La collina delle selci

 

Salve. Tra i resti del passato più lontano, quando pascolavano elefanti, rinoceronti, iene. Dove la storia dei Messapi si fonde con la leggenda della città di Cassandra

Di Antonio Lupo (ph: com’era la zona archeologica di grotta Montani, prima del nuovo villaggio. Macchia mediterranea, ulivi, rocce, pajare: un pezzo di paradiso che sta per scomparire) Il sito di maggiore interesse paesaggistico ed archeologico, nei pressi di Salve, è conosciuto con i toponimi rurali di Fani, Terra mascia, Spriculizzi (in seguito Spigolizzi), Brufichi (poi Profichi), Muntani (Montani) e Serrazze; un’area delimitata dalle masserie del XVI secolo che hanno le stesse denominazioni. Le testimonianze preistoriche e messapiche, l’habitat naturalistico e rupestre, la ricca vegetazione, la sorgente d’acqua nei pressi della cripta affrescata, rendono particolarmente attrattiva la vallata e la collina, che si eleva fino a 109 metri sul livello del mare. In questo perimetro sono venuti alla luce, grazie alle continue indagini di ricerca e di scavo, iniziate a partire dagli anni ‘60, importanti rinvenimenti faunistici, litici, ceramici, nonché graffiti, che ci riportano alle origini più lontane. Le grotte paleolitiche di località Muntani, abitata più di 70mila anni a.C., hanno restituito frammenti di selci e raschiatoi, oltre a resti ossei di elefante, rinoceronte, iena, equidi e bovidi. A poca distanza, recenti scoperte hanno inoltre evidenziato la presenza di tumuli protostorici (macchie don Cesare). Nella cosiddetta Chiusa dei Fani, dalla forma ellittica, frequentata durante l’età del Bronzo (XVI sec.a. C.) e poi del Ferro (IX sec.aC.), si è insediato un villaggio messapico che conserva tracce della cultura e delle usanze greche. Abbondanti i reperti archeologici ritrovati in tutta l’area: dal tesoretto di monete conservate oggi al Museo di Taranto al vasellame con incisioni e iscrizioni in messapico, dalla ceramica neolitica ai grandi massi della fortificazione muraria, dal pugnale in bronzo alle epigrafi. Sul crinale della serra le numerose selci e i manufatti di industria litica e ceramica hanno inoltre permesso di ricostruire l’occupazione di un altro sito dell’antichità: quello “protoappenninico” di Spigolizzi (XVI sec.a.C.). Proprio tra Spigolizzi e Profichi, nel feudo del Fano, sarebbe sorto – secondo gli storici locali dei secoli scorsi – un villaggio distrutto: “Allifano che altri chiamano Alessandria” per il Marciano (XVI sec.). La tradizione colta e letteraria degli studiosi, dal padre cappuccino Luigi Tasselli (“Antichità di Leuca”, 1693) fino al Veneri (“Cenno storico sul Comune di Salve”, 1860), giunta ad Aldo Simone (“Salve, Storia e Leggende”, 1981), si è sempre soffermata in seguito sulla “mitica” Cassandra, facendola così arrivare fino ai giorni nostri, sempre più carica di suggestivi richiami leggendari, oltre che storici e antropologici. Articoli correlati: Il Salento d’amare colpito al cuore Il villaggio con la ‘stalla’ al centro Salve, turismo a (sole) tre vele

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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