Idrocarburi. Il Governo allarga l’area per le trivelle

Bari. Dura nota del presidente del Consiglio Onofrio Introna nei confronti del decreto del Ministero dello sviluppo economico di fine 2012

BARI – Il fantasma delle trivelle non abbandona i mari pugliesi, anzi raddoppia. Un decreto del Ministero dello Sviluppo economico allarga infatti ad est di Malta la zona aperta alla ricerca e coltivazione degli idrocarburi. Con una secca nota a mezzo stampa, il presidente del Consiglio pugliese Onofrio Introna ribadisce il no unanime della Conferenza dei presidenti delle assemblee legislative italiane ad ogni ipotesi di sfruttamento del Mediterraneo europeo. “Il Governo dei tecnici – osserva – non sarà ricordato dagli italiani soltanto per aver tartassato i redditi medio bassi e spremuto i lavoratori col feroce inasprimento fiscale che ha risparmiato, invece, le lobby dell’alta finanza e il sistema bancario, spingendo sempre più verso la soglia di povertà milioni di famiglie. Resterà nella memoria del Paese anche per il triste primato di aver alleggerito e fatto saltare tutti i vincoli a tutela dei nostri mari”. Infatti, spiega Introna, il 12 marzo, “benché sia uscito sconfitto dalle urne e sfiduciato dagli italiani e nonostante il regime di provvisorietà e ordinaria amministrazione delle sue decisioni”, ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica un decreto, “assunto in periodo festivo, il 27 dicembre 2012, con il quale il Governo Monti ha fatto il proprio regalo di Natale alle lobby internazionali del petrolio”, estendendo a est nello Ionio meridionale e a sud-est nel Canale di Sicilia la linea di delimitazione della zona C – settore Sud della piattaforma continentale italiana. Un unico articolo allarga l’area aperta alla captazione di gas e petrolio nelle acque territoriali. La “pericolosa conseguenza”, messa in risalto dal presidente Introna è che, decorsi tre mesi dalla data di pubblicazione dell’atto nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, “i soggetti interessati possono richiedere permessi di prospezione o di ricerca per idrocarburi liquidi e gassosi, nelle aree ampliate”. Il decreto, fa notare Introna, è in evidente contrasto con la linea unitaria assunta dalle Regioni adriatiche e ioniche, impegnate a promuovere con i Paesi europei e non europei che si affacciano sui due mari un protocollo di intesa per una disciplina univoca a protezione dell’ambiente marino e costiero. In particolare, nella Conferenza internazionale di Venezia del 9 novembre 2012 le Regioni adriatiche hanno condiviso una proposta di legge al Parlamento per la previsione di un divieto nazionale di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nei mari del Mediterraneo europeo. “Non resta che augurarci – conclude Introna – che al più presto il Parlamento voti la fiducia al nuovo Governo al quale le Regioni italiane porranno la richiesta di rivedere tutta la materia”. 7 marzo 2013 Trivelle. La Regione dice no alle richieste Shell BARI – No ai permessi di ricerca di idrocarburi presentati dalla Shell Italia E&P Spa. E’ l’esito della seduta del Comitato Via della Regione Puglia dello scorso 28 febbraio, nel corso della quale sono state analizzate le richieste di ricerca di petrolio nel mare al largo di Taranto. Si tratta delle istanze denominate d73 F.R. – SH e d74 F.R. – SH. “Tenendo fede alla linea sino ad ora tenuta, in considerazione anche della pressione ambientale cui il Golfo di Taranto è sottoposto in ragione delle attività connesse all'aree portuale ed industriale – ha spiegato l’assessore alla Qualità ambientale Lorenzo Nicastro – il Comitato ha ritenuto di esprimersi con esito negativo rispetto alla richiesta di ricerca di idrocarburi liquidi o gassosi in mare”. Nella prossima seduta, la Giunta regionale ratificherà il parere tecnico per poi trasmetterlo ai tre Ministeri competenti dell’Ambiente, dei Beni Culturali e dello Sviluppo economico. Nicastro ha spiegato che le due opere, per cui la Shell ha presentato istanza consistono nell’attività di prospezione sismica a 3d che hanno la finalità di analizzare la copertura sismica dell'area per di individuare la presenza di idrocarburi. “Con la delibera di Giunta regionale – ha aggiunto Nicastro – intendiamo dare forza alle posizioni contrarie proposte da altri enti locali, tra cui il Comune di Maruggio, e da associazioni di cittadini preoccupati per le conseguenze dell'opera sull'area marina dello Ionio settentrionale. Una volta trasmesso il parere aspetteremo i provvedimenti ministeriali. In attesa che il mutamento del quadro politico nazionale possa finalmente aprire spiragli di discussione più ampia sulle scelte di politica energetica del nostro Paese”. 17 dicembre 2012 ‘No petrolio in mare’. Introna alla marcia di Policoro POLICORO – “L’impegno contro le trivelle e per i nostri mari continua, dall’Adriatico, allo Ionio al Mediterraneo europeo”: il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna rappresenterà la Puglia alla manifestazione in programma oggi a Policoro (Matera), contro i progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi al largo della Basilicata ionica e della Calabria. La Regione Puglia sarà presente con il presidente della massima Assemblea elettiva e il gonfalone alla marcia pacifica nel centro lucano, per protestare contro la “nuova minaccia alla salute delle coste e all’economia turistica e marinara”, che sposta lo spettro delle piattaforme e delle torri dal Medio e Basso Adriatico ai litorali dello Ionio. Come a Termoli e a Peschici, a Monopoli e a Manfredonia, “Salviamo il mare” sarà lo slogan del corteo e l’oggetto degli interventi di tutte le autorità e delle associazioni nell’incontro che si svolgerà nel PalaErcole e che si concluderà con la firma di un protocollo di intesa delle istituzioni per azioni concordate. L’obiettivo è fermare le richieste di prospezione della società Shell, che le comunità delle tre regioni interessate denunciano come “un vero assalto al mare”, alla biodiversità, ai valori naturalistici, al turismo, all’industria della pesca e all’agricoltura. 9 novembre 2012 Trivelle. Regioni adriatiche d’accordo sul no VENEZIA – 70 piattaforme petrolifere nei mari italiani del Mediterraneo: nove già attive, 19 permessi rilasciati dai Ministeri, 41 in attesa, dieci istanze di prospezione, 30mila km quadrati di aree marine impegnate dalle trivelle, una superficie pari alla Sardegna. Sul futuro dei mari e delle coste dell’Adriatico si interrogano le regioni italiane e balcaniche, uno “scrigno di biodiversità che non può essere barattato con pochi barili di petrolio buono tutt’al più per asfaltare strade”, come il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, ha ribadito oggi nella relazione introduttiva, a Venezia, della Conferenza internazionale delle regioni adriatiche e ioniche, per la salvaguardia delle coste del Mediterraneo dall’estrazione di idrocarburi in mare. Gli interventi di Introna e degli altri presidenti delle Assemblee regionali, Clodovaldo Ruffato (Veneto), Maurizio Franz (Friuli), Mario Pietracupa (Molise) hanno messo in luce il significato dell’iniziativa. “Vogliamo costruire un tavolo di confronto tra tutte le amministrazioni che si affacciano sull’Adriatico – ha detto Ruffato – per stabilire ciò che si può fare nel nostro mare e quello che non è possibile assolutamente fare, in base al principio di cautela, che non ammette nessun rischio”. Messaggio raccolto dal Montenegro, che ha scelto l’economia verde e la sostenibilità e può essere considerato uno “stato ecologico”, come ha garantito il vice ministro Andro Drecun. Anche la Slovenia si dichiara pronta ad una valutazione approfondita e propone una conferenza multinazionale per definire una strategia comune per l’Adriatico. “Nell’Adriatico è in atto una battaglia delle multinazionali del petrolio per la ‘talassocrazia’ – ha detto l’assessore pugliese all’ambiente Lorenzo Nicastro -. Sulla stessa linea del presidente Introna, anche a suo avviso l’opzione petrolio da parte del Ministero dello sviluppo sarebbe una scelta sbagliata, per risanare chissà quali bilanci con risorse risibili, viste le royalties estremamente basse. Una scelta ambientalmente insostenibile a fronte di vantaggi economici insufficienti”. Gli interventi dei presidenti delle Commissioni Ambiente di Camera e Senato, Angelo Alessandri e Antonio D'Alì hanno dato indicazioni sui lavori parlamentari. L’impegno è a far approvare entro la fine della legislatura le proposte di legge alle Camere di moratoria e precauzione. Il contribuito del Ministero è stato portato dal direttore generale, Renato Grimaldi, in rappresentanza del ministro dell’Ambiente Clini, trattenuto a Roma dal Consiglio dei Ministri. 3 ottobre 2012 Il Tar del Lazio: ‘No trivelle alle Tremiti’ ROMA – Stop alle trivelle al largo delle Tremiti. Lo impone il Tar del Lazio. Due le sentenze firmate dal giudice Antonio Vinciguerra della Seconda Sezione del Tribunale amministrativo del Lazio, la n. 8209 e la n. 8236, che azzerano due diverse autorizzazioni alle prospezioni geosismiche rilasciate alla Petroceltic Italia, accogliendo il ricorso presentato Wwf Italia, Legambiente Nazionale, Csn, Lipu e Fai contro due permessi ministeriali per la ricerca di petrolio. Le sentenze rappresentano delle pietre miliari, dal punto di vista giudiziario, per continuare la battaglia contro l'assalto al Mare Adriatico, anando due provvedimenti che tra marzo e maggio 2011 sono stati emanati da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare che avrebbero dato il via alla prima fase del programma dei lavori relativi alla ricerca di idrocarburi nel sottofondo marino presso aree al largo delle coste abruzzesi e molisane di Punta Penna, quindi non distanti dalle coste del Gargano e dell’area marina protetta delle isole Tremiti. Sono stati anati, quindi, il decreto n. 126 del 29 marzo 2011 emesso dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il quale era stata dichiarata la compatibilità ambientale del progetto di realizzazione della prima fase del programma di lavori collegato al permesso di ricerca idrocarburi d505 B.R.-E.L. al largo delle coste abruzzesi e molisane (40 km NO di Punta Penna), rilasciato alla Petroceltic Italia s.r.l. e il decreto n. 280 del 23 maggio 2011 del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, di concerto con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, con il quale veniva dichiarata la compatibilità ambientale del progetto di ricerca idrocarburi d493 B.R.-E.L. al largo di Punta Penna, rilasciato alla Petroceltic Italia s.r.l. Tra le motivazioni vi è la mancata pubblicazione sui quotidiani pugliesi (obbligo d’informazione specifico territoriale) dei provvedimenti oggetto dei ricorsi, il mancato coinvolgimento della Regione Puglia nella procedura di V.I.A. e la tardiva pubblicazione sui quotidiani molisani dei provvedimenti impugnati. Le Sentenze precisano che “l’accoglimento delle predette censure comporta l’illegittimità dell’intera procedura e il conseguente anamento degli atti impugnati, previo assorbimento delle censure non esaminate”. Pertanto la procedura e le autorizzazioni impugnate sono “saltate” definitivamente. Per il Wwf, “l’importante risultato ottenuto dalle associazioni, assistite dagli avvocati Alessio Petretti, Vittorio Triggiani e Angelo Masucci, è un primo passo fondamentale per bloccare l’assurda idea di mettere in pericolo il mare Adriatico e il meraviglioso ecosistema delle Tremiti.” “Cosi come nel 21 gennaio scorso a Monopoli, il Wwf continuerà a manifestare in piazza – ha affermato il presidente della sezione Puglia Leonardo Lorusso – ma nel contempo si impegnerà sui tavoli giudiziari per ottenere vittorie come questa, così come il rinvio della preapertura della caccia, il tutto finalizzato al bene comune e alla salvaguardia del territorio”. Le sentenze del Tar Lazio non escludono che Petroceltic Italia S.r.l. possa ripresentare le richieste a cercare idrocarburi nel mare Adriatico. La società dovrà però invitare a partecipare alla procedura di V.I.A. per i nuovi progetti anche la Regione Puglia, fortemente contraria alle iniziative estrattive, che quindi rilascerebbe parere contrario. L’iter intero diventerebbe più complicato e probabilmente si bloccherebbe sul nascere. 2 ottobre 2012 No triv. Presentata la manifestazione di Manfredonia BARI – Fare muro contro il petrolio in Adriatico, ma una barriera festosa, colorata di verde e di azzurro, come il mare pulito. È l’obiettivo della manifestazione di sabato 6 ottobre a Manfredonia contro le trivellazioni di idrocarburi nei fondali marini. Una delegazione del comitato organizzatore, la Rete No Triv, con l’adesione del comitato “No petrolio Sì energie rinnovabili”, ha illustrato oggi ai capigruppo del Consiglio regionale e al presidente Onofrio Introna il programma di un pomeriggio di mobilitazione ambientalista, che unirà istituzioni, forze sociali, associazioni e cittadini. “Le Regioni Abruzzo, Molise e Puglia hanno aderito alla giornata di Manfredonia e l’Assemblea pugliese sarà presente con il gonfalone e con tutte sue forze politiche, unite nella battaglia contro chi attenta ai nostri mari – ha dichiarato Introna, che ha riferito di aver rivolto l’invito a partecipare anche al ministro dell’Ambiente Corrado Clini (“contando sulla sua sensibilità per i temi ecologici”). Nella nota inviata al Dicastero per l’ambiente, il presidente del Consiglio della Puglia ha rinnovato la richiesta di un incontro a Roma, per mettere a punto gli aspetti organizzativi in vista della scadenza ravvicinata della Conferenza delle Regioni adriatiche e del Mediterraneo europeo. Su intesa tra Clini, Introna e la Conferenza nazionale dei presidenti dei Consigli, la Conferenza delle Regioni è fissata per giovedì 8 e venerdì 9 novembre a Venezia, proprio per affrontare il nodo della tutela del mare. La manifestazione di sabato 6 ottobre a Manfredonia vedrà un corteo che muoverà alle 15,30 dall’area del mercato di via Scaloria, per passare lungo la via del porto e il lungomare Nazario Sauro. Tra le “soprese” la simulazione di uno spiaggiamento di cetaceo, mentre sullo sfondo una regata delle imbarcazioni di diverse Leghe Navali dell’Adriatico esibirà sulle vele un simbolico fiocco nero. Si raggiungerà quindi in piazzale Ferri (zona castello), dove alcuni interventi istituzionali precederanno un grande “concerto no triv”, con Francesco Baccini, Paola Turci, Roberto Sinigaglia e il gruppo Tarantula del Gargano. Testimonial della giornata: Vladimir Luxuria. Gli organizzatori hanno anche anticipato una notizia di non poco conto: il Tar del Lazio ha considerato vizio procedurale il mancato coinvolgimento della Regione Puglia negli atti del procedimento autorizzativo ed ha accolto il ricorso contro le prospezioni Petroceltic nell’area adiacente alle isole Tremiti, al largo delle coste molisane e abruzzesi. “Il Consiglio regionale della Puglia sarà a Manfredonia sabato per ribadire ancora una volta la contrarietà di tutti i pugliesi alle prospezioni petrolifere nei mari – ha aggiunto Introna -; questa Regione crede in un futuro che ha tanti colori, il verde della terra, l’azzurro del mare, il blu della pesca, il rosso del vino. Tutti, tranne il nero del greggio. Il nostro petrolio è il turismo: noi diciamo no ai veleni degli idrocarburi, un altro sviluppo è possibile ed è alternativo, sostenibile, ecocompatibile”. 21 settembre 2012 Trivelle. Tutte le Regioni dicono no ROMA – La battaglia della Puglia contro le trivelle in mare vede ora alleate tutte le venti Regioni d’Italia. Già ad agosto, il Veneto aveva adottato una proposta di legge alle Camere per il divieto dello sfruttamento del mare a scopi petroliferi. L’iniziativa legislativa segue il modello di quella avanzata dal Consiglio regionale pugliese all’unanimità fin dal luglio 2011, con la richiesta al Parlamento di approvare una legge nazionale no petrolio. Ieri, la Conferenza dei presidenti dei Consigli regionali e delle Province autonome ha adottato un ordine del giorno “secco e preciso sul bersaglio”. Così lo ha definito il presidente del Consiglio pugliese Onofrio Introna, promotore dell’iniziativa che ha riunito i vertici di tutti i parlamenti regionali. Condiviso all’unanimità dei presenti in conferenza, l’ordine del giorno “impegna i presidenti, le Giunte regionali e gli assessori all’ambiente ad opporsi con ogni atto necessario alle decisioni del governo nazionale che autorizzano prospezioni nel sottosuolo marino e consentano qualsiasi attività di sfruttamento del mare e di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi in Adriatico e nello Ionio”. I presidenti dei Consigli convengono inoltre “sull’organizzazione di una Conferenza di tutte Regioni adriatiche e ioniche, italiane e non, da tenersi a Venezia l’8 e 9 novembre, con la partecipazione, già confermata, del ministro per l’ambiente Corrado Clini”. “L’obiettivo è il divieto assoluto di perforare i nostri mari – ha spiegato Introna – per metterli in sicurezza da ogni rischio di inquinamento, che sarebbe fatale per un’economia fiorente come quella turistica e marinara”. Veneto e Puglia hanno inviato proposte di legge al Parlamento, l’Abruzzo seguirà presto l’esempio. “L'Adriatico è poco più di uno stagno, il Mediterraneo poco più di un lago – ha aggiunto il presidente del Consiglio pugliese –; non voglio nemmeno pensare a un disastro ambientale come quello del Golfo del Messico, che ridurrebbe milioni di europei in condizioni invivibili. E vogliamo estendere le norme che vietano ricerche e prelievo di idrocarburi nei mari a tutte le regioni che si affacciano sull’Adriatico, sullo Ionio, su tutte le acque del Mediterraneo europee. Per questo, inviteremo a Venezia, l’8 e il 9 novembre, delegazioni di Paesi adriatici: Croazia, Montenegro, Albania, Grecia”. Ecco il testo dell’ordine del giorno approvato da tutti i presidenti dei Consiglio regionali italiani: ORDINE DEL GIORNO La Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome riunita in Assemblea plenaria a Roma il 20 settembre 2012 PREMESSO CHE • in Italia manca un piano energetico nazionale puntuale; • le leggi che regolano le attività estrattive di petrolio sono scarse e troppo permissive; • negli ultimi anni diverse società petrolifere, quasi tutte straniere, hanno presentato al Ministero dell’Ambiente richieste di autorizzazioni per prospezioni geosismiche e l’eventuale estrazione di idrocarburi nei mari italiani ed in particolare nell’Adriatico; • lo stesso Ministero ha rilasciato a diverse società petrolifere straniere concessioni per avviare ricerche di idrocarburi in diverse aree italiane ed in particolare Adriatico, Ionio e Mediterraneo; • l’attività estrattiva di greggio in mare potrebbe compromettere in modo irreversibile le risorse che fanno dell’Italia una delle zone d’Europa più turisticamente appetite; • le prospezioni con impiego di sorgenti energizzanti ad aria compressa (tecnica dell’air-gun), hanno un impatto accertato sui cetacei e quindi ripercussioni sull’intero ecosistema marino; • il ministro Clini, sullo spiaggiamento dei capodogli in Puglia non esclude gli air-gun come potenziale fattore di disturbo e/o alterazione del comportamento di questi cetacei; • i benefici economici che il governo ritiene di poter trarre dalla “svendita” del proprio territorio sono irrilevanti, se riferiti alla qualità e quantità del petrolio che si intende estrare, peraltro affatto compensativi dei rischi che il territorio e la salute dei cittadini potrebbero subire; il mar Adriatico e Mediterraneo cono già fortemente inquinati per la presenza degli ordigni bellici sui fondali e per il transito giornaliero di diverse imbarcazioni e moltissime petroliere; • le popolazioni di diverse regioni italiane hanno in questi anni manifestato in maniera palese, con il supporto delle istituzioni, la propria contrarietà all’installazione di piattaforme al largo di coste dall’importante valore paesaggistico e naturalistico; ATTESO CHE • non possono valere le rassicurazioni del Ministero competente circa il sistema non invasivo della ricerca e della trivellazione dei fondali marini, quando si è a conoscenza di gravissimi incidenti, con danni ambientali irreversibili causati dalla fuoriuscita di petrolio, che si sono verificati negli ultimi anni, dal Golfo del Messico al largo della Scozia e Brasile; CONSIDERATO CHE • la Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle province autonome, riunita all’Aquila il 24 novembre 2011, su proposta del presidente del Consiglio regionale della Puglia ha invitato il presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro dell’ambiente a sospendere ogni procedimento autorizzativo per indagini petrolifere nell’Adriatico e nelle acque al largo di tutte le coste europee; • che sin d’ora le Regioni Abruzzo, Puglia e Veneto hanno presentato un progetto di legge per sollecitare l’adozione di norme nazionali in materia; tutto ciò premesso e considerato la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome conviene l’organizzazione di una Conferenza di tutte Regioni Adriatiche e Ioniche, italiane e non, da tenersi a Venezia i prossimi 8 e 9 novembre, con la partecipazione – già confermata – del Ministro per l’Ambiente Corrado Clini; impegna i Presidenti, le Giunte Regionali e gli assessori all’Ambiente ad opporsi con ogni atto necessario alle decisioni del governo nazionale che autorizzano prospezioni nel sottosuolo marino e consentano qualsiasi attività di sfruttamento del mare e di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi in Adriatico e nello Ionio. 17 settembre 2012 Trivelle. Introna: ‘Il no diventi nazionale’ BARI – “Bene la condivisione, bene l’unità di intenti nella battaglia a difesa del nostro mare dal petrolio, ma la Puglia deve continuare a parlare con una sola voce: quella del buon senso”. Il presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna rivolge un appello all’uniformità di toni tra le forze politiche. “Apprezzo da sempre – afferma – la linea comune che centrodestra, centro e centrosinistra stanno sostenendo e mi compiaccio che tutti abbiano sposato la causa ‘no trivelle’, ma sarebbe auspicabile affrontare senza eccessi di animosità una sfida che si annuncia lunga e difficile. E senza cercare di scavalcarsi a vicenda su posizioni radicali. Abbiamo ottenuto dal ministro Clini un’indicazione importante – continua il presidente –, quella di un percorso legislativo da seguire perché venga messa al bando ogni attività di ricerca e prelievo di idrocarburi in mare. Sarebbe il caso di convergere tutti verso questo obiettivo concreto e fermare in tal modo l’iter delle autorizzazioni”. Sulla linea indicata dal ministro si è già mosso il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, con la nota inviata ai segretari nazionali dei partiti, per un’iniziativa parlamentare condivisa. Intanto Introna punta ad estendere il fronte istituzionale. “Ho già chiesto di iscrivere l’argomento all’ordine del giorno della Conferenza plenaria dei presidenti dei Consigli regionali, a Roma, giovedì 20 settembre. Chiederò che tutte le Regioni italiane assumano un indirizzo comune, seguendo Puglia e Veneto nell’adozione di una proposta di legge da inviare a Camera e Senato perché il divieto dello sfruttamento dei mari della penisola per la coltivazione di idrocarburi possa diventare norma nazionale”. È importante, peraltro, che il Parlamento “venga sollecitato ad adottare la legge prima dello scioglimento delle Camere nel 2013 e prima che molte trivelle possano entrare malauguratamente in funzione”. Introna ha inoltre sollecitato il collega presidente del Consiglio regionale del Friuli, Maurizio Franz, a confermare la disponibilità ad ospitare a Trieste la Conferenza internazionale sul mare, il prossimo 9 novembre. Sarà così possibile avviare, d’intesa con il Ministro dell’Ambiente Corrado Clini, l’organizzazione dell’appuntamento che riunirà tutte le Regioni adriatiche e del Mediterraneo europeo, “per affrontare le tematiche comuni della tutela dei mari da ogni inquinamento. Così come sarebbe auspicabile – conclude il presidente del Consiglio regionale pugliese -, che tutte le forze politiche, senza distinzioni e con la partecipazione già garantita in passato, collaborino con la rete “No Triv” e il Comitato “No petrolio Sì energie rinnovabili” alla riuscita della manifestazione del 6 ottobre a Manfredonia”. 12 settembre 2012 Trivelle. Puglia unita sul ‘no’ BARI – La politica pugliese fa sentire la propria voce. E, per una volta, è unitaria. Da sinistra a destra, il parere è lo stesso: no ad ogni attività di trivellazione sottomarina finalizzata all’estrazione di idrocarburi dal territorio regionale. L’atto ufficiale, che ha sancito la netta contrarietà alle trivelle è l’ordine del giorno approvato all’unanimità durante il Consiglio regionale del 4 settembre. L’allarme trivelle si è risollevato a fine agosto, quando il ministro dell’Ambiente Corrado Clini ha autorizzato la società Petroceltic ad effettuare nel mare al largo delle Isole Tremiti ispezioni propedeutiche all’estrazione di petrolio. Per il ministro si tratta di “un atto dovuto, la semplice applicazione della legge”. Per i pugliesi ed anche per la politica bipartizan è invece una “violenza contro l’ecosistema costiero e marinaro”. In questi termini il presidente del Consiglio regionale pugliese Onofrio Introna. Cittadini ed ambientalisti – che combattono da tempo contro le attività estrattive anche riunendosi in “gruppi” sui social network ed organizzando manifestazioni pubbliche di grande richiamo, come quella del 21 gennaio scorso a Monopoli – sono dunque ritornati sul piede di guerra e non intendono abbassare la guardia anche perché le prospezioni, dopo le Tremiti, dovrebbero interessare anche Monopoli e Otranto. Le ispezioni sismiche vengono effettuate con tecnica definita “air-gun”: si tratta di esplosioni in mare di aria compressa che mandano onde riflesse da cui vengono estratti dati sulla composizione del sottosuolo e, pertanto, sulla presenza di giacimenti di idrocarburi. Spesso, però, questi “spari” sono dannosi al pescato, all’equilibrio marino ed alla vita dei cetacei che, perdendo l’orientamento, possono spiaggiare, come è accaduto in più di 15 casi in tutta la Puglia dal 2009 ad oggi (è stato lo stesso ministero, interrogato dal deputato pugliese Pierfelice Zazzera, dell’Idv, a confermare come i rilievi effettuati sugli animali spiaggiati avessero sottolineato un’alterazione delle funzioni nervose e percettive). Prima della riunione di Consiglio, la Regione ha convocato i comitati “No triv” e “No petrolio Sì fonti rinnovabili”, per ribadire il proprio “no” ad ogni attività estrattiva e manifestare la volontà di intraprendere azioni comuni contro la decisione del ministro; l’assessore regionale all’Ambiente Lorenzo Nicastro ha inoltre incontrato i responsabili dell’Avvocatura della Regione per stabilire i passi formali da compiere dopo la pubblicazione del provvedimento ministeriale sulla Gazzetta Ufficiale. Bisogna precisare, tuttavia, che, per quanto gli Enti locali avanzino le proprie osservazioni ed i propri pareri contrari, l’ultima decisione spetta al ministro (dello Sviluppo economico) il quale tuttavia non può non tener conto del punto di vista dei territori coinvolti. Ad oggi in Puglia sono stati accordati due permessi di ricerca di idrocarburi in mare ed uno sulla terraferma; sono sei i permessi di coltivazione (la vera e propria produzione di petrolio) in mare e 15 quelli a terra. Le zone interessate sono denominate “D” ed “F” ovvero, nel loro complesso, tutta l’area costiera della Puglia, dal Gargano al Salento per un’area di 1.407,01 km quadrati (nel dossier “Trivella Selvaggia” presentato da Legambiente proprio in Puglia, lo scorso luglio, si legge che, in tutta Italia, sono interessati dalle attività legate agli idrocarburi circa 29.700 km quadrati di mare, una superficie più grande di quella della regione Sardegna). Le domande presentate per le ispezioni nel mare pugliese sono due; per la ricerca di idrocarburi sono 22 (16 in mare e sei sulla terraferma); inoltre è stata presentata anche una istanza per la coltivazione di idrocarburi sulla terraferma. Tre le società straniere interessate all’attività estrattiva in Puglia: la Petroceltic Else per la zona marina delle Isole Tremiti; la Northern Petroleum per il tratto di mare che va da Bari a Leuca; e la Spectrum Geo per tutta la costa pugliese. L'ordine del giorno approvato dal Consiglio, impegna “l'assessore regionale all'Ambiente e la Giunta regionale ad opporsi con ogni atto necessario alle decisioni del governo nazionale che autorizzano prospezioni nel sottosuolo marino e consentono qualsiasi attività di sfruttamento del mare e di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi in Adriatico e nello Ionio”. Ecco il testo integrale dell'odg approvato: Ordine del giorno Salvaguardia delle acque antistanti le coste pugliesi e italiane dall'estrazione di idrocarburi in mare Il Consiglio regionale pugliese premesso che • in Italia manca un piano energetico nazionale puntuale; • le leggi che regolano le attività estrattive di petrolio sono scarse e troppo permissive; • negli ultimi anni diverse società petrolifere, quasi tutte straniere, hanno presentato al Ministero dell'Ambiente, richieste di autorizzazioni per prospezioni geosismiche e l’eventuale estrazione di idrocarburi nei mari italiani ed in particolare nell’Adriatico; • lo stesso Ministero ha rilasciato a diverse società petrolifere straniere concessioni per avviare ricerche di idrocarburi in diverse aree italiane ed in particolar modo in Adriatico, Ionio e Mediterraneo; • l'attività estrattiva di greggio in mare potrebbe compromettere in modo irreversibile le risorse che fanno dell’Italia e in particolare del territorio pugliese, una delle zone d'Europa più turisticamente appetite; • le prospezioni con impiego di sorgenti energizzanti ad aria compressa (tecnica dell’air-gun), hanno un impatto accertato sui cetacei e quindi ripercussioni sull’intero ecosistema marino; • il Ministro Clini, sullo spiaggiamento dei capodogli in Puglia non esclude gli air-gun come potenziale fattore di disturbo e/o alterazione del comportamento di questi cetacei; • i benefici economici che il Governo ritiene di poter trarre dalla “svendita” del proprio territorio sono irrilevanti, se riferiti alla qualità e quantità del petrolio che si intende estrarre, peraltro affatto compensativi dei rischi che il territorio e la salute dei cittadini potrebbero subire; • il Mar Adriatico e Mediterraneo sono già fortemente inquinati per la presenza di ordigni bellici sui fondali e per il transito giornaliero di diverse imbarcazioni e moltissime petroliere; • le popolazioni di diverse regioni italiane, ed in particolar modo quella pugliese, hanno in questi anni manifestato in maniera palese, con il supporto delle istituzioni, la propria contrarietà all'installazione di piattaforme al largo di coste dall’importante valore paesaggistico e naturalistico; atteso che • non possono valere le rassicurazioni del Ministero competente circa il sistema non invasivo della ricerca e della trivellazione dei fondali marini, quando si è a conoscenza di gravissimi incidenti, con danni ambientali irreversibili causati dalla fuoriuscita di petrolio, che si sono verificati negli ultimi anni, dal Golfo del Messico al largo della Scozia e o Brasile; considerato che • la Regione Puglia ha approvato nell’estate 2011 la proposta di legge alle Camere “Divieto di prospezione, ricerca, e coltivazione di idrocarburi liquidi”, per vietare la prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nelle acque del mare Adriatico prospiciente le Regioni: Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Emilia-Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia; • la Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, riunita a l’Aquila il 24.11.2011, su proposta del Presidente del Consiglio pugliese ha invitato il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro dell’Ambiente a sospendere ogni procedimento autorizzativo per indagini petrolifere in mare e ad adottare una moratoria di ogni iniziativa di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nell’Adriatico e nelle acque al largo di tutte le coste europee • i cittadini pugliesi in più occasioni hanno già manifestato piena convinzione a favore delle energie rinnovabili, attuate in modo razionale e compatibile; • sono state presentate da diversi esponenti politici pugliesi numerose interrogazioni parlamentari, una proposta di legge, una risoluzione ed una mozione parlamentare, oltre a diversi ordini del giorno a livello regionale, provinciale e comunale; visto • l’impegno profuso in questi ultimi due anni dalla Regione Puglia, al fianco della società civile, per contrastare l’installazione di piattaforme petrolifere nei nostri mari e le numerose manifestazioni di piazza della popolazione pugliese: da Monopoli, Ostuni, Fasano, Lesina, Tremiti, Termoli ed ultima quella del 21 gennaio 2012 a Monopoli, quando l’intera Regione Puglia, insieme a rappresentanze di Abruzzo, Basilicata e Sicilia, ha chiaramente ribadito la propria contrarietà a qualsiasi forma di estrazione petrolifera sia in mare che sulla terraferma; preso atto che • le associazioni e i comitati ambientalisti, auditi oggi dalla Conferenza dei Capigruppo, hanno chiesto ai presenti di “rompere l’assedio, politico e mediatico, in cui è stata isolata la Regione Puglia nella sua battaglia compatta e trasversale contro ogni tipo di ricerca ed estrazione di idrocarburi, impegnando le rispettive segreterie nazionali a prendere una posizione ufficiale chiara e decisa sull’argomento” IMPEGNA Il Presidente della Regione, l’Assessore all’Ambiente e la Giunta regionale ad opporsi con ogni atto necessario alle decisioni del governo nazionale che autorizzano prospezioni nel sottosuolo marino e consentono qualsiasi attività di sfruttamento del mare e di ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi in Adriatico e nello Ionio. 6 aprile 2012 Nuova richiesta di ispezioni in mare. Il no del Comitato Noil ROMA – ‘No alle ispezioni alla ricerca di idrocarburi nel mare pugliese da parte della società 'Petroleum Geo-Services Asia Pacific Pte.Ltd’. Il Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” ha presentato al Ministero dell'Ambiente e al Ministero per i Beni e le Attività Culturali le osservazioni relative all’istanza di permesso di prospezione in mare “d 2 F.P-.PG”. L’area interessata dall’istanza ha un’estensione di circa 14327 Km quadrati e si trova nella zona antistante le coste pugliesi. Il punto più a nord si trova a circa 28-29 miglia nautiche da Vieste mentre il punto più a sud dista circa 25 miglia da Santa Maria di Leuca. L’area oggetto di indagine si trova ad una distanza di oltre 12 miglia nautiche dalla linea di costa. La società Petroleum Geo-Services prevede di acquisire con metodo 2D, nell’area oggetto di istanza di prospezione, un totale di circa 3543 km di linee sismiche all’interno delle acque nazionali Italiane; prevedendo parametri operativi di progetto per acquisizione sismica con air-gun ed una durata complessiva del progetto di circa 30-35 giorni durante il periodo invernale. Intenzione della società, che si occupa di servizi relativi allo studio del sottosuolo, è di effettuare sondaggi sui fondali di quasi tutta la costa pugliese, per poi fornirli a terzi. “E’ in atto una strategia di aggressione di tutto l’Adriatico meridionale – si legge in una nota del comitato ambientalista -, tale da rendere utile economicamente per una società la realizzazione di uno studio da cedere, successivamente, a terzi. Per scongiurare tale rischio è inevitabile, oltre al contrastare istanza per istanza, una modifica sostanziale degli attuali regolamenti e leggi, in questo momento fortemente favorevoli alle attività delle compagnie petrolifere”. La Northern Petroleum, titolare dei due permessi di ricerca F.R 39.NP e F.R 40.NP, ottenuti nel 2007 (che ha portato alle prospezioni geosismiche 2D dello scorso novembre) ha provato, infatti, ad accelerare i tempi, modificando il programma lavori da 2D a 3D e chiedendo che, anche per tale modifica, fosse esclusa l’assoggettabilità a procedura di VIA. A gennaio 2012 il Ministero dell’Ambiente ha rigettato tale richiesta, chiedendo espressamente che la Northern Petroleum sottoponesse a procedura di VIA l’ottenimento dei nuovi permessi, vista la differenza sostanziale che intercorre fra prospezioni 2D e prospezioni 3D. Così nei giorni scorsi la Northern Petroleum ha riavviato la procedura di VIA, chiedendo agli Enti locali e ai cittadini di presentare osservazioni sul nuovo programma lavori. “Non facciamo in tempo a presentare delle osservazioni, che bisogna cominciare a prepararne delle altre – aggiungono dal NOil -. La gente rischia intanto di essere confusa di fronte al proliferare di richieste, presentate da Compagnie petrolifere diverse, secondo relazioni tecnicamente sempre più complesse. E certamente non aiuta il comportamento di quanti, associazioni o singoli tecnici, continuano a emanare comunicati e dichiarazioni, spesso condizionate da protagonismo e a volte solo ripetitive, senza alcuna ricerca di sinergia e collaborazione, anche sotto il profilo comunicativo. Il Comitato, impegnato da quasi tre anni in una battaglia costante, giorno per giorno, istanza dopo istanza, continua a lavorare energicamente, nel silenzio e senza proclami. Ma è inevitabile sottolineare che il coinvolgimento politico, cercato e ottenuto il 21 gennaio scorso, con la manifestazione di Monopoli, oltre ai risultati già prodotti, quali l’attenzione istituzionale dell’Europa, debba produrre il pronunciamento ufficiale dei partiti politici a livello nazionale, senza il quale il cosiddetto governo tecnico, fin troppo schierato a favore delle compagnie petrolifere, continuerà a far avanzare richieste e permessi”. Intento della Northern Petroleum è di ottenere i permessi in modo da poter effettuare le prospezioni nella “stagione autunnale /invernale 2012 – 2013”. Si tratta di un’indicazione di principio che dipende dalla velocità con la quale le autorizzazioni saranno concesse e con la disponibilità di navi oceanografiche adeguate allo scopo. La Northern Petroleum è titolare di altre sette istanze di ricerca idrocarburi (tutte 2D), al largo delle coste pugliesi. Il parere degli enti locali e dei cittadini non è vincolante, ma ha un valore qualora un’intera comunità si esprima in maniera fortemente negativa. 5 aprile 2012 Trivelle. Lecce dice di no LECCE – Il Comune di Lecce dice no alla richiesta di avviare trivellazioni per la ricerca di idrocarburi sul litorale leccese. La giunta comunale, presieduta dal sindaco Paolo Perrone, all’unanimità ha espresso parere negativo alla compatibilità ambientale per l’intervento relativo al permesso di prospezione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare denominato “d2 F.P – PG” proposto dalla Società inglese Petroleum Geo – Services Pte. Ltd. L’area del permesso di prospezione si presenta come uno specchio d’acqua situato a circa 12,5 miglia nautiche dalla costa delle province di Bari, Brindisi, e Lecce. “E’ indubbio – si legge nella delibera – che le metodiche di ricerca proposte generino forme riconosciute di inquinamento e impatto. Il programma di ricerca non è, ovviamente, fine a se stesso ma basato sull’ipotesi che la prospezione in mare possa dare esito positivo. In questo caso il progetto sarebbe cosa molto diversa dal programma di ricerca presentato e presupporrebbe nella nuova procedura di Via (Valutazione di impatto ambientale) una visione globale delle caratteristiche e delle vocazioni dell’ambiente marino e della costa pugliese, delle politiche ambientali, produttive e di sviluppo (soprattutto turistico) che la Puglia, le istituzioni locali e la collettività insediata perseguono con determinazione. Ecco perché – viene rimarcato nella delibera – è necessario porsi in tale prospettiva e sottolineare con forza che lo sfruttamento del litorale adriatico su vasta scala e a pochi chilometri dalla costa, in una zona di alto valore naturalistico e turistico potrebbe avere dei risvolti pesantemente negativi dal punto di vista ambientale, economico e sociale”. C’è un altro aspetto da considerare: nell’Adriatico vi sono numerosi pozzi già esistenti. “Non si comprendono allora le ragioni per le quali vi è la necessità di svolgere tali indagini per la ricerca degli idrocarburi. Lo studio non chiarisce i punti sui rischi e sugli impatti negativi che le indagini proposte potrebbero comportare sulle componenti ambientali e socio-economiche dell’intero Mare Adriatico. Particolarmente grave risulta l’assenza di un’analisi costi benefici e di una visione strategica dell’intervento nel quadro della pianificazione degli spazi marittimi. Tale ultima lacuna appare quella più problematica in quanto non vengono affatto considerati le caratteristiche e le vocazioni dell’ambiente marino e della costa adriatica, né tiene conto delle politiche ambientali, produttive e di sviluppo (soprattutto turistico) che la Puglia, le istituzioni locali e la collettività intendono perseguire”. 6 febbraio 2012 Trivelle. Tutti contro Clini BARI – Le parole pronunciate dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini al Mediterre di Bari lo scorso 2 febbraio non sono passate inosservate. Sulla necessità sottolineata dal ministro di essere “realisti” sulle trivelle in Adriatico si sono scatenati politici ed ambientalisti, che hanno aspramente condannato il punto di vista di Clini ed hanno addirittura messo in discussione il suo reale interesse difendere il territorio italiano e pugliese, nel caso specifico. Sull’insediamento delle piattaforme petrolifere, Clini ha sottolineato: “Se pensate che si debba aprire una problematica in generale sul fatto che non se ne debbano fare, perdete perché questo va contro direttive e contro regole europee… Dobbiamo scegliere se siamo capaci di investire sulle fonti rinnovabili e sul loro sviluppo così da creare una competizione con le fonti fossili.” Ma secondo i comitati che si oppongono alle attività di ricerca ed estrazione petrolifere in mare si tratta di dichiarazioni inaccettabili ed, “averle ascoltate dall’attuale ministro all’Ambiente- hanno detto – rende quell’esperienza pesante come un macigno e semplicemente inaccettabile”. Sulle manifestazioni della comunità pugliese, supportata da quella adriatica e lucana, che il 21 gennaio a Monopoli ha manifestato contro i permessi di ricerca ed estrazione idrocarburi in mare, il ministro ha affermato inoltre che “la popolazione pugliese ha protestato temendo che ci fosse un allentamento delle misure di salvaguardia che non c'è stato e dunque la risposta del governo è stata molto chiara e netta. La norma che avrebbe ridotto le clausole di salvaguardia in materia di trivellazioni a mare non è uscita, ma non perché prevalga una preoccupazione di salvaguardia; teoricamente le tecnologie di trivellazione potrebbero assicurare la salvaguardia”. “Il ministro Clini – hanno risposto gli ambientalisti – dovrebbe sapere bene che la popolazione pugliese non è scesa in piazza perché ha temuto un allentamento delle misure di salvaguardia, peraltro inesistenti, ma ha ribadito per l’ennesima volta il proprio ‘no’ fermo e risoluto a prospezioni e coltivazioni di idrocarburi nei fondali dei suoi mari, con tutto ciò che ne consegue, a qualsiasi distanza dalla costa. La Regione Puglia ha già scelto da anni in che direzione puntare per il proprio sviluppo economico ed energetico, sostenendo e promuovendo le fonti di energia rinnovabili rispetto a quelle fossili per una crescita economica sostenibile ed ecocompatibile con le bellezze naturalistiche e paesaggistiche del proprio territorio. Conservando alcuni siti destinati alla produzione energetica tradizionale, riducendone inquinamento ed emissioni tossiche, e puntando sul fotovoltaico e sull’eolico non selvaggio, oggi la Puglia produce già ben più del proprio fabbisogno energetico. Col passare del tempo – hanno aggiunto dal Comitato Noil (No Petrolio, Sì energie rinnovabili) – serviranno a poco le osservazioni di Regione, Enti locali, Comitati, associazioni e singoli cittadini, come le stesse battaglie legali. Sono tutte misure difensive insufficienti se poi il Governo continua a concedere i permessi autorizzativi alle società petrolifere. Ogni volta è una lotta estenuante contro il tempo, che non può continuare all’infinito”. L’invito è che si accordi l’attuale legislazione nazionale con quanto chiesto da società civile e istituzioni regionali e che si renda il parere delle Regioni obbligatorio e vincolante, anche relativamente ad autorizzazioni già rilasciate. “Si blocchino gli iter autorizzativi in corso – chiedono le associazioni – e vengano abrogati i permessi già concessi, consentendo esclusivamente l’esaurimento degli impianti di estrazione funzionanti. Al fine di contenere i danni di tali impianti, ma più in generale a difesa di tutte le aree inquinate del Paese, si abbassino i limiti minimi sullo sversamento di sostanze inquinanti nell’ambiente per adeguarli agli standard europei e dell’Oms, spesso centinaia di volte inferiori. Si aumentino le cosiddette royalties sulle estrazioni in corso, adeguando anch’esse alle medie europee”. 3 febbraio 2012 Trivelle. Sì del ministro BARI – I rappresentanti di maggioranza ed opposizione in Consiglio regionale continuano a ripetere il loro “no” ad ogni operazione petrolifera nelle acque dell’Adriatico. Dopo le dichiarazioni rese ieri dal ministro all’Ambiente Corrado Clini che, a Mediterre, ha ribadito la necessità ad essere “realisti”, facendo intendere che non è possibile opporsi in maniera “cieca” ad ogni progetto energetico, ecco che è scoppiato nuovamente il caos. Clini in particolare ha ricordato che il Governo Monti non ha accettato di ridurre la distanza per le operazioni di ricerca e trivellazione da 12 miglia a 5 miglia e che quindi, in presenza della legge che impone l’obbligo di fermarsi oltre le 12 miglia, non ci dovrebbero essere problemi ambientali. Oltre al presidente della Regione Nichi Vendola, che nel confronto con Clini ha riferito che la Puglia non ha alcuna intenzione ad indietreggiare rispetto alla sua posizione di contrarietà alle trivellazioni sulla costa – dichiarazioni riprese anche dal presidente del Consiglio Onofrio Introna – anche il presidente del Gruppo Udc alla Regione Puglia, Salvatore Negro, ha commentato con preoccupazione le parole di Clini. “Lo sviluppo della Puglia non è conciliabile con l’installazione di trivelle o pale eoliche nel suo mare – ha detto -. La vocazione naturale di questo territorio è il turismo e quindi non si può accettare la distruzione o l’alterazione dei paesaggi e delle bellezze naturali. Come Udc siamo a favore delle energie rinnovabili, purché siano compatibili con il rispetto dell’ambiente e del territorio”. “Abbiamo sempre creduto e puntato sullo sviluppo delle energie rinnovabili – ha sottolineato il capogruppo Udc – ma siamo contrari all’alterazione della bellezza dei nostri paesaggi e del nostro mare che ha fatto della Puglia una delle mete turistiche più gettonate del Paese. Vogliamo ricordare che la nostra Regione ha già dato tanto e continua a dare molto in termini di energia. Basti pensare a Cerano e alle migliaia di ettari di pannelli fotovoltaici che hanno preso il posto dei vigneti, dei secolari alberi d’olivo e dei muretti a secco. Lo sforzo della nostra regione è sotto gli occhi di tutti e non si può ulteriormente mortificare un territorio. Le pale eoliche possono trovare posto in altri siti che non siano le acque dell’Adriatico o dello Ionio, così come l’installazione di pannelli solari va incentivata sui tetti delle nostre case e degli edifici pubblici”. “Trivelle o piattaforme offshore, oltre che a rappresentare investimenti di dubbio valore, provocherebbero un danno irreversibile all’intera economia del territorio. L’auspicio – ha concluso il presidente Negro – è che l’attuale Governo valuti con attenzione queste possibilità di sviluppo e tenga conto della vocazione naturale di questo territorio, cioè il turismo, che opportunamente valorizzato e incentivato potrebbe rappresentare una delle voci più autorevoli nel bilancio dell’intero Paese”. “Il Ministro Clini non ci sorprende più – ha dichiarato invece il deputato pugliese Pierfelice Zazzera (Italia dei valori) -. Dopo l'uscita favorevole al nucleare nonostante un referendum, al Mediterre ha dichiarato che le trivellazioni petrolifere non vanno fermate. Nonostante la mobilitazione di enti territoriali e popolazioni. Ci chiediamo pertanto che ci sta a fare al Ministero dell'ambiente uno che l'ambiente vuole distruggerlo”? “Vogliamo ricordare al Ministro che il Mediterraneo è il mare più inquinato al mondo per concentrazioni di idrocarburi. Il Ministro Clini, Ministro per l'ambiente, pertanto dovrebbe spiegarci come intende tutelare il nostro territorio e le nostre risorse naturali, come intende intervenire sulla normativa considerato che le multinazionali versano all'Italia poco meno del 4% di royalties in cambio della devastazione ambientale. Ma la cosa più grave – ha concluso il dipietrista – è che mentre il mondo va verso le energie pulite e rinnovabili, il ministro Clini difende le multinazionali dell'energia sporca. Clini farebbe bene a chiarire non si può fare cassa a spese del territorio e della salute, questo è criminale”. 23 gennaio 2012 Trivelle. Nuova richiesta di ispezione dei fondali salentini OTRANTO – Il pericolo trivelle nel mar Adriatico è tutt’altro che sopito. Ed anche stavolta il Salento è direttamente chiamato in causa. Una nuova richiesta di autorizzazione a fare sondaggi a scopo estrattivo al largo di Otranto è stata depositata la settimana scorsa. E’ firmata dalla società Petroleum Ltd di Singapore, che ha interesse ad ispezionare i fondali con la tecnica dell’air gun alla ricerca di idrocarburi da estrarre. L’air gun è un sistema di monitoraggio dei fondali attraverso cannoni pneumatici che esplodono scoppi di aria compressa nei fondali ed in base alla risposta sismica che ne ricevono stabiliscono la presenza o meno di petrolio. Il sindaco di Otranto Luciano Cariddi anticipa già il punto di vista del Comune: “Ci opporremo con tutte le forze ad ogni attività petrolifera sulle nostre coste”, ci ha detto. “In altre occasioni abbiamo dimostrato grande responsabilità accettando che il nostro territorio venisse toccato da vicino da opere che abbiamo ritenuto di importanza generale, come il gasdotto per l’approvvigionamento di energia – ha aggiunto -. Ma stavolta non possiamo accettare che il nostro mare e la nostra costa vengano svenduti per interessi di pochi. E’ noto che il petrolio che si trova nell’Adriatico è di scarsa qualità ed è anche poco; basterebbe per un periodo di tempo assai limitato. Non vedo dunque la necessità di questo intervento. Faremo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per opporci a questa richiesta”. Ciò che il Comune può fare è dunque presentare un parere negativo in sede di conferenza dei servizi. La data per la conferenza non è ancora stata fissata. 21 gennaio 2012 No alle trivelle. Tutti a Monopoli MONOPOLI – Associazioni, politica e cittadini. Saranno tutti in piazza Vittorio Emanuele a Monopoli, oggi, a partire dalle ore 9, in una grande manifestazione per dire no alle trivelle nel mar Adriatico. Sollecitata dal volontariato, la Puglia dice no al tentativo di trivellare il mar Adriatico alla ricerca di idrocarburi e lo fa con l’incontro di protesta “Più verde, meno nero”. Un no corale, quello pugliese, convinto, partecipato e preoccupato per la possibilità che, nonostante i pareri Via della Regione Puglia richiesti dalle grandi compagnie petrolifere alla ricerca dell'oro nero siano stati tutti negativi, le autorizzazioni per ispezioni sismiche nel Basso Adriatico prodotte dal ministero dell'Ambiente dello scorso Governo possano scavalcare la volontà popolare. Organizzata dal comitato “No al petrolio, sì energie rinnovabili” di Monopoli, alla manifestazione è prevista la partecipazione non solo della Regione Puglia e di numerose associazioni ambientaliste, ma anche dei sindaci di tutti i Comuni pugliesi, di numerosi leader politici nazionali, come Antonio Di Pietro (Italia dei valori) e probabilmente di delegazioni provenienti dall'altra sponda dell'Adriatico, soprattutto Albania e Montenegro. I riflettori delle grandi compagnie petrolifere in Puglia erano accesi ormai da tempo, soprattutto nel barese e nel brindisino, ma solo il 12 agosto del 2011, i volontari ambientalisti salentini di “SOS Costa Salento” hanno avvistato e denunciato la presenza di piattaforme petrolifere anche a largo di Santa Cesarea Terme. Le ispezioni, infatti, erano iniziate in silenzio anche nella provincia leccese dove si rivolgono le mire di compagnie quali Petroceltic, Spectrum Geo Ltd, Eni e Northern Petroleum nonostante la presenza di poco oro nero (le stime parlano di circa 130 milioni di barili, una quantità in grado di supportare i consumi italiani per al massimo un mese) e che in molti ritengono essere di bassa qualità, catramoso, sporco e ricco di zolfo. “La vicenda delle trivellazioni – dice Luigi Russo presidente di “SOS Costa Salento” – è emblematica della grave debolezza della politica italiana, che appare decisamente sottoposta e schiacciata sotto il peso dei grandi interessi economici e finanziari, ora delle agenzie di rating, ora delle multinazionali del petrolio, o delle lobby. È stupefacente il fatto che debba essere ancora una volta il volontariato a fare scattare l'allarme, e che solo a ruota la Regione e i Comuni seguono con delibere e dichiarazioni pubbliche”. “Le nostre comunità è la Puglia – ha commentato il presidente ANCI Puglia Perrone – uniti attorno a questa protesta, ribadiscono forte e chiaro la scelta delle fonti energetiche rinnovabili per un modello di sviluppo eco-sostenibile, quindi, la ferma opposizione civile e democratica alle ricerche petrolifere nel nostro mare. L’Europa va verso la decarbonizzazione del sistema energetico e dell’economia. La Puglia ha scelto di fornire il contributo alla autonomia energetica dell' Italia con le fonti rinnovabili. L'estrazione di petrolio – ha concluso Perrone – e un progetto che ci sconvolge, per il forte impatto ambientale. Dobbiamo proteggere il nostro futuro da scelte azzardate che minacciano il nostro ecosistema”. La manifestazione si svolgerà sulle note dei Sud Sound Sistem, dei Maltesi, degli Ho sempre voglia, di Erica Mou e dei Municipale Balcanica e con l’intrattenimento di Antonio Stornaiolo nella veste di presentatore e Giobbe Covatta anche il mondo degli artisti pugliesi lancerà un segnale forte e chiaro per dire che l’era del petrolio è ormai anacronistica. Il fronte del no alle trivelle in Puglia, inoltre, ha già attivato una petizione pubblica per opporsi all’attività di ricerca e sfruttamento di idrocarburi lungo le coste del basso Adriatico da parte della ditta britannica Northern Petroleum raccogliendo in poco tempo quasi 3.000 firme (http://petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2011N13045). 20 gennaio 2012 aggiornamento ore 14:00 Liberalizzazione trivelle. Il ministro fa marcia indietro ROMA – Le indiscrezioni che sono circolate nelle scorse ore a proposito dell’intenzione del Governo di rendere più semplice l’iter per le trivellazioni nel mari italiani sarebbero prive di fondamento. Il ministro dell’Ambiente Corrado Clini fa marcia indietro in merito all’intenzione di concedere un “avvicinamento” delle ispezioni ed estrazioni petrolifere da 12 miglia a 5 miglia al largo della costa italiana. Si tratta di un tema che tocca da vicino la Puglia, che ha organizzato per domani una grande manifestazione a Monopoli per opporsi alle trivelle in Adriatico, alla quale hanno annunciato la propria partecipazione praticamente tutte le forze politiche. Soltanto ieri la Giunta regionale ha approvato la delibera con cui si nega la possibilità alla Northern Petroleum di modificare le ispezioni da 2d a 3d. Poca cosa, comunque, rispetto alle istanze presentate ed al rischio per il territorio, se i permessi dovessero essere accordati. Molto forti sono state nelle scorse ore le dichiarazioni contrare a questa eventualità. “Prendiamo atto di quanto dichiarato dal ministro Clini – ha affermato il deputato dell’Italia dei valori Pierfelice Zazzera, molto attivo su questo fronte – secondo cui il provvedimento trivelle libere sarebbe falso e quanto riportato sulla bozza di decreto del Governo non corrisponderebbe al vero. Tuttavia troppe cose non tornano: la relazione tecnica parla chiaramente di una scelta politica al fine di incamerare più soldi e di migliorare i giudizi delle agenzie nazionali di rating. Dire che è falso quanto dal Governo stesso sostenuto – ha aggiunto il dipietrista – non è sufficiente. Il ministro Clini deve dirci chiaramente che è contrario alle trivellazioni nel Mediterraneo, che è contrario allo sfruttamento del territorio da parte delle multinazionali petrolifere. I dubbi del resto sono legittimi, visto che Clini ieri da dirigente ministeriale esprimeva pareri positivi alle trivellazioni off shore in Adriatico, e oggi è lo stesso che a fronte di un referendum, si è detto favorevole al nucleare”. L’Italia dei valori ha dunque chiesto al ministro di ritirare il provvedimento. 20 gennaio 2012 Trivelle. No della Puglia alle prospezioni in 3d BARI – No a variazioni nel programma dei lavori per i permessi di ricerca FR39NP e FR40NP della Northern Petroleum. La Giunta pugliese ha approvato una delibera con parere negativo alla richiesta da parte della società petrolifera di effettuare al largo delle coste pugliesi oltre alle già autorizzate (dal Ministero) prospezioni 2D anche quelle in 3D. La prospezione geofisica 3D è una evoluzione della tradizionale prospezione 2D. Da un punto di vista operativo, le attrezzature impiegate per la prospezione sono le stesse, ma la tecnica a due dimensioni restituisce i dati lungo una sezione piana, quella in tre dimensioni è più potente e più precisa e registra sei sezioni ravvicinate all'interno di una fascia di 500 metri di larghezza. “Abbiamo inteso dare parere negativo nella procedura di Via ministeriale –ha spiegato l’assessore all’Ambiente Lorenzo Nicastro – per ribadire ancora una volta la contrarietà a barattare il nostro mare con le esigenze di predominio economico delle multinazionali. Si badi: non è una posizione di pregiudizio o di preconcetto, è un fatto di buonsenso e di tutela delle vocazioni elettive del nostro mare: il turismo e la pesca”. “Spiace tuttavia constatare – ha aggiunto – e ci opporremmo con tutti gli strumenti possibili anche attraverso i parlamentari pugliesi che hanno dato la propria adesione all'iniziativa promossa dal 'Comitato No Petrolio si energie rinnovabili', che vi siano ancora iniziative tese a sminuire la volontà popolare dei pugliesi. In particolare siamo molto preoccupati dall'ipotesi, che sarebbe contenuta nella bozza di decreto sulle liberalizzazioni preparata dal Governo Monti, di ridurre la distanza minima di ipotetiche piattaforme d'estrazione dalle attuali 12 miglia a sole 5. Anche in virtù di questi nuovi eventi, stiamo lavorando per coinvolgere, grazie al lavoro del presidente del Consiglio Regionale Onofrio Introna, tutte le assemblee legislative regionali e alcuni stati d'oltre Adriatico perché si possa dare una indicazione chiara e vincolate agli organi legislativi competenti, sia a livello nazionale che internazionale”. Sulla proposta contenuta nel decreto sulle liberalizzazioni sono intervenuti molti esponenti politici nelle scorse ore. “Mentre ci prepariamo a manifestare contro le trivellazioni petrolifere il governo le favorisce riducendo le miglia entro cui poter ricercare petrolio – ha dichiarato il deputato dell’Italia dei valori Pierfelice Zazzera -. Una vergogna inaccettabile. Siamo non alle liberalizzazioni ma alla libera distruzione della nostra terra. Un Governo che mette gli interessi delle multinazionali al primo posto è un Governo criminale; la scelta di ridurre il limite delle miglia per la ricerca di idrocarburi in mare nelle zone vicino a quelle protette è inaccettabile, anche considerando che i proventi delle royalties sulle attività di idrocarburi restano insignificanti per i territori. Queste attività creano gravi danni alla salute, all’ambiente e alle attività economiche locali, mentre le multinazionali succhiano via via tutte le nostre risorse”. Di “vergogna” ha parlato anche Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia. “E’ vergognoso – ha detto – che, mentre la Costa Concordia spiaggiata rischia di immergersi e inondare l’Arcipelago Toscano di carburante, il Governo Monti vuole svendere il paese ai petrolieri. Nel pieno dell’emergenza scopriamo che la bozza delle liberalizzazioni proposte dal governo prevede tre articoli mirati a concedere la possibilità di trivellare gas e petrolio in aree preziosissime del nostro. Ma non solo: si prevede di aumentare gli investimenti in infrastrutture estrattive; si abbassano drasticamente i limiti per la trivellazione in mare e si liberalizza la ricerca di nuovi giacimenti. Fatto salvo per i limiti ambientali, che però non frenano il disastro in caso di sversamento”. Correlati: Trivelle in Puglia

Sostieni il Tacco d’Italia!

Abbiamo bisogno dei nostri lettori per continuare a pubblicare le inchieste.

Le inchieste giornalistiche costano.
Occorre molto tempo per indagare, per crearsi una rete di fonti autorevoli, per verificare documenti e testimonianze, per scrivere e riscrivere gli articoli.
E quando si pubblica, si perdono inserzionisti invece che acquistarne e, troppo spesso, ci si deve difendere da querele temerarie e intimidazioni di ogni genere.
Per questo, cara lettrice, caro lettore, mi rivolgo a te e ti chiedo di sostenere il Tacco d’Italia!
Vogliamo continuare a offrire un’informazione indipendente che, ora più che mai, è necessaria come l’ossigeno. In questo periodo di crisi globale abbiamo infatti deciso di non retrocedere e di non sospendere la nostra attività di indagine, continuando a svolgere un servizio pubblico sicuramente scomodo ma necessario per il bene comune.

Grazie
Marilù Mastrogiovanni

SOSTIENICI ADESSO CON PAYPAL

------

O TRAMITE L'IBAN

IT43I0526204000CC0021181120

------

Oppure aderisci al nostro crowdfunding

Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Info sull'autore

Avatar

Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

Articoli correlati

NON seguire questo link o sarai bannato dal sito!