Servizi sociali. Un Salento a più velocità

Presentata a Lecce l'inchiesta condotta dal mensile del Centro servizi volontariato Salento. Luigi Russo, presidente Csv: “La Regione accelera sulle politiche sociali, i Comuni rallentano”

Un Salento a più velocità: è stato presentato venerdì a Lecce, presso la sede provinciale del Centro servizi volontariato Salento, in via Gentile 1, lo studio realizzato dalla redazione di “Volontariato Salento” (mensile del Csvs) sugli effetti dei Piani Sociali di Zona sul territorio della provincia di Lecce. L'indagine ha fatto il punto sui servizi sociali e sociosanitari erogati e su quelli ancora da attuare, seppur programmati in Puglia dai Piani Sociali di Zona a partire dal 2005. Presenti alla conferenza stampa Luigi Russo, presidente Csv Salento, Serenella Pascali, caporedattore “Volontariato Salento”, Loredana Capone, assessore alla Qualità Sociale della Provincia di Lecce, Elena Gentile, assessore alla Solidarietà Sociale della Regione Puglia. Il dato paradossale che emerge dallo studio “è che le risorse significative a disposizione, oltre 46 milioni di euro, erogate dalla Regione – ha affermato Luigi Russo – se negli Ambiti di Galatina e Maglie sono state spese e tradotte in servizi, in altri si fa fatica a spenderli. Bisogna fare in modo che il sistema vada a regime. In questo senso emerge il ruolo del volontariato che può andare ad agire dove sono le cesure più difficili della società. I volontari vogliono dire la propria a chi governa e amministra, sottolineando che le politiche sociali non possono essere la Cenerentola delle politiche”. Ad oggi si stima che “il totale complessivo delle risorse impiegate sia prossimo ai 33 milioni di euro, che corrispondono al 66% di tutte le risorse programmate – ha precisato Serenella Pascali – ma siamo già a quattro anni dall'avvio dei Piani Sociali di Zona. Vanno sottolineate la mancanza di assistenti sociali sul territorio, uno ogni 8.800 abitanti circa, la tendenza allo spacchettamento, che porta a più servizi con una dotazione finanziaria inferiore, e una gestione associata spesso solo formale per i servizi a valenza d'ambito. Dobbiamo segnalare in questo contesto l'eccellenza di Galatina, con il 98% dei servizi attivati, e ribadire che solo con una progettazione partecipata si può davvero rispondere ai bisogni”. Sono molti “i punti che non vanno e su cui occorre lavorare – ha aggiunto Loredana Capone –, in primo luogo le difficoltà che si incontrano nella gestione associata dei servizi. C'è poi l'esigenza di gestire le risorse qualificandole come obiettivi, monitorando e valutando le attività degli ambiti. Bisognerebbe puntare ad una vera e propria 'managerialità' nella gestione delle risorse, in modo che ciascun Comune possa arrivare a garantire i livelli essenziali di assistenza”. C'è anche “un gap culturale con cui occorre fare i conti – ha concluso Elena Gentile – dovuto al fatto che la capacità di governo non ha ancora abbattuto la vecchia idea del welfare di tipo assistenziale. Bisogna quindi che chi ha responsabilità di governo se le assuma fino in fondo, ed è importante anche valorizzare e fare tesoro delle buone prassi, lavorando insieme. Qui il volontariato può svolgere un ruolo efficace come presenza positivamente critica e antenna sensibilissima, non solo per la programmazione ma anche per verificare i risultati di quello che si è messo in campo”.

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