Processo Boc. Salvemini: ‘L'abbaglio di una stagione di governo’

Lecce. Il consigliere di Lecce Bene Comune commenta la sentenza di condanna del processo buoni obbligazionari comunali

LECCE – Un “contesto viziato”. Così Carlo Salvemini, consigliere di Lecce Bene Comune, definisce l’ambiente nel quale è maturata l’operazione Boc. Salvemini interviene al termine del processo di primo grado nato dall’inchiesta sui buoni obbligazionari comunali che ha visto condannati, e con condanne pesanti, l’ex assessore comunale De Leo e l’ex dirigente del settore economico Naccarelli. “Non esulto per la condanna degli imputati nel processo BOC, pesantissima – dice Salvemini -. Che riconosce gli stessi colpevoli di reati ulteriori rispetto a quelli richiesti dal pm: il peculato (ossia l'appropriazione di pubblico denaro) oltre il falso e l'abuso; l'interdizione di pubblici uffici; la restituzione di un milione di euro al Comune. Vale la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio, certo. Ma alcune conclusioni si possono già trarre se si considera che la stessa Amministrazione comunale s'è costituita parte civile”. “Dopo sei anni (era il 27 gennaio 2007) da quella conferenza stampa con la quale rendemmo pubblico il vergognoso incentivo legato all'emissione del Boc – aggiunge il consigliere -, non posso che constatare come un'operazione cosi spudorata potesse maturare solo all'interno di un contesto ‘viziato’: caratterizzato da senso dell'impunità, spregiudicatezza politico amministrativa, insofferenza alla regole, delirio di onnipotenza. Nel quale vennero concepite, approvate, realizzate tutte quelle operazioni che hanno messo in ginocchio il Comune dal punto di vista finanziario; puntualmente e tempestivamente censurate e contrastate dalla minoranza consiliare; e confermatesi tutte meritevoli di indagini penali e contabili. Se non si parte da questa ricostruzione di contesto non si riesce a comprendere come sia stato possibile confezionare le sciagurate operazioni di Via Brenta, del filobus e appunto del Boc; immaginandosi sempre dalla parte della ragione, indifferenti e sordi a tutte le contestazioni che venivano mosse”. Secondo Salvemini, furono anni di “colpevolissima leggerezza”, che poterono contare su una combinazione di condizioni decisive: “consenso popolare, inadeguatezza degli organi di controllo interni, asservimento di parte della burocrazia comunale alle volontà dell'organo politico”. La sentenza impressiona quanti in questi anni, e ancora oggi, a Palazzo Carafa hanno minimizzato la portata di queste vicende, banalizzandole. Considerando alla stregua di errori e leggerezze individuali quelli che erano veri e propri reati; non assegnando significati adeguati alla ricostruzione meticolosa, documentale e oggettiva che nel tempo era stata disposta da inquirenti e magistrati contabili. Al punto da assegnare al dirigente sotto processo e già condannato dalla Corte dei Conti per ‘evidente danno procurato alle finanze comunali’ la gestione di attività impegnative e delicate dal punto di vista delle responsabilità e delle risorse. Oggi si dovrebbero leggere quelle vicende con occhio più severo e obiettivo. Considerarle l'abbaglio di una stagione di governo che ha prodotto danni e reati. Dei primi oggi paga il prezzo la città di fatto in dissesto. Dei secondi rispondono in pochissimi. La responsabilità penale – conclude il leader di Lecce bene Comune – è personale. Quella politica di tanti”. Articolo correlato: Processo Boc. Le condanne: dieci anni a De Leo e Naccarelli

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