La croce negata

Il divieto della pratica cristiana di tatuarsi in fronte la croce è uno dei fattori che innescarono il fenomeno del tarantismo

(ph: la croce di Tanit su una colonna messapica incassata nella facciata laterale della chiesa della Madanna dell'Alto, Campi-Cellino) Durante i vari sondaggi sul tarantismo spesso le donne nominavano, in modo confusionario, il concilio di Nicea. – La taranta non c’è più, me lo disse mia nonna, fu colpa del concilio di Nicea, quando sciolsero tutti i diavoli, anche la tarantola, ma poi fecero un altro concilio di Nicea per legarli. – Taranta? Tutto colpa del concilio di Nicea. – Non c’è più la taranta da quando hanno fatto il concilio di Nicea. Questo tipo di risposte vennero scartate a priori da tutti, perché considerate inattinenti al tarantismo ed irrazionali, in quanto il concilio di Nicea fu nel 787 ad opera del papa Adriano I. Finché , quando l’Università di Lecce iniziò a studiare il fenomeno delle tarantolate come adorcismo (forma di esorcismo, quando l’entità che possiede non viene mai allontanata completamente, ma ritorna periodicamente nel corpo della posseduta), iniziai anch’io ad eseguire interviste sulle possedute salentine. Anche nelle indagini sulle indemoniate di Sant’Antonio tornava sempre il concilio di Nicea nelle risposte delle donne. Così mi convinsi che questo evento fosse stato tramandato perché in effetti aveva scatenato qualcosa nella popolazione femminile del Salento. Andando per esclusione, l’unico evento possibile legato al concilio era il divieto da parte della chiesa di eseguire il tatuaggio, ritenuta una pratica proibita dalla Bibbia. In quegli anni era consuetudine nel mondo cristiano tatuarsi una croce in fronte. Il divieto venne ribadito più volte in altre bolle papali, finché la pratica non venne debellata del tutto, nel Medioevo, quando comparvero le prime tarantolate. Percorriamo insieme la storia del tatuaggio e vi renderete conto di quanto stretto è il legame tra il tatuaggio, l’esorcismo e la divinità ragno. La mummia tatuata più antica del mondo risale al 3.300 a C; venne ritrovata sulle Alpi. In principio si pensò fosse un neandhertaliano, ma dalle indagini genetiche risultò appartenere ad un aplogruppo Y, i cui antenati migrarono nel Neolitico dall’Asia Minore. Sono state trovate tracce del suo dna in Corsica e Sardegna. Molto evoluto rispetto agli altri ominidi, infatti aveva con sé un sacchetto di semi di cereali. Provo sempre una grande emozione quando immagino quest’uomo preistorico, armato di bastoni, attraversare Asia ed Europa insegnando agli altri l’insemina, mi ricorda Trittolemo del mito di Demetra. Venne battezzato dai suoi scopritori con il nome Otzi. Il suo corpo aveva 60 tatoo, segni di linee parallele sulla schiena ed una croce sul piede.

mummia Otzi

Una croce tatuata sulla m ummia di Otzi La dottoressa che analizzò i tatuaggi, sostenne che si trattava di una pratica medica, in quanto erano eseguiti in punti dove vi erano fratture. La tecnica era molto moderna, eseguita con un punteruolo e la cenere. Parlare di medicina nel Paleolitico o nel Mesolitico è una forzatura, è voler attribuire dello scientifico a tutti i costi ai nostri antenati. Si trattava di esorcismi: in società preistoriche, vi era la pratica dell’animismo semplice. Ovvero tutto aveva un’anima. La malattia era identificata con la possessione e se un uomo si fratturava con un sasso ad un piede, lo spirito del sasso si era impossessato del piede e bisognava esorcizzare per mandare via lo spirito. Quando si provava sollievo nel dolore, l’esorcismo era riuscito, è così che inconsapevolmente si sfociava nella medicina. Quindi la croce risulta essere uno dei primi simboli esorcizzanti nella popolazione indoeuropea e lo è tuttora. Il tatuaggio era una pratica molto diffusa nella preistoria e nella storia, per non disperderci seguiamo solo il popolo indoeuropeo. Un’altra mummia tatuata molto antica e famosa è la principessa Ukok: risale a 2.500 anni fa, trovata in Siberia, quasi al confine con la Mongolia, in un tronco d’albero. Al suo fianco due guerrieri, anch’essi tatuati, cavalli con fantastici copricapi e selle a forma di cervo; nel suo corredo un sacchetto di marijuana ed una pipa. I tattoo della principessa sono di una bellezza estrema, la cosa che sorprende è la contemporaneità della grafia e la tecnica, sembrano tatoo ideati e realizzati da un artista legato con il mondo dei rave.

cerva Ukok

La cerva tatuata sulla principessa Ukok Dalle perizie fatte sulle mummie è risultato che erano indoeuropei nomadi, lo stesso gruppo nomade che probabilmente si innestò con popolazioni dell’America settentrionale importando il culto della dea ragno, divinità acquatica portatrice del fuoco sacro. In un primo momento si pensò si trattasse di tatuaggi per l’identificazione personale, ma una testolina di cerva che faceva capolino sulle dita della sciamana, fece capire che si trattava di tatoo per scongiurare la possessione, vedendo l’analogia con i tatoo del popolo di Ainu. Gli ainu sono un’etnia indoeuropea in Giappone, la loro origine è misteriosa. Gli etnologi sostengono diverse tesi sulla loro origine: una è che provenivano dall’Asia tramite una migrazione durante la glaciazione e che rimasero isolati nelle isole giapponesi quando si sciolsero i ghiacciai; un’altra è che si tratti di una migrazione degli andamanesi. I giapponesi li chiamavano ‘figli del ragno’, per la loro antica religione del ragno creatore. Loro si sono sempre definiti ainu, che vuol dire nella loro lingua ‘io ho uno spirito’. Oggi sono ancora animisti, il ricordo del ragno creatore è stato disperso. Le donne ainu, prima del matrimonio, usano tatuarsi le mani, i polsi e la bocca per impedire agli spiriti di impossessarsi di loro (secondo gli ainu gli spiriti entrano nel corpo da queste zone). Sulla bocca si tatuano una mezza luna, una barca. Ricordiamo che la dea barca probabilmente doveva chiamarsi ‘tarana’, simile a ‘taranta’. Quest’usanza ricorda una leggenda della Germania del nord, secondo la quale di notte l’anima può uscire dalla bocca sotto forma di ragno. I tatuaggi ai polsi ed alle dita hanno disegni simili ai pigmei delle isole andmane, nell’Oceano Indiano, una delle etnie più antiche della terra andmanese. La loro religione è l’animismo semplice, credono nel ragno creatore e capodemone, vivono di caccia e pesca. Rimando in un’altra sede il legame tra gli andamanesi, i popoli dell’Africa centrosettentrionale e gli indoeuropei. Tornando al popolo ainu, i greci denominavano ainos le genti nomadi che provenivano dalla Tessaglia, un ponte tra la Grecia e l’Asia minore. Inoltre un borgo messapico tra Lecce e Brindisi aveva il nome Ainoli. Tutto mi lascia credere che esisteva in Asia minore quest’etnia indoeuropea dalla quale discendono gli ainu del Giappone, anche se i genetisti gli attribuiscono origini siberiane. C’è un legame anche tra gli ainu e l’etnia indocinese del monte pindaya, dove troviamo il dio ragno: pindaya deriva infatti da pinguya che vuol dire ‘a forma di ragno’, ‘fatta dal ragno’. Notate che le pindaie e pindacciuse nell’Italia meridionale e in Sardegna erano le fattucchiere legate al ragno o alla parca. Questi indigeni animisti passarono direttamente dall’animismo del dio ragno al buddismo; guarda caso una simbologia sulla fronte, il terzo occhio di budda, debellò del tutto il ragno, non posso fare a meno di vedere un legame fra la croce tatuata in fronte dai primi cristiani. Tutto viene tramandato da una leggenda dove il ragno muore ma rinasce sotto forma di orso. Tra gli ainu troviamo la consuetudine di liberare lo spirito del dio supremo, sacrificando un orso, durante l’iniziazione dei fanciulli. Non essendo il popolo di pindaia un’etnia indoeuropea, non ci resta che presupporre che la divinità ragno sia stata importata dai nomadi indoeuropei o dalle isole andamane.

trattato antropologia

Dal trattato di antropologia del 1922, andamanis islanders Quindi, ricapitolando, troviamo nel popolo indoeuropeo la consuetudine di tatuare mani e viso per impedire la possessione. La pratica del tatuaggio la troviamo anche tra i greci, i traci ed i romani. Quest’ultimi però sono i primi ad eseguire il tatuaggio come identificazione. Nel seno dell’impero romano nasce l’usanza tra i cristiani di tatuare sul viso la croce. Non credo nasca per proclamare la propria fede, visto che in alcuni luoghi venne praticato il tatuaggio clandestinamente; non mi resta che pensare al fatto che negli antichi misteri del dio ariete egiziano, era proibito l’accesso ai posseduti. Mi sembra più congruente supporre che i cristiani praticassero il tatuaggio per impedire ai demoni di impossessarsi del proprio corpo per poter accedere puri a ciò che rimaneva degli antichi misteri: l’eucarestia. La censura da parte della chiesa di questa pratica fu l’interruttore, l’input, che scatenò la possessione del ragno nelle donne salentine, re-innescando un rito preistorico nel contesto cattolico.

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