimento presso il nuovo ente pubblico anche di eventuale personale assunto senza la richiesta procedura selettiva concorsuale. Tale disposizione regionale, quindi, contrasta le norme statali di riferimento (articolo 17, commi da 10 a 13, del decreto legge n. 78/2009, convertito dalla legge n. 102/2009) che, per il personale non dirigente delle amministrazioni pubbliche, stabiliscono tassative modalità di valorizzazione dell’esperienza professionale acquisita attraverso l’espletamento di concorsi pubblici con parziale riserva di posti, precludendo alle amministrazioni ogni diversa procedura di stabilizzazione del personale non di ruolo, a partire dal gennaio 2010. Si evidenzia quindi un contrasto con gli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione, nonché con i principi di coordinamento della finanza pubblica, di cui la predetta norme statale costituisce espressione, in violazione quindi dell'articolo 117, terzo comma Cost. Consolidata giurisprudenza costituzionale ha affermato il principio della necessità del pubblico concorso per l’assunzione di personale nelle pubbliche amministrazioni (sentenze nn. 159/05, e 34 e 205 del 2004, n. 235 del 2010 e n. 293 del 2009 e la recente Sent. 127/2011). E’ stato tuttavia, d’intesa con la Regione Puglia, individuato un percorso che potrebbe portare alla modifica delle parti impugnate della legge, anche in considerazione del fatto che l’impugnativa riguarda aspetti circoscritti della stessa e, all’esito, alla conseguente rinuncia alla odierna impugnativa. Il Consiglio dei Ministri ha anche impugnato, sempre su proposta di Fitto (e su conforme parere del Ministero dell’Ambiente e del Dipartimento per la pubblica amministrazione, la legge della Regione Puglia n. 11/2011 recante “Gestione del servizio idrico integrato – Costituzione dell'Azienda pubblica regionale – Acquedotto Pugliese (AQP)”. La legge regionale presenterebbe i seguenti aspetti di illegittimità costituzionale: – l’art. 2, comma 1, prevede che il servizio idrico integrato della Puglia è affidato alla azienda pubblica regionale di nuova costituzione, sottraendo all’Autorità idrica pugliese, soggetto subentrato all’ATO, il potere di affidamento della gestione del servizio idrico integrato, in violazione della competenza legislativa esclusiva statale, alla quale – per consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale (da ultimo, v. sent. n. 128 del 2011) – va ricondotta la disciplina delle Autorità d’Ambito territoriale, in quanto rientrante nelle materie della tutela della concorrenza e della tutela dell’ambiente. La norma regionale in esame affida in via diretta la gestione del servizio ad un ente strumentale della Regione, con la conseguenza che l’Azienda pubblica regionale denominata “Acquedotto pugliese (AQP)” gestisce il servizio idrico integrato non in forza di un titolo concessorio, bensì ex lege, e quindi, fra l’altro, senza limiti di tempo. Inoltre, poiché il diritto comunitario ha affermato che il servizio idrico costituisce “servizio di interesse economico generale”, considerato che i servizi di interesse economico generale sono soggetti alla disciplina della concorrenza (v. art. 86, ex-art. 90, tratt. Ce.), l’affidamento ex lege della gestione di un servizio di interesse economico generale, viola l’art. 117, comma 1, Cost. che impone anche al legislatore regionale il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario, e altresì l’art. 117, comma 2, lett. e), Cost. che riserva allo Stato la materia della tutela della concorrenza; – l’art. 5 dispone il subentro dell’Azienda pubblica Acquedotto Pugliese nel patrimonio e in tutti i rapporti attivi e passivi di “Acquedotto pugliese s.p.a.”, di cui l’azienda pubblica acquisisce tutti i compiti istituzionali e svolge tutte le attività in passato attribuite alla suddetta Spa (comma 6). La società “Acquedotto Pugliese p.a.”, istituita con il d.lgs. 141/1999, non è stata formalmente soppressa (né avrebbe potuto esserlo con legge regionale) quindi la stessa sopravvive senza tuttavia conservare patrimonio e rapporti attivi e passivi, e senza poter svolgere più le attività ad essa già attribuite dal d.lgs. 141/1999, fra cui, per ciò che qui interessa, quella di cui al relativo art. 2, comma 2 (“La società provvede, altresì, alla gestione del ciclo integrato dell'acqua e, in particolare, alla captazione, adduzione, potabilizzazione, distribuzione di acqua ad usi civili, di fognatura e depurazione delle acque reflue”). La suddetta disposizione si pone, pertanto, in contrasto con l’articolo 117, comma secondo lettere e) ed s) della Costituzione, che riservano allo Stato, in quanto rientranti nelle materie della tutela della concorrenza e dell’ambiente, la scelta di attribuire le suddette funzioni e le attività di gestione del servizio idrico ad altro soggetto diverso dalla Acquedotto pugliese S.p.a.; – l’articolo 9, primo comma, infine, prevede che il personale in servizio presso l'Acquedotto pugliese S.p.A., alla data di costituzione dell'Azienda pubblica, transiti nell'organico dello stesso, conservando tutti i diritti giuridici ed economici acquisiti. Tale previsione contrasta con le norme statali (articolo 17, commi da 10 a 13, del d. l. n. 78/2009, convertito dalla legge n. 102/2009), che, per la generalità delle amministrazioni pubbliche stabiliscono, per il personale non dirigente, tassative modalità di valorizzazione dell’esperienza professionale acquisita attraverso l’espletamento di concorsi pubblici con parziale riserva di posti, precludendo quindi ogni diversa procedura di stabilizzazione del personale non di ruolo, a partire dal gennaio 2010. Si evidenzia quindi un contrasto con gli articoli 3, 51 e 97 della Costituzione, nonché con i principi di coordinamento della finanza pubblica, di cui la predetta norme statale costituisce espressione, in violazione dell'articolo 117, terzo comma Cost. Consolidata giurisprudenza costituzionale ha affermato il principio del pubblico concorso per l’assunzione di personale nelle pubbliche amministrazioni (sentenze nn. 159/05, e 34 e 205 del 2004, n. 235 del 2010 e n. 293 del 2009 e la recente Sent. 127/2011). Inoltre, il Consiglio dei Ministri ha esaminato, deliberando la non impugnativa, la legge regionale della Puglia n. 10, che ha modificato la legge n. 1 del 2011 precedentemente impugnata dal Consiglio dei Ministri con riferimento alle norme relative al rimborso delle spese del personale distaccato presso le segreterie dei vertici politici della regione Puglia, e la legge regionale della Puglia n. 12 del 2011 riguardante norme straordinarie per i Consorzi di bonifica.

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