Pugliesi, paura di spendere. Crescono i risparmi

Bari. I depositi bancari in Puglia superano i 51 miliardi di euro. Lo dice un report di Confartigianato

BARI – I pugliesi non spendono. E crescono i risparmi. Aumentano, infatti, i depositi bancari in Puglia: oltre 51 miliardi di euro, custoditi sotto forma di conti correnti, buoni fruttiferi, certificati di deposito, assegni bancari interni o di depositi cauzionali costituiti da terzi. E’ quanto emerge da un report del Centro Studi di Confartigianato Imprese Puglia. In un anno, da gennaio 2012 a gennaio 2013, i depositi sono cresciuti del 4,8 per cento. Una percentuale in controtendenza rispetto ad altre regioni italiane, dove la capacità di accumulare risparmio si è ridotta a causa dell’acuirsi della crisi. In Puglia, da 48 miliardi 717 milioni di euro si sale a 51 miliardi 41 milioni. L’incremento è di due miliardi 324 milioni. In dettaglio, l’88,2 per cento appartiene alle famiglie (45 miliardi), il 7,8 per cento alle imprese (3,9 miliardi), appena l’1,9 per cento alle amministrazioni pubbliche (964 milioni), lo 0,9 per cento alle istituzioni senza scopo di lucro (473 milioni) e lo 0,5 per cento a società finanziarie (237 milioni). In particolare, i risparmi delle famiglie (consumatrici e produttrici) sono aumentati del 7 per cento (da 42 a 45 miliardi). Il dato è da interpretare: le possibili spiegazioni vanno ricercate nell’incertezza economica che ha frenato gli acquisti e gli investimenti, nonché nella maggiore preoccupazione per l’introduzione di nuove imposte e tasse. Così, molte famiglie hanno pensato di mettere da parte i propri risparmi. In economia, però, non è sempre un bene. Anzi, può, avere conseguenze negative sul tessuto produttivo locale. “L’incertezza economica – spiega il presidente di Confartigianato Imprese Puglia, Francesco Sgherza – spinge le famiglie a risparmiare. Occorrono scelte chiare a favore del rilancio dei consumi, altrimenti non si riuscirà ad innescare l’agognata ripresa della produttività e dell’economia reale”. Per il presidente, “è necessaria la riduzione della pressione fiscale sulle imprese e sui lavoratori, che ha frenato, soprattutto a livello psicologico, i consumi”. Intanto, i depositi della pubblica amministrazione sembrano finiti in una spirale. Nello stesso periodo, infatti, sono diminuiti del 39,7 per cento (da 1,6 miliardi a 964 milioni). Una contrazione che “certifica”, in modo chiaro, lo stato di grave difficoltà attraversato dagli enti locali, nonostante la forte tassazione a carico dei cittadini. Riguardo, poi, alle società finanziarie, compresi gli intermediari, si registra, in termini relativi, la migliore performance: più 22,9 per cento (da 193 milioni a 237 milioni). Circa le società cosiddette non finanziarie, cioè le imprese che producono beni e servizi, l’incremento è del 4,2 per cento (da 3,8 miliardi a 3,9 miliardi). Salgono anche i depositi delle istituzioni senza scopo di lucro. Le risorse principali, oltre a quelle derivanti da vendite occasionali, provengono da contributi volontari, versati da amministrazioni pubbliche e famiglie. // I depositi, provincia per provincia Bari. E’ la provincia che, da gennaio 2012 a gennaio scorso, ha messo da parte più denaro. I depositi, infatti, sono cresciuti del 6,7 per cento (da 17,5 miliardi a 18,7). Corrisponde al 36,7 per cento del totale regionale. Barletta-Andria-Trani (Bat). I risparmi sono “lievitati” del 5,8 per cento (da 3,7 miliardi a 3,9). Equivalgono al 7,7 per cento dei depositi pugliesi. Brindisi. L’incremento è il più basso di Puglia: appena il 2,3 per cento (4,2 miliardi), ma rappresenta l’8,2 per cento del totale regionale. Foggia. E’ cresciuta del 3,4 per cento (da 7,7 miliardi a poco più di 8) e corrisponde al 15,7 per cento del dato pugliese. Lecce. E’ salita del 3,2 per cento (da 9 miliardi a 9,3). Equivale al 18,3 dei depositi regionali. Taranto. I risparmi sono aumentati del 4,5 per cento (6,4 miliardi a 6,7). Rappresenta uno spicchio del 13,3 per cento nella “torta” pugliese.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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