Roberta Risolo, il mio Salento prezioso

// L’INTERVISTA. Otranto. 30 anni, designer orafa. Le sue creazioni hanno il Salento dentro. Legno d’ulivo e pietra leccese inclusi

OTRANTO – Pietra leccese presa in prestito dal cuore della terra. Sapienti mani di scalpellini che l’hanno erosa e lavorata. Legno d’ulivo intrecciato da restare a bocca aperta. Dove scorrono la linfa e la vita. Ed è possibile perfino sentirle, se ci si appresta con l’orecchio giusto. E’ la natura, che fa prima e meglio dell’uomo. E’ il Salento, che spiazza il visitatore impreparato. Che lo raggiunge in vacanza e poi vuole portarselo via. Il segreto è lì, nei cinque sensi. Nella sensibilità con la quale ci si avvicina ad una meraviglia senza età. Roberta Risolo è una giovane designer orafa di origini idruntine. Il legame con la sua terra ce l’ha nel sangue. Dalle sue radici ha preso l’ispirazione per le sue creazioni. Preziose, mistiche. Racconti di storie lontane, di miti, leggende che, a queste latitudini, sono patrimonio di tutti. E prendono corpo, ancora una volta, attraverso gli strumenti dell’arte contemporanea.

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“Box surprise” prima…

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… e dopo Classe 1983, Roberta è reduce dal successo della mostra personale di gioielli contemporanei ospitata presso l’ex convento dei Teatini a Lecce. Lì ha rivissuto la magia di una cultura popolare antica intrecciata alla sua modernissima sensibilità.

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Anello realizzato in legno d'ulivo e perla bianca I materiali sono quelli antichi: la pietra leccese, i metalli, perfino il legno d’ulivo. Il Salento, la natura, ed il barocco.

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Orecchini con inserti in legno d'ulivo Roberta, perché utilizzare materiali naturali in creazioni d’arte orafa contemporanee? “Mi è impossibile fare a meno di guardare alla mia terra, quando cerco l’ispirazione per un nuovo gioiello ed una nuova linea. Utilizzo il legno di ulivo e la pietra leccese, perché legati alle mie origini. Vorrei valorizzare il Salento negli oggetti che realizzo, reinterpretando sia gli elementi che lo caratterizzano, come l'importante corrente artistica del barocco a Lecce, sia gli stessi materiali”. Qual è il senso di questo accostamento? “Il messaggio è di un ‘ritorno alle origini’. Così anche materiale poco prezioso come l'ottone diventa un gioiello prezioso per il suo contenuto e per la sua lavorazione. Altrettanto, ed anche di più, per i materiali naturali. Chi potrebbe mai affermare che il legno d’ulivo non possa essere un pezzo d’arte”? Che cosa ti incuriosisce di più? La natura, le meravigliose architetture… “Tutto insieme. Impossibile decidere. Guardate al maestoso Palazzo Tamborrino a Lecce. In alcune mie creazioni della collezione ‘Lecce and baroque’ ripropongo l’importante balconata. La pietra leccese è incastonata sotto forma di mattoni, con una perla barocca pendente. E le foglie d'acanto, cornici delle meravigliose chiese, diventano orecchini impreziositi dalle perle naturali. Sono per me fonte di ispirazione anche gli angeli che ritroviamo spesso negli elementi architettonici, come nella Chiesa di Santa Croce. Due in particolare sono stati scelti e rappresentati in un anello, mentre l'angelo che racconta la leggenda su S. Francesco, raffigurato su Palazzo Perrone, diviene collana o bracciale”. E poi c’è Otranto, la tua città d’origine… “Le ho reso omaggio nella collazione ‘Key of the East’, ovvero ‘Porta d’Oriente’, Otranto. Otranto è la città dove ho abitato per 18 anni. La ricordo in molte mie creazioni, perché fa parte di me”. Prima l’elaborazione di una passione irrefrenabile, poi l’ispirazione direttamente dal Salento. Quando hai deciso di “esporti” al pubblico? “Solo un anno fa, quando ho partecipato a dei concorsi di valenza internazionale ed ho curato la mia prima mostra personale. Il riscontro è stato da subito molto positivo e questo mi ha incoraggiata ad andare avanti. Dopo la maturità la tappa importante per la mia formazione e successiva esperienza lavorativa è stata Vicenza. Lì ho lavorato per diversi anni presso un'importante realtà che opera sulle chiusure orafe. E potendo lavorare nell'alta gioielleria, ho imparato molto, soprattutto nella meccanica. Il resto, il cuore, è tutto salentino”.

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