Metallo non metallo

L'INTERVISTA. Londra. Alla Gx Gallery fino al 30 aprile, le opere di Daniele Dell’Angelo Custode. Veri e propri esperimenti sulla materia

(ph: Linguaggio fossile) LONDRA – Che cosa ci fa un salentino a Londra? Nel caso di Daniele Dell’Angelo Custode, espone le proprie opere d’arte. Alla GX Gallery, fino al 30 aprile. Classe 1961, originario di Nardò, Daniele ha un passato da atleta mezzofondista. Si trova momentaneamente nella capitale britannica, ma continua a vivere e lavorare in terra salentina. E’ nel Salento che hanno origine i colpi di luce d’acciaio che fuoriescono dalla materia forgiata e plasmata dalla sua particolare arte. Ed è tutta salentina la forza delle sue idee impressa nella materia che trasforma e dona agli occhi di chi ama contemplarla.

nostalgia di Higgs

Nostalgia di Higgs “Non è certamente il metallo che è salentino – dice l’artista -, ma il tipo di sensibilità e la forza delle idee che imprime l'esperienza e la cultura del tempo, di cui parlerà, quel tipo d’intervento sulla materia”.

doppia faccia

Doppia faccia Di che cosa parlano le sue opere? “La realtà espressiva di queste creazioni e della mia ricerca formale, trova nella materia prima, qual è il metallo, la sua plasmabile configurazione. Le opere non parlano, ma si offrono all'osservatore mostrando il grado di sollecitazione al quale sono state sottoposte e rivelando delle soluzioni formali certo studiate, ma a volte sorprendentemente inattese e spero complici di altre indagini espressive”. A quando risale il suo primo “approccio” al metallo? “Ho iniziato molto presto a 'parlare' con il metallo. E secondo me è stato un buon accompagnatore e un 'mentore' accorto. In officina i primi annerimenti, odori acri, scottature o il contatto gelido delle piastre e dei pannelli d'acciaio, le esperienze tra lo sfolgorante luccichio di superfici lisce o le rossicce sfumature della ruggine, hanno, nel tempo, plasmato la voglia e la passione di assecondare le sue 'pieghe' e la sua forza espressiva. I miei studi sono stati proprio quelli di ricercare soluzioni compositive che oltre a dimostrare la forza e la potenza del metallo, ne evidenziano le possibili variazioni di tono, colore, grana, quindi trasformare le sue caratteristiche in termini di un linguaggio”. Da dove deriva la sua ispirazione? “In questo senso le creazioni nascono dalle mie continue ricerche sulla 'risposta' del metallo alle diverse sollecitazioni e gradi di trattamento. E certo non occorre una destinazione particolare per le diverse emozioni che possono innescare, o come possono essere indirizzate certe variazioni di lavorabilità che utilizzo per produrre effetti diversi. Ma di sicuro offrono motivo di riflessione; poi, se tali opere, compaiono dentro studi professionali o nelle hall di alberghi, in gallerie d'arte, in spazi urbani giardini o piazze, bene. Vorrà dire che molta più gente le apprezzerà, ma per me vale lo studio e le risposte che il ferro mi suggerisce ogni giorno reagendo in una sua diversa maniera. Non le chiamerei ‘ispirazioni’, ma tracce aperte su svolgimenti ancora da elaborare; per cui le avanguardie artistiche del '900, specialmente, poi gli interpreti dell'arte informale, aprono tematiche interessanti e spazi di ricerca, tutti ancora da 'praticare' e se mi seguite, lo dimostrerò”.

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