Maniglio: ‘Non sarò garante di un partito in agonia’

L’esponente del Pd analizza lo stato di salute del suo partito in Puglia ed invoca un rinnovamento tangibile

Antonio Maniglio, vicepresidente del Consiglio regionale pugliese, esponente del Pd, smentisce la notizia che lo vorrebbe tra i “papabili” alla carica di garante del partito nella provincia di Lecce fino al prossimo Congresso. “Nessuno me l’ha chiesto – dice -, ma se qualcuno me lo proponesse la mia risposta sarebbe un cortese ma netto ‘No, grazie’”. La smentita della notizia è per Maniglio l’occasione per analizzare la situazione del Partito democratico in Puglia: un partito che “boccheggia”, dice, non riuscendo a fare tesoro, e dunque a sviluppare la riflessione, dai risultati elettorali – negativi – di volta in volta registrati. Inoltre per Maniglio è tempo per rinnovare gli organi del partito democratico; ma non parla di un rinnovamento anagrafico, bensì di un cambiamento tangibile che agisca sul modo di fare politica e sui temi. Ecco la sua riflessione: “Ho detto in più occasioni di aver chiuso con gli incarichi di primo piano nel partito e con tutte le candidature, e coerentemente con questa impostazione ho declinato, nelle settimane scorse, anche l’invito a candidarmi a sindaco della mia città. E ciò perché credo veramente nel rinnovamento della politica. E penso, in verità, di averla anche praticata. Come nel 1995 quando in solitudine nel mio partito, ma insieme a Tonio Tondo, sostenni la candidatura di Lorenzo Ria alla Provincia, aprendo in tal modo la stagione d’oro del centrosinistra nel Salento (grazie alla vittoria di Stefano Salvemini in città). Oggi siamo in un’altra fase. Il Pd è da anni in una crisi profonda. Non governiamo né la Provincia, né la città capoluogo (a differenza di quanto accade in Puglia); i risultati elettorali di questi anni portano tutti il segno meno, nel governo dei Comuni abbiamo subito una forte contrazione, c’è un serio sfilacciamento organizzativo diffuso sul territorio che nasce da divisioni e da scelte politiche sbagliate. Ma ciò che è più grave è la reazione a questo declino. Chi ha diretto il partito in questi anni, invece di chiedersi ‘perché nel Salento stiamo diventando ininfluenti?’, ha preferito galleggiare, negando anche l’evidenza delle ripetute sconfitte. E’ mancata una riflessione sul Salento, sulla sua desertificazione produttiva, su come la povertà sta penetrando nelle viscere della società, sulla necessità di riannodare le fila di un confronto vero con le forze sociali, il mondo della cultura, l’associazionismo civico. Mi auguro che la scelta di chi dovrà guidare il partito fino al congresso tenga conto di questo quadro. Bisogna ridare respiro all’iniziativa politica, per convincere i salentini che il Pd è utile al Salento, che ci sono idee in grado di sostenere il sistema delle imprese a crescere e di aiutare chi è in difficoltà a causa della crisi di questi anni. Il rinnovamento che auspico non è solo, quindi, un fatto generazionale. Ci sono in giro, anche nel Pd salentino, tanti ‘giovani-vecchi’ che invece di coltivare un pensiero politico autonomo hanno scelto la strada del conformismo e della fedeltà al capobastone, e che pensano basti qualche battuta su facebook per esprimere un’opinione politica. Mi scuso per la ruvidezza delle parole, ma come ci hanno detto le ultime elezioni non è tempo di pannicelli caldi. Il Pd va rifondato nelle sue basi culturali, nel modo di approcciarsi ai problemi, nel trovare forme di unità anche nella diversità delle opinioni. Mi auguro quindi che il Pd salentino, dopo anni di boccheggiamento, trovi la forza di volare alto, con nuovi protagonisti, con una rinnovata passione politica per il cambiamento. La pratica del ‘traghettatore’, per quello che mi riguarda, non si è mai aperta e si chiude qui. Da tempo ho raccolto il monito dantesco, assai poco ascoltato nella politica, a saper “calar le vele e raccoglier le sarte”, a uscire di scena per scelta consapevole e non perché costretti. Ed è quello che farò al termine della legislatura regionale”.

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