Francesco Ria, ‘Diventerò’ un cervellone

LA STORIA DELLA DOMENICA. Milano. Una borsa di studio da 25mila euro da parte della Fondazione Bracco. Storia di una mente brillante. Dal Salento a Milano

MILANO – Una laurea in Fisica all’Università del Salento, nella quale ha studiato i tempi di arrivo dei raggi cosmici nell'esperimento Argo Ybj. Poi una breve esperienza su un progetto di ricerca all'Isufi, sempre a Lecce, ed un master presso la Fondazione Istud di Milano su applicazioni farmaceutiche delle scienze, gestione d'impresa e marketing. Ancora: uno stage presso la Sorin (azienda biomedicale) in provincia di Vercelli e l’assunzione presso un’azienda di radiofarmaci che lo manda a lavorare al Policlinico di Milano dove entra in contatto con il mondo – “fantastico”, dice lui – della fisica medica. Nasce e cresce così un “cervello” italiano. Nasce nel Sud del Sud, il Salento, dove per i cervelli come lui ci sono poche possibilità. Ma a volte ci sono le persone giuste – come il prof Paolo Bernardini, relatore della sua tesi di laurea – che fanno comprendere l’importanza del dare ascolto alle proprie passioni. Il cervello in questione si chiama Francesco Ria, classe 1982, salentino di Collepasso. Fresco fresco di un riconoscimento nazionale: il premio “Diventerò”, messo in palio dalla Fondazione Bracco, che ha assegnato 40 borse di studio ad altrettanti giovani – studenti universitari, dottorandi, ricercatori – under 30 di talento. Una sorta di infusione di ottimismo e di speranza nel futuro in chi ha il compito di costruirlo, il futuro. I premi, dai 10mila ai 25mila euro sono stati consegnati il 4 aprile presso il Teatrino di via Cino del Duca a Milano. A Francesco la Fondazione Bracco ha riconosciuto una borsa di studio di 25mila euro oltre, come per ciascun vincitore, un programma di mentorship, ovvero la possibilità di seguire un progetto sotto la guida di un esperto che, nel caso di Francesco, è stato Sergio Papa, 60 anni, direttore della diagnostica per immagini del Centro diagnostico italiano. A premiazione avvenuta ed a riflettori ormai spenti sulla cerimonia di consegna, abbiamo incontrato Francesco. Che, tra l’altro, è un “amico” del Tacco d’Italia, avendo collaborato con la nostra testata dai suoi inizi. Gli abbiamo chiesto, da profani del settore, di spiegarci in parole semplici di che cosa si occupa attualmente. Dopo gli studi, il perfezionamento della formazione, poi l’assunzione in azienda. E dopo? “Poi l'azienda mi licenzia senza tanti complimenti e senza giusta causa; faccio causa e ottengo la revoca del licenziamento, ma poi passo comunque a collaborare con il Centro Diagnostico Italiano. Attualmente mi occupo di seguire la medicina nucleare e seguo le attività del servizio di Fisica Sanitaria. In particolare tutta la radiologia e, soprattutto, radioterapia con Cyberknife: in questo momento il più avanzato sistema di radioterapia e radiochirurgia stereotassica. Sto per iniziare il quarto e ultimo anno della Scuola di Specializzazione in Fisica Medica alla Statale di Milano”. Dove porterà la tua ricerca? “Fino ad oggi mi sono occupato in particolare di qualità dei radiofarmaci e di radioterapia. Il progetto che stiamo portando avanti si basa su un software commercializzato dalla General Electric che consente di mettere in rete tutte le nostre apparecchiature radiologiche digitali (Tac, mammografie, Radiologia digitale) in modo da estrarre i dati delle dosi di radiazioni assorbite ai pazienti. Questo ci consente di analizzare su larga scala questi dati, di evitare esposizioni eccessive per i pazienti e, per la prima volta, archivieremo questi dati che saranno a disposizione per sempre dei pazienti o dei medici di famiglia che ne facciano richiesta. Cosa molto importante, a regime, contiamo di riuscire a sviluppare anche dei processi di ottimizzazione tali da consentire di ridurre la dose di radiazioni a parità di qualità dell'esame radiologico. I tempi per i primi risultati sono molto brevi: entro fine anno”. Quale rapporto si è creato con il tutor che ti ha guidato nel progetto premiato? “Il dott. Sergio Papa è il direttore di tutto il Dipartimento Imaging e Radioterapia del Cdi ed è molto entusiasta e segue molto da vicino questo progetto. Per quanto riguarda gli aspetti più operativi figure importantissime sono i fisici medici del centro: Achille Bergantin, Cristina Vite, Anna Stefania Martinotti e Marta Invernizzi. Sono loro a guidare il lavoro e a consentire di risolvere i problemi tecnici e scientifici che sorgono quando si tenta di far comunicare tra loro tante macchine, tecnologicamente avanzate, come nel nostro progetto. Età media di poco superiore ai 30 anni”. Il premio indetto dalla Fondazione Bracco si chiama “Diventerò”. Sei riuscito a capire che cosa diventerai? “Non ho mai avuto illusioni particolari. Mi sono appassionato a moltissime cose, ma non ho mai pensato dove o cosa sarei diventato. Ho sempre visto la vita come una specie di lotteria: uno deve comprare il biglietto per partecipare, ma poi la vincita dipende da troppi fattori, molti dei quali casuali. Certo che quanti più biglietti si riesce a comprare, tanto più crescono le possibilità di vincita… Cosa diventerò, invece, lo so da sempre con certezza: vincerò la medaglia d'oro sui 200 metri a qualche olimpiade. Mi fa piacere aggiungere che la soddisfazione più grossa è quella di essere riuscito ad incontrare tante persone valide e disponibili. E tanto più disponibili quanto più preparate. In cambio ho offerto tanti bei racconti sul Salento! Che rimane sempre nel cuore, ma che fa fuggire tante persone. La mortificazione che ho provato dopo la laurea giù non l'ho più provata in nessun altro momento. Nemmeno in quelli più difficili e incerti del licenziamento. Al Sud il nepotismo e il clientelismo sono la prima fonte di consenso elettorale e di potere. Non solo: c'è uno snobbismo da parte della nomenklatura politica e accademica che ha pochi eguali nel Sistema Solare. Forse nei miei confronti era anche opportuno, perché non sono mai stato uno studente brillante. Ma tanti altri miei compagni di studi ora sono in giro per il mondo solo perché qui non vantavano amicizie tali da garantire loro un futuro e un lavoro. E questo fa abbastanza schifo. Poi ci sono i ‘soloni di paese’ quelli che affollano le piazze dei nostri paesi e che sanno tutto di tutti senza mai aver messo il naso fuori dalla ‘villa’. Ho fatto una esperienza in politica nel mio paese. Tante belle esperienze nel conoscere Collepasso e i collepassesi. Ma mi sono restate anche tanta tensione e tanta mortificazione da parte di chi vuole che i giovani se ne vadano viae perché è più facile governare nella disoccupazione e nella povertà. Un grosso fanculo a chi vuole tutto questo”.

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