Gasdotto Poseidon, firmata la concessione demaniale

Otranto. Un nuovo passo in avanti per l’infrastruttura prevista nella città dei Martiri

OTRANTO – Il consorzio Shah Deniz aveva chiaramente fatto sapere di preferire il gasdotto Tap, previsto a San Foca (Melendugno) all’Igi-Poseidon, previsto ad Otranto. Eppure quest’ultimo prosegue il suo iter. Ieri presso la Capitaneria di porto di Gallipoli è stata firmata la concessione demaniale per 40 anni dell’area interessata dal progetto. Si tratta dell’ultimo tassello autorizzativo, dopo l’ok del ministero dell’Ambiente arrivato nel 2010, il decreto di autorizzazione del ministero dell’Economia e l’intesa con la Regione Puglia del 2011. L'arteria del gas fa capo alla joint venture “Igi Poseidon S.A.”, costituita da Edison e dalla società statale greca Depa, e collegherà l'Italia alla Grecia ed alla Turchia. Il sito scelto in Italia, per via della sua posizione strategica, è indicato al largo di Otranto. L'infrastruttura trasporterà 8-10 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno. Dell'intero quantitativo, secondo gli accordi circa l'80% spetta al gruppo Edison per 25 anni. 1 giugno 2011 Gasdotto Igi Poseidon. Entro il 2013 di Laura Leuzzi OTRANTO – Dovrebbero partire entro il 2013 i lavori per la realizzazione del metanodotto Igi Otranto-Grecia per l'approvvigionamento energetico italiano ed europeo. Sono questi i termini previsti, salvo intoppi, per la costruzione dell’arteria del gas che fa capo alla joint venture “Igi Poseidon S.A.” costituita da Edison e dalla società statale greca Depa, e che collegherà l’Italia alla Grecia ed alla Turchia. Il sito scelto in Italia, per via della sua posizione strategica, è indicato al largo di Otranto. Una scelta che il sindaco idruntino Luciano Cariddi e soprattutto i cittadini hanno accettato “con responsabilità”, nella consapevolezza che si tratta di una importante infrastruttura. E’ stata una decisione non semplice, preceduta da continui incontri tra l’Amministrazione e la cittadinanza, finalizzati all’approfondimento della questione ed alla consultazione popolare. Il via libera da parte del Ministero dello Sviluppo Economico è giunto lo scorso 2 maggio; nell’agosto 2010 si era già espresso favorevolmente il Ministero dell’Ambiente, che aveva giudicato il progetto compatibile con il territorio. Ma perché la costruzione del gasdotto sia effettivamente avviata mancano ancora i “a osta” da parte del governo turco e di quello greco e soprattutto manca la ratifica dell’accordo commerciale tra la società titolare del progetto e l'Azerbaijan, il paese fornitore di gas. “Prevedo tempi lunghi – ha commentato Cariddi -; noi abbiamo comunque fatto la nostra parte”. Come ci ha spiegato ieri, il Comune di Otranto, per garantire la massima sicurezza ed il rispetto del territorio di propria competenza, ha infatti posto delle condizioni alla realizzazione del metanodotto. La principale è quella relativa alla collocazione della cabina di misurazione. In sede di conferenza dei servizi l’Amministrazione ha chiesto che venisse posizionata in un sito diverso da quello previsto dal progetto e cioè sulla litoranea Otranto-Porto Badisco, fuori dal parco naturale. Come gestirete l’aspetto della sicurezza dell’impianto? “Ci hanno assicurato che l’impianto funzionerà per compartimenti stagni e che il tratto dalla condotta che ricade nel territorio idruntino sarà indipendente da quelli ricadenti nei territori greco e turco”. Significa che in caso di malfunzionamenti dell’impianto per la parte che non ricade nel territorio di Otranto, i cittadini e l’ambiente idruntini non subiranno conseguenze? “Esatto. Se si dovessero verificare malfunzionamenti, danneggiamenti o addirittura attentati nei tratti ‘stranieri’, il tratto di pertinenza italiana sarà in grado di isolarsi dal totale dell’impianto. In pratica ad Otranto spetterà vigilare sulla parte che ricadrà nel suo territorio. Ciò che succederà oltre i nostri confini non rappresenterà una minaccia per noi”. 31/05/2011 Sindaco Cariddi: ‘Si al gasdotto, ma alle nostre condizioni’ aggiornamento delle ore 13:30 OTRANTO – “L’abbiamo accettato responsabilmente e responsabilmente abbiamo verificato che la costruzione del gasdotto non avesse impatti devastanti per il territorio, né dal punto di vista estetico, né funzionale”. Così il sindaco di Otranto Luciano Cariddi alla richiesta da parte nostra se fosse a conoscenza che il Ministero per lo sviluppo economico ha approvato con proprio decreto il gasdotto al largo della città idruntina. “Sapevamo che l’iter autorizzativo era alle battute finali – dice Cariddi – perché noi stessi abbiamo posto delle condizioni nel corso dell’ultima conferenza dei servizi tenutasi a Roma, ma non eravamo a conoscenza che fosse stato firmato il decreto che dà il via libera alla cantierizzazione dell’opera”. Quali condizioni avete posto? “Dal nostro punto di vista ci sarebbe potuta essere un’unica criticità: quella della cabina di misurazione. In sede di conferenza dei servizi abbiamo proposto siti diversi da quelli previsti nel progetto, cioè abbiamo chiesto che venga costruita a sud della città, in zona agricola, fuori dal Parco regionale”. Dove verrà costruita, dunque? “Sulla litoranea Otranto-porto Badisco, fuori dal parco protetto”. Gasdotto nel mare di Otranto: ok dal Ministero OTRANTO – Ruspe in vista nel Canale d’Otranto, che diventa strategico per l’approvvigionamento energetico italiano ed europeo. Via libera dal Ministero dello Sviluppo Economico alla realizzazione del gasdotto Igi che collega la Grecia all'Italia (costa di Otranto) e che fa capo alla joint venture formata da Edison e dalla società statale greca Depa. Il decreto ministeriale, secondo quanto appreso da Radiocor del Sole24ore, è stato siglato lo scorso 2 maggio e pubblicato giovedì scorso (26 maggio). Si tratta di un passaggio finale per la realizzazione dell'infrastruttura che trasporterà 8-10 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno. Dell'intero quantitativo, secondo gli accordi circa l'80% spetta al gruppo Edison per 25 anni. Entro fine 2011 l'Azerbaijan, che secondo gli accordi è il paese fornitore di gas per l'Igi, deciderà sulla vendita per il Campo Shah Deniz 2. Il gasdotto Igi è la parte finale del tratto più lungo (Itgi) che parte dalla Turchia. Il Tacco d’Italia per primo, molto tempo fa, si è occupato della vicenda. Ecco l’inchiesta di Giusppe Finguerra pubblicta sul numero 48 giugno 2008. // Inchiesta// Energia// Gas dal mare // Le arterie del gas /// Nel 2006 e nei primi mesi del 2007 il Ministero dello Sviluppo economico ha rilasciato ben 12 autorizzazioni per l’importazione pluriennale di gas da paesi extracomunitari. L’attività di approvvigionamento del gas è diventata frenetica /// la Puglia ha già una grande vocazione alla produzione energetica. Il Piano energetico ambientale regionale Pear del 2007 la colloca al secondo posto per la produzione di energia elettrica /// Il gasdotto Poseidon, che sorgerà nel mare di Otranto, con i suoi 212 kilometri di tubi congiungerà le vie dell’Est e dell’Ovest. Sarà centro di smistamento del gas per tutta l’Europa / Il mare al largo di Otranto sarà presto un cantiere dove sorgeranno mastodontiche infrastrutture per il trasporto del gas dall’Oriente. Saranno tre i gasdotti che sicuramente (si parla di cinque) solcheranno gli abissi marini. La Puglia, e il Salento, saranno l’hub naturale, il ganglio di smistamento per il gas che arriva da Est e riparte per altri paesi. Il gas viaggia allo stato liquido e, all’arrivo, deve essere “rigassificato”. Ricordiamo tutti lo scandalo, gli arresti eccellenti, le polemiche intorno al costruendo rigassificatore di Brindisi, bloccato a seguito di una brillante azione legale firmata dall’avvocato Roberto Fusco e che ha visto, in una coalizione politicamente trasversale, contro il colosso della British Lng, i comitati dei cittadini, la Provincia e il Comune di Brindisi. Perché sono almeno di due ordini i problemi legati allo sfruttamento del gas, reso necessario dalla crisi petrolifera: la sicurezza e l’inquinamento (questo potrebbe interessare i rigassificatori). Sul primo, le domande che Giuseppe Finguerra ha rivolto alla Edison, non hanno trovato risposte a parer nostro soddisfacenti. Ecco i progetti che prenderanno il largo, è il caso di dirlo, fra poco. M.L.M Di Giuseppe Finguerra I mercanti sono tornati a solcare le vie millenarie delle spezie e della seta. Dall’Oriente portano in Occidente le merci preziose del gas e del petrolio. La leggendaria lentezza dei serragli è scomparsa nel ricordo dell’ultimo dei rapsodi. Oggi le merci viaggiano con mezzi poderosi e veloci. Rimangono le antiche tappe obbligate. Otranto ha avuto dalla geografia, più che dalla storia, il destino di un luogo crocevia di traffici, che giungono da lontano per ripartire lontano. L’antica città affacciata sull’Adriatico accoglierà le arterie del gas, portando linfa all’Europa anemica di risorse energetiche. Passaggio obbligato di una ricchezza che non la tocca, ma che sfiora appena. Poco più di due anni fa, era l’inverno del 2006, l’Italia e l’Europa vissero una drammatica emergenza del gas. Le forniture provenienti dalla Russia, attraverso i gasdotti che passano dall’Ucraina, furono sospese a causa della crisi diplomatica tra i due paesi dell’ex Unione Sovietica. Le importazioni dalla Russia soddisfacevano il 29% del fabbisogno nazionale di gas. La relazione del Ministero per lo Sviluppo economico, del 2008, evidenzia che “ad oggi le infrastrutture che alimentano il mercato del gas italiano (terzo mercato europeo dopo Gran Bretagna e Germania) sono appena sufficienti per garantire l’equilibrio domanda/offerta. Nell’inverno 2005/2006, a causa della rigidità delle temperature, di forti consumi nel settore elettrico e di problemi nell’approvvigionamento dalla Russia attraverso l’Ucraina, il sistema ha dovuto ricorrere allo stoccaggio strategico e a misure di contenimento dei consumi e nei successivi inverni 2006/2007 e 2007/2008 situazioni di emergenza sono state evitate grazie a misure preventive e all’andamento climatico favorevole ”. La crescita della domanda di gas naturale (GN), da circa 574 miliardi di metri cubi annui del 2007 a più di 700 nel 2020, nonché la riduzione delle riserve di gas europeo, da 330 miliardi di metri cubi nel 2005 a 220 nel 2020, comporteranno un aumento della dipendenza da importazioni. Il ricorso al gas naturale è dovuto dalla necessità di contenere l’utilizzo delle fonti fossili nella produzione di energia elettrica. Altri fattori di sviluppo del mercato del GNL (gas naturale liquefatto) sono dovuti al perfezionamento dell’efficienza ed alla consistente riduzione dei costi. Nonché, alla possibilità, dovuta all’innovazione tecnologica, di utilizzare il GN in settori prima limitati. Nel 2006 e nei primi mesi del 2007 il Ministero dello Sviluppo economico rilascia ben 12 autorizzazioni per l’importazione pluriennale di gas da paesi extracomunitari. L’attività di approvvigionamento del gas diviene frenetica. Vengono presentati numerosi progetti di infrastrutture di importazione via gasdotto. Le nuove infrastrutture, infatti, servono a diversificare le rotte e le aree di approvvigionamento dall’estero, puntando ad integrare il sistema italiano nel mercato del gas euromediterraneo. Tale strategia dovrebbe ridurre i rischi geopolitici e, quindi, ridurre i rischi sul prezzo del gas. La Puglia diviene, sul nuovo scacchiere geopolitico ed economico l’hub naturale per l’importazione del gas da oltremare. Inoltre, la nostra Regione ha già una grande vocazione alla produzione energetica. La riprova è nei dati sulla produzione energetica regionale che traiamo dal Pear (Piano energetico ambientale regionale) del 16 aprile 2007: “La Puglia è la seconda regione in Italia produttrice di energia elettrica. Prima è la Lombardia. La produzione totale lorda di energia elettrica, nel 2005, è stata di 32.600,2 GWh, pari al 10,7 della produzione nazionale. La Puglia ha esportato circa 15.000 GWh di energia elettrica. Nella regione i consumi di energia elettrica si sono attestati intorno ai 18.000 GWh. Il consumo pro capite è di 4.331 kWh/ab, inferiore al dato medio nazionale di 5.286 kWh/ab. Gli impianti termoelettrici presenti in Puglia sono 38. Invece, la produzione da fonti rinnovabili si avvale di 28 impianti eolici, per complessivi 300,7 MW. Di un impianto fotovoltaico da 0,6 MW, e 19 impianti per la produzione da biomassa, pari a 69,9 MW. Nel 2007, l’elettricità complessivamente prodotta con fonti rinnovabili è apri a 1.008,3 GWh”. Per queste ragioni, nell’estrema propaggine meridionale salentina è chiamata gran parte delle nuove pipeline internazionali. Diversi progetti, in uno stadio più o meno avanzato di sviluppo, prevedono il passaggio, nel solo territorio di Otranto, di almeno tre grandi gasdotti. Mentre nell’intero Salento i gasdotti da realizzare sarebbero almeno cinque. I progetti in questione possono essere così sommariamente descritti. // Gas d’amare // Il Poseidon Il progetto IGI (Interconnessione Grecia Italia) appare essere quello in una fase più avanzata di sviluppo. Esso prevede la realizzazione del gasdotto Poseidon, che costituirà, con i suoi 212 chilometri di tubi adagiati sul fondo dell’Adriatico (con una capacità nominale di 10G di metri cubi/anno) l’anello di congiunzione della rete italiana del gas ad una più ampia rete del gas internazionale. Permetterà all’Italia ed all’Europa di raggiungere il gas prodotto nelle zone più disparate di un ampio bacino continentale, che abbraccia il centro dell’Asia, il Mar Nero, il Caucaso, la Persia e l’Iraq. In tali aree vi è il 20% delle riserve mondiali di gas, ma non vi è alcun collegamento indipendente con i consumatori europei. Il progetto IGI è stato definito Project of european interest (progetto di interesse europeo) dall’Unione Europea. È solo un segmento della infrastruttura di trasporto del gas dall’Oriente all’Occidente. La pipeline tra la Grecia e l’Italia si compone di due sezioni. Vi è il tratto offshore che da Otranto giunge a Thesprotia. Segue il tratto onshore (gasdotto Zeus) che parte dalla costa della Thesprotia, attraversa la Grecia e giunge a Komotini per congiungersi a Kipi con la rete turca. La Grecia e la Turchia partecipano al progetto ITG (Interconnessione Turchia Grecia ) che ricollega il sistema alle aree di produzione del Mar Caspio e del Medio Oriente. La BEI (Banca Europea degli Investimenti) ha finanziato con 90 milioni di euro i lavori di esecuzione del progetto per la parte che risiede in Grecia e Turchia. Le aziende interessate al complessivo progetto ITGI (interconnessione Turchia Grecia Italia) sono la italiana EDISON, le società greche DEPA e DESFA e quella turca BOTAS. L’inizio dei lavori per la realizzazione del Poseidon è previsto nel 2008, mentre la conclusione è attesa per il 2012. // Il South Stream Il 23 giugno 2007, GazProm ed ENI hanno stipulato in Roma un Memorandum d’intesa per la realizzazione del gasdotto South Stream. Il progetto South Stream prevede la realizzazione di nuovi gasdotti dalla Russia all’Unione europea. Le pipelines, partendo da Beregovaya, attraverseranno il Mar Nero per 900 chilometri, adagiate su fondali profondi anche 2.000 metri, entreranno in Bulgaria e proseguendo verso Sud Ovest (Grecia) entreranno in Italia ad Otranto. i lavori potrebbero partire tra il 2008 ed il 2009, con completamento tra il 2011 ed il 2012. Il gasdotto avrà un portata di circa 30 miliardi di metri cubi di gas e per costruirlo saranno investiti “molti miliardi di dollari”. L’obiettivo, non dichiarato, è quello di scavalcare totalmente l’Ucraina, considerata un paese ex amico dei russi. Al Memorandum è seguito un accordo, sempre tra GazProm ed ENI, stipulato il 22 novembre 2007 a Mosca per la creazione di una joint venture. A riguardo, l’agenzia Interfax, citando una fonte del Cremino, spiega che la joint venture avrà il compito di redigere uno studio di fattibilità sul gasdotto e che ad Otranto arriveranno due gasdotti (British e GazProm-ENI) che poi proseguiranno in Basilicata dove è previsto un grande impianto di stoccaggio. // Il Trans adriatic pipeline Il TAP (Trans Adriatic Pipeline) è il terzo progetto che vede chiamare il Salento come luogo di passaggio di una grande via del gas. Nasce dall’accordo stipulato dalla compagnia petrolifera svizzera EGL (Elektrizitaets-Gesellschaft Laufenburg AG) con il Governo dell’Azerbaijan. L’investimento previsto è di 1,5 miliardi di euro. La lunghezza è di 520 Km (di cui 115 offshore nel mar Adriatico tra Italia ed Albania). La pipeline sarà costruita dalla società norvegese StatoilHydro. Nella città albanese di Fier saranno creati depositi di stoccaggio e terminali di GNL. Il TAP si allaccerà alla rete di gasdotti presenti in Albania Grecia e Turchia e sarà il quarto corridoio di approvvigionamento dell’Europa occidentale alle riserve di gas del Mar Caspio, del sud della Russia e del Medio Oriente. Il progetto ha ottenuto il finanziamento anche dalla Banca Mondiale, poiché interviene su territori in via di sviluppo e modernizzazione. Nella fase di start-up ha ottenuto dall’Unione europea la designazione di progetto prioritario. Tuttavia, un accordo siglato dalla EGL con il Governo Iraniano, per l’importazione di oltre 5,5 miliardi di metri cubi di gas, ha creato dei problemi tra il Governo Svizzero e l’Unione Europea. Infatti, la Commissione Europea ha avuto forti perplessità sulla politica energetica adottata dalla Svizzera, che ha così deciso di portare innanzi trattative riservate senza mettere al corrente i vertici europei degli accordi con l’Iran. Inoltre, il progetto svizzero pone in serie difficoltà la realizzazione di un altro progetto concorrente e parallelo, quello del Nabucco, che vede l’Eni protagonista. Il gasdotto Nabucco, se e quando sarà realizzato, dovrà far viaggiare il gas prodotto nel giacimento Kazako di Kashagan, gestito da un consorzio di aziende (ENI, British Gas, British Petroleum, Mobil, Shell, Total) insieme al Governo del Kazakistan. L’ENI è il soggetto capofila. // Il “dettaglio” sicurezza Il passaggio di numerosi gasdotti nel territorio di Otranto ha spinto a porre il problema della sicurezza per la comunità. Il gasdotto Poseidon, ad esempio, terminerà nella località di San Nicola a poca distanza dal centro abitato idruntino. Ci siamo posti, naturalmente, il problema delle potenziali conseguenze causate da una esplosione. Gli incontri pubblici tra la cittadinanza e la società Edison hanno riguardato soprattutto gli aspetti di impatto ambientale dell’opera, che sono minimi. Rimane da spiegare nel dettaglio “l’impatto sicurezza”. Abbiamo richiesto tempestivamente la necessaria relazione tecnica ai responsabili della Edison, ma, al momento di andare in stampa, non ci è ancora pervenuta. L’ufficio stampa, per il tramite di Emi Colombo, ha risposto alle nostre domande, a parer nostro glissando sul “dettaglio” relativo proprio alla sicurezza e alle conseguenze in caso di attentati, visto che il Salento, per il suo essere nodo di smistamento delle reti di gasdotti verso Ovest, sarebbe obiettivo caldo per il terrorismo internazionale. Quali sono le conseguenze potenziali in caso di esplosione del gasdotto? “La rete di trasporto nazionale del gas si estende per oltre 31mila km e non si ha evidenza che ci sia mai stato alcun incidente di rilievo. Inoltre il livello di sicurezza complessivo della rete italiana è tra i più alti a livello europeo. Il metanodotto Igi non è diverso dalla rete di trasporto nazionale”. Che cosa succederebbe se qualcuno dovesse collocare un ordigno esplosivo nel gasdotto? “Il tratto di tubazione a terra del Gasdotto Poseidon è completamente interrato (la parte superiore del tubo si trova almeno 1,5 m sotto il piano campagna) e la tubazione – per garantire un'elevata resistenza meccanica – è adeguatamente protetta avendo previsto uno spessore di 20.6mm ,come descritto nel progetto preliminare (reso pubblico e depositato), superiore di mezzo centimetro a quello prescritto dal DM 24 Novembre 1984 del Ministero dell'Interno (che darebbe una spessore di 16.1 mm). Anche nel tratto a mare la tubazione è interrata fino ad una distanza di 400 m dalla costa ed è comunque dotata di un rivestimento protettivo per evitare che urti accidentali possano danneggiarla”. Quali sono le misure di sicurezza adotatte da Edison? “L'area della stazione di misura, dove si trovano flange, valvole e brevi tratti di condotte fuori terra, sarà recintata e ad accesso interdetto ai non addetti; essa si trova, tra l'altro, in area lontana da ogni insediamento civile. Non sono previsti stoccaggi di gas naturale in quantitativi tali per cui sia necessario effettuare analisi di rischio al fine di determinare il possibile impatto incidentale che un danneggiamento al metanodotto o alla stazione di misura possa indurre all'esterno (non ci sono infatti immagazzinamenti di volumi di gas tali per cui si debba applicare la normativa sul rischio di incidenti rilevanti (D. Lgs 334 del 17 agosto 1999 -Attuazione della direttiva 96/82/CE relativa al controllo dei pericoli di incidenti rilevanti connessi con determinate sostanze pericolose). Per garantire la massima sicurezza del metanodotto, il suo esercizio sarà continuativamente monitorato attraverso un sistema di controllo e intervento automatico chiamato SCADA (Supervisory Control and Data Acquisition). Tale sistema consente di tenere sotto verifica i parametri operativi del metanodotto (ad es. portata, pressione, temperatura, compressione gas) individuando eventuali scostamenti dagli standard e consentendo un intervento automatico e la messa in sicurezza del sistema. Inoltre il metanodotto sarà periodicamente ispezionato per verificare il rispetto dei parametri rilevanti di progettazione attraverso l'utilizzo di “Pig Intelligenti”, cioè apparecchi mobili che viaggiano all'interno del tubo con il flusso di gas”. // Inchiesta// La arterie del gas//L’intervista // L’energia secondo Roberto De Santis /// I gasdotti giungono da zone del mondo instabili, per questo l’approvvigionamento sarà sempre precario. Occorre dunque diversificare sia le fonti energetiche, sia le aree di approvvigionamento. Non si può dipendere solo dal gas o dal petrolio. Servono fonti di energie rinnovabili Roberto De Santis è un salentino, tanto intraprendente quanto discreto. È membro del Consiglio di amministrazione della Avelar energy, una holding europea che opera nel settore energetico. De Santis si occupa della strategia dell’azienda, Avelar controlla società operative ed ha sede a Zurigo, in Svizzera. Il maggiore azionista è la società russa Renova, di proprietà del magnate Viktor Feliksovich Vekselberg, che in madre patria possiede il terzo operatore russo dell’energia – la Tnk-Bp, in società con la Bp (British Petroleum) – ed è anche il leader nel settore dell’alluminio. Avelar ha fatto il primo investimento proprio in Italia, poiché è il paese più vicino alle fonti di approvvigionamento del gas e si configura come l’hub energetico dell’Europa. Infatti, da poco più di un anno, ha acquistato, per 50 milioni di euro, l’azienda bresciana Energetic Source, un trader di energia che opera con il gas e con l’energia elettrica sul mercato italiano. La controllata italiana è in crescita ed ha gia fatturato circa 80 milioni di euro. Sta sviluppando una serie di accordi con vari operatori italiani. Con De Santis abbiamo tracciato gli scenari dello sviluppo del settore energetico che interesseranno il Salento nel prossimo futuro. Qual è il futuro degli approvvigionamenti energetici? “Oggi il petrolio costa circa 130 dollari al barile. Le analisi economiche più ottimistiche prevedono che, alla fine del 2008, il prezzo del greggio salirà sino a 170/180 dollari. Quelle pessimistiche prevedono un prezzo di 210 dollari. Il gas tenderà a sostituire il petrolio, divenendo la fonte energetica principale. Il carbone tenderà a scomparire come forma di produzione di energia. Le energie pulite e rinnovabili, contribuiranno in modo limitato al fabbisogno energetico, poiché sono convenienti se vi è un incentivo economico pubblico. Infine, ci sarà da porsi il problema della produzione di una quota di energia tramite il nucleare”. Quali mezzi consentono al gas di giungere in Italia? “Il gas giunge in Italia con le pipelines (gasdotti), infrastrutture che costano almeno due milioni e 500mila euro al chilometro. Inoltre, attraverso le navi, con la tecnologia della liquefazione, nei luoghi di partenza, e della liquefazione, nei luoghi di approdo. Un impianto di liquefazione costa 1600 milioni di euro. Quello di rigassificazione 800 milioni di euro. Poi si aggiungano le spese di trasporto. In Italia vi sono circa dieci progetti per la costruzioni di impianti di rigassificazione. In Puglia è stata richiesta la costruzione di tre siti di rigassificazione. Uno a Taranto, per iniziativa di Gas Natural Vendita Italia. Uno a Brindisi, della British Gas, dapprima autorizzato poi bloccato. Infine, recentemente la Sorgenia, del gruppo di De Benedetti, ha presentato il progetto di un rigassificatore off-shore, da costruire al largo della costa di Manfredonia. Infine, vi è una nuova tecnologia, la CNG (compression natural gas), che permette di trasportare il gas con navi o altri mezzi, senza il processo di liquefazione e rigassificazione. La nave giunge a destinazione ed immette il gas, attraverso una boa, direttamente nella rete. I tempi di costruzione di una queste nuove navi è di almeno due anni. Permetterà enormi risparmi nel trasporto del gas”. Qual è la situazione delle infrastrutture di stoccaggio del gas? “Il sistema italiano delle infrastrutture non ha sviluppato il deposito di gas. Il gas non può essere stoccato in serbatoi, perché ci sono problemi di volatilità e di sicurezza. Vengono utilizzati vecchi giacimenti di gas. Il 98% dei pozzi per stoccare il gas è di proprietà di Snam, quindi, di fatto, è in mano all’Eni. Se un operatore privato compra un miliardo di metri cubi di gas dall’estero lo deve porre tutto in circolazione ed in vendita. Non può comprare il gas al prezzo più favorevole e stoccarlo nei momenti in cui è più oneroso acquistarlo dal produttore. Tutto ciò pone un problema nel calmierare i prezzi. I privati hanno difficoltà a trovare autorizzazioni per fare stoccaggio di gas. La crisi energetica dell’inverno del 2006, dovute a tensioni internazionali tra Russia ed Ucraina, è stato un campanello d’allarme. Ha reso pubblico e palese il grave deficit che esiste nel paese riguardo all’approvvigionamento dell’energia. In particolare del gas. Abbiamo riserve di gas che si esauriscono in due mesi. Dipendiamo completamente dagli altri paesi e siamo molto vulnerabili. Siccome le pipeline giungono da zone del mondo instabili, vi sarà sempre la precarietà nell’approvvigionamento. Per questa ragione occorre diversificare sia le fonti energetiche, sia le aree di approvvigionamento. Non si può dipendere solo dal gas o dal petrolio”. Quanta importanza ha la diplomazia nel consentire gli approvvigionamenti energetici? “Il ruolo dei governi e delle diplomazie è fondamentale, perché l’energia è un problema strategico, soprattutto per un paese come l’Italia, che dipende totalmente dagli approvvigionamenti all’estero. Noi italiani abbiamo una tradizione di rapporti con il mondo arabo, dovuta ad un lavoro fatto da decenni dalla nostra diplomazia italiana. È molto importante che i governi accompagnino le aziende nei mercati esteri, perché l’energia non è un problema di soldi, bensì un problema complicato da relazioni e da rapporti a livello internazionale”. Articolo correlato: Gasdotto Tap

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