Vita a rotelle

Racale. Sulla sedia a rotelle da 25 anni. Ne aveva 15, quando ha avuto inizio la sua “seconda vita”. E la barriere architettoniche non l’aiutano a dimenticare

RACALE – Piero Astore ha 40 anni. Da 25 è seduto su una sedia a rotelle. A 15 anni, un incidente gli ha cambiato la vita. E lui ha dovuto riorganizzarla. In sella alla sua carrozzina è stato la nostra guida alcune settimane fa, durante il work in progress del reportage “Disabile per un giorno in un giorno da disabile”. L’idea è stata di Aurelia Trianni, dell’associazione “Io amo Racale” (www.facebook.com/ioamoracale), che ha proposto passeggiate in giro per il paese e nelle marine racaline per testare con mani e rotelle l’accessibilità dei luoghi ai disabili. Il risultato delle “visite guidate”, che poi verrà presentato al pubblico con una esposizione di foto e video e con altre iniziative di sensibilizzazione, è che le barriere architettoniche, troppe ancora, impediscono a chi muove in carrozzina il pieno utilizzo degli spazi. Limitandone di fatto la piena indipendenza. Piero lo sa. Ce lo ha detto, sfoderando, di tanto in tanto, durante la nostra chiacchierata, l’arma che lo aiuta a superare i momenti di sconforto: l’ironia. Con Piero abbiamo fatto un tuffo all’indietro, fino al momento in cui, come lui stesso dice, ha avuto inizio la sua “seconda vita”, quella da paraplegico: il momento dell’incidente. Le sue parole, pur a distanza di tanti anni dall’accaduto, sono ancora piene di tristezza e rabbia. Impossibile rassegnarsi alla presenza di infiniti ostacoli che ancora impediscono una vita piena. Eppure Piero non è rassegnato. E infatti incita tutti ad una reazione. Piero, disabile da quando avevi 15 anni. Che cosa ha significato? “Dopo l’incidente è iniziata la mia seconda vita, perché la prima è stata spazzata via. E’ cambiato tutto. Ricordo che dopo essermi svegliato dal coma, oltre ai miei familiari, c'erano un paio di amici che mi stavano accanto… ma subito, 25 anni fa, non mi dissero che avevo perso l’uso delle gambe… è stata una cosa che ho sospettato (prima ancora di comprenderla davvero). Infine, quando vidi la carrozzina, mi fu chiaro che qualcosa non funzionava. Capii che da lì non sarei certo uscito come normodotato. E giorno per giorno, mi accinsi a vivere la mia seconda vita. Tornato a casa (era il 1989), mi accorsi delle difficoltà che da allora non finiscono più”. Riesci ad essere autonomo, a spostarti in carrozzina anche in paese? “Mi sposto in carrozzina, ma la vita autonoma riesco a farla solo in casa, perché già quando comincio ad incamminarmi per le strade non è difficile che mi imbatta in dissuasori che ostacolano il mio andamento, quindi molto del mio percorso lo effettuo in auto facilitandomi grazie alla cortesia delle persone a compiere i miei atti quotidiani: prendere il giornale, le sigarette, il pane, la frutta, ecc. ecc. Però vi assicuro che piacerebbe anche molto a me sbrigarmela da solo… purtroppo in moltissimi casi devo fare i conti con la mancanza di buon senso”. Che cosa manca ancora nei nostri paesi per garantire la fruibilità degli spazi ai disabili? Che cosa avete constatato con le passeggiate organizzate da “Io amo Racale”? “Nessun Paese sviluppato ha così poca attenzione verso i disabili come l'Italia e maggiormente grave è poi qui, nel sud. Da quando frequento l'associazione ‘Io amo Racale’ la situazione delle barriere mi è apparsa ancora più triste di quanto abbia potuto apprendere nei miei 25 anni di disabilità. In quasi tutte le strutture esistono quei gradini che impediscono anche a semplici utenti (mamme con carrozzine o anziani che faticano a salirci su) il loro normale percorso. Le priorità per noi sono i progetti di vita indipendente e quindi la rimozione delle barriere architettoniche che rendono difficile se non impossibile l'accesso ai luoghi pubblici. Spesso la società vede i disabili come diversi e inutili, ed in molti casi i disabili sono costretti a vivere rinchiusi negli istituti, dove si sentono realmente differenti dagli altri e non hanno la possibilità di prepararsi alla competitività del mondo reale. In queste uscite con l'associazione ho riflettuto su una cosa: se le barriere acustiche ci riparano dal rumore, le barriere frangiflutti ci proteggono dalla furia del mare, le barriere al vapore ci isolano dall'umidità, le barriere architettoniche da che cosa proteggono? Vi difendono dai disabili, popolazione di ‘diversi’ che mette in discussione la tranquillità del vivere quotidiano? Eppure esiste una normativa che è tra le migliori”. Perché allora i risultati sono così scadenti? “Purtroppo la normativa da sola non basta e non basta neppure la buona volontà. Anche le nuove costruzioni, che in modo scontato dovrebbero essere accessibili perché elaborata in un tempo che si ipotizza di maggiore sensibilità a certe tematiche, invece non lo sono e si presentano, puntualmente,piene di ostacoli. Bisogna reagire e qualche ‘sana’ azione di denuncia non fa certo male”. E’ poco “utilizzata”, dice Piero. Eppure la norma che regola la costruzione degli edifici a misura di disabili c’è. Stabilisce che “tutte le opere realizzate negli edifici pubblici e privati aperti al pubblico in difformità dalle disposizioni vigenti in materia di accessibilità e di eliminazione delle barriere architettoniche, nelle quali le difformità siano tali da rendere impossibile l'utilizzazione dell'opera da parte delle persone con una qualsiasi disabilità, sono dichiarate inabitabili e inagibili. Il progettista, il direttore dei lavori, il responsabile tecnico degli accertamenti per l'agibilità o l'abitabilità ed il collaudatore, ciascuno per la propria competenza, sono direttamente responsabili”. Quanti “responsabili” ci sono a Racale e in tutto il Salento? Il progetto di “Io Amo Racale” aiuterà a scoprirlo.

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