D’Onghia: ‘Confermo il rigore. Ma serve un Governo’

 

Roma. La neosenatrice “montiana” conferma le scelte compiute dal suo leader in qualità di premier e sottolinea la necessità di dare stabilità al Paese

ROMA – Il “rigore” è stato il mantra dell’azione politica del Governo Monti, tuttora in carica nonostante le elezioni politiche dello scorso 24-25 febbraio. Se da una parte però il deficit sembra essere sotto controllo (per il 2013 sarà sotto la soglia del 3%) il debito pubblico invece toccherà nel 2013 il non invidiabile traguardo del 130,4% del Pil. “Dall’anno prossimo – assicura però la neo senatrice di “Scelta Civica per l’Italia” Angela D’Onghia – il debito si abbasserà”. Ma quali sono le prospettive economico-finanziarie del nostro paese? La scorsa settimana Monti ha presentato in conferenza stampa il Documento economico finanziario (Def), in base al quale si decideranno possibili interventi correttivi per l’anno in corso e la Legge di Stabilità per il 2014. Per il 2013 servirà una manovra correttiva di 7–8 miliardi di euro per il finanziamento della cassa integrazione in deroga, la proroga delle missioni internazionali e dei contratti statali dei precari. “Sono convinta – afferma la senatrice montiana – che si possano trovare queste risorse soltanto eliminando tutte quelle spese che non servono, tutti quei bastoni che fermano il nostro progresso”. Sulle previsioni contenute nel Def pesa il mantenimento o meno dell’Imu da parte del futuro governo. Nel documento è stabilito infatti che occorreranno circa 20 miliardi di euro all’anno, nel triennio 2015-2017, per raggiungere gli obiettivi sul piano del debito e del bilancio strutturale, qualora si decidesse di mantenere l’Imu. Tuttavia – precisa una nota di Palazzo Chigi – qualora la stessa non venisse confermata i futuri governi dovranno provvedere alla sostituzione del minor gettito con interventi compensativi”. Che sarebbero molto probabilmente di più ampia portata. Sarà il prossimo Governo a decidere la natura di questi interventi ma la situazione di stallo istituzionale continua. Ora la priorità dell’agenda politica è l’elezione del nuovo Capo della Stato che “potrebbe contribuire – secondo D’Onghia – a sbloccare la situazione, a patto che ad essere eletta sia una personalità forte, capace di dettare le regole e far ragionare i partiti in funzione del bene del paese”. Gli ultimi dati parlano di un debito pubblico che nel 2013 toccherà il picco del 130,4% del Pil, dieci punti in più rispetto al 2011. Segno che il rigore non potrà allentarsi. In queste condizioni come si può far ripartire la crescita? “Nel 2012 sono state poste le basi per quello che sarà il rigore da dover mantenere in futuro. Il rigore non è finito e non possiamo quindi dirci fuori dalla morsa rappresentata dal nostro debito pubblico. L’Italia nel 2011 ha dovuto pagare tassi di interesse molto alti, che pian piano si sono abbassati. I costi inerenti al mantenimento del nostro Stato stanno diminuendo. Infatti dall’anno prossimo già si pensa di avere un debito che andrà sotto il 130% del nostro Pil”. Ma come si fa in questa situazione a favorire gli investimenti e creare lavoro? “Gli investimenti pubblici saranno aumentati man mano che aumenterà il Pil. Non possiamo pensare che siano gli investimenti pubblici a far ripartire la crescita. Noi dovremmo invece far ripartire la crescita dalle imprese manifatturiere italiane, mettendo in atto tutto un sistema di export che in questo momento potrebbe darci dei risultati immediati. Quindi da una parte un sistema industriale che riesce a posizionarsi meglio sui mercati internazionali e dall’altra parte il rigore sui conti pubblici, su quelli che sono stati gli sprechi. Perché attenzione molte di queste spese non sono servite a creare occupazione e crescita ma sono servite soltanto a finanziare quelle sacche che noi in Italia abbiamo e che comunque non producono né crescita né ricchezza e posti di lavoro”. Secondo Lei c’è ancora un rischio “contagio” per l’Italia come affermato alcuni giorni fa a livello europeo? “Io penso che questa sia una notizia giusta. Perché, come lei saprà, in tutte le aziende se, dopo aver fatto dei passi in avanti, si iniziano a fare dei passi indietro, le aziende non si riprendono più. Quindi bisognerà sicuramente continuare ad essere molto rigorosi, proseguire con il discorso della spending review che ancora non è completamente in atto e ridurre effettivamente la spesa di tutti quei settori che non producono crescita e negli anni hanno prodotto soltanto perdita di denaro, di investimenti e di posti di lavoro. Penso che debba essere risolto il problema dell’eccessiva burocrazia, molto lenta. C’è bisogno di avere una giustizia civile che sia più veloce ed incisiva, sicuramente ci sono tante cose che si possono fare, che hanno un costo zero ma che possono far crescere il Pil, avvantaggiare le imprese italiane e il lavoro”. Nel 2013 serviranno circa 7-8 miliardi di euro per affrontare alcune situazioni non più rinviabili, su tutte la cassa integrazione in deroga e i contratti degli statali precari. Dove si troveranno questi soldi? “Sono convinta che possiamo trovare queste risorse soltanto andando ad incidere ed eliminare tutte quelle spese che non servono, tutti quei bastoni che fermano il nostro progresso. Sicuramente dobbiamo fare delle grandi riforme. Lei pensi che soltanto per rifare nuove elezioni servono 400 milioni di euro e gli stessi soldi potrebbero bastare per pagare la cassa integrazione in deroga in due regioni. Credo che già queste siano delle spese eliminabili se si ha a cuore il bene del Paese. Come diceva alcuni giorni fa il presidente di Confindustria Squinzi non abbiamo bisogno in questo momento di persone che portano avanti le loro ideologie ma di persone di buona volontà che agiscano per il nostro Paese”. Secondo Lei l’elezione del nuovo presidente della Repubblica potrebbe veramente sbloccare la situazione? Nelle ultime ore si è fatto anche il nome di Bersani. Voi di Scelta Civica sareste d’accordo? “Noi abbiamo tracciato un identikit di quello che dovrebbe essere il nuovo presidente della Repubblica più che fare un nome. Secondo noi è importante che il nuovo presidente sia una persona di grande mediazione e statura politica ma anche di grande credibilità internazionale, sia da parte delle Istituzioni europee che dei mercati. Una persona che abbia un peso politico importante, che possa rimettere insieme i cocci del nostro Paese. Una persona che deve pensare al bene del Paese e deve lasciare da parte, come ha fatto Napolitano, le proprie idee politiche. Sono convinta che un Napolitano-bis sarebbe eccezionale però dobbiamo anche capire che effettivamente il presidente Napolitano ha avuto un settennato incredibile. Io non so quante altre persone al suo posto avrebbero potuto fare quello che ha fatto lui. Quindi non è importante chi va a ricoprire quella carica quanto il fatto che quella persona, uomo o donna che sia, sia in grado di mantenere l’Italia in piedi, di essere forte nei confronti dei due partiti principali e di portare avanti con grande decisione e stabilità questo nostro paese”. Quindi la situazione dopo questa importante scadenza politica potrebbe sbloccarsi? “Potrebbe sbloccarsi con una personalità forte, capace di dettare le regole, di fare in modo che si ragioni per il bene del Paese e non con altre regole. Sicuramente questo potrebbe essere fondamentale per fare quello di cui il Paese ha bisogno: un governo. E quando parliamo di un governo in questo momento la cosa più sbagliata che noi politici possiamo fare è quello di parlare di governo di sei mesi, un anno. Noi dobbiamo parlare di un governo stabile. Il più grande problema che l’Italia ha avuto, secondo me, negli ultimi venti anni è stato anche quello di avere tanti Governi che si sono succeduti, anche in mano alle stesse persone, che ogni volta hanno fatto solo delle promesse elettorali. Abbiamo avuto un Paese che è andato di elezione in elezione piuttosto che di generazione in generazione”.

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Salvatore Ventruto

Giornalista pubblicista. Ossessionato dal dubbio, prigioniero della curiosità.

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