Il triangolo della morte

//DOSSIER. I monitoraggi sui tumori e le morti a Lecce, Brindisi e Taranto. Numeri tra i più alti d’Italia

di Gabriele Caforio // Lo Studio SENTIERI Il 22 ottobre 2012, il Ministro della Salute Renato Balduzzi presenta nel capoluogo tarantino il rapporto Ambiente e Salute a Taranto: evidenze disponibili e indicazioni di sanità pubblica. Il rapporto, contiene l'aggiornamento agli anni 2003-2009 dello Studio SENTIERI relativo all'area di Taranto, i dati dell'analisi della mortalità, del biomonitoraggio sugli allevatori della zona e del rischio sanitario connesso alla qualità dell'aria. Lo studio si è avvalso anche della collaborazione con il Registro Tumori Puglia – Asl di Taranto per il biennio 2006-2007. E’ lo stesso Ministero a sottolineare l'importanza dello studio sull'incidenza dei tumori, rispetto all'analisi della mortalità, per tre principali motivi: è basato su dati di qualità molto elevata, consente una valutazione anche delle patologie non letali, un confronto con diverse aree geografiche e uno studio della qualità delle cure e dei centri specialistici di oncologia. Guardando ai dati relativi all’incidenza dei tumori nel sito di Taranto viene riscontrato, per gli uomini un eccesso complessivo del 30% per tutti i tumori rispetto al resto della provincia. Nel dettaglio invece gli eccessi sono: 50% per il tumore del polmone, più del 100% per il mesotelioma e per i tumori del rene e delle altre vie urinarie, 30% per il tumore a vescica, testa e collo, 40% per il tumore maligno del fegato, del 60% per il linfoma non Hodgkin, superiore al 20% per il colon-retto e la prostata e 90% per il melanoma cutaneo. Il confronto per le donne residenti nei comuni di Taranto e Statte, invece, rileva un eccesso di incidenza per tutti i tumori del 20% circa. Gli eccessi in dettaglio sono: 24% per tumori della mammella, 80% corpo dell’utero superiore, 48% polmone, 21% colon-retto, 75% fegato, 43% linfoma non Hodgkin e 100% per lo stomaco superiore. Il confronto riporta che gli eccessi sono superiori anche per le altre zone dell'Italia meridionale e non solo per la provincia tarantina. Dal punto di vista della mortalità, lo studio SENTIERI accerta che complessivamente per il 2003-2009 gli eccessi sono negli uomini: 14% per mortalità per tutte le cause, 14% tutti i tumori, 14% malattie circolatorie, 17% malattie respiratorie, 33% tumori polmonari e 419% mesoteliomi pleurici. Stesse conferme anche nelle donne: per tutte le cause 8%, per tutti i tumori +13%, per le malattie circolatorie 4%, per i tumori polmonari 30% e per il mesotelioma pleurico 211%. Anche nella popolazione in età pediatrica lo studio conferma particolari significativi già nel primo anno di età dei bambini. Si sottolinea l'emergere “con chiarezza di uno stato di compromissione della salute della popolazione residente a Taranto”. Dal punto di vista della qualità dell'aria, si ha conferma delle correlazioni esistenti tra alcune delle patologie citate e la presenza di particolari inquinanti presenti nella zona quali il pm10 e il benzopirene di cui sono già riconosciute le pericolosità per la salute umana. Anche per quanto riguarda le diossine vengono confermate le evidenze già segnalate dalla Magistratura nelle perizie dello scorso anno, nonché quelle delle relative Asl che hanno già portato all'abbattimento di capi di bestiame d'allevamento contaminati. Tuttavia per la maggior parte degli altri inquinanti lo studio rileva come i dati tarantini siano pressoché simili ai dati delle altre città italiane, per il particolare del benzopirene, la provenienza, nella misura del 99%, è rintracciata negli impianti propri delle lavorazioni siderurgiche quali altoforno, cokeria ed agglomerazione. Ipotesi confermate anche dalle campagne di rilevazione dell'Arpa Puglia nel quartiere Tamburi. Per quanto riguarda i biomonitoraggi, effettuati nel 2010 su un campione di 45 allevatori residenti in masserie delle zone limitrofe all'acciaieria, vengono confermate le presenze di pcb e diossine nel sangue via via più diluiti a seconda della distanza dal sito industriale. Non è risparmiata la raccomandazione del Ministero di proseguire in futuro altri studi simili sugli stessi soggetti e con le stesse caratteristiche. “L’insieme delle evidenze scientifiche considerate giustifica l’avvio di una sistematica opera di risanamento ambientale come quella iniziata con il decreto di Autorizzazione Ambientale Integrata (Aia) approvato dalla Conferenza dei Servizi del 18 ottobre scorso”. Al fine di garantire una riduzione dei rischi per la salute e contemporaneamente monitorare l'efficacia degli interventi previsti, il Ministero, in sede di Aia ha previsto: – l'adozione di un sistema di monitoraggio dell’efficacia delle prescrizioni; – la costituzione di un apposito Osservatorio, con la partecipazione di Arpa Puglia, Asl e Ares, nonché Iss, Ispra e Oms, che si occupa di interpretare i dati e comunicare le conclusioni alle autorità; – la possibilità di revisione dell'Aia. A tutto ciò il Ministero affianca, oltre al monitoraggio già condotto da Arpa Puglia, un monitoraggio ambientale specifico per gli inquinanti presenti nella zona ad una sorveglianza epidemiologica attenta in particolare agli effetti dei livelli giornalieri di pm10 e pm2,5 nonché ai rischi sulla riproduzione e sulle incidenze oncologiche pediatriche. La particolarità dello studio SENTIERI è che esso è uno studio epidemiologico presentato, a Taranto, da esponenti delle istituzioni nazionali in un momento e nel corso di una storia in cui sono ancora oggi forti le contestazioni nei confronti delle istituzioni pubbliche che, secondo la popolazione, sono colpevoli di numerosi ritardi nonché di una certa disattenzione storica nei confronti di studi di questo tipo. Rimane infatti inconfutabile che, per un sito nazionale già da anni classificato dalle stesse istituzioni come “area a rischio ambientale”, non si sia proceduto ad attivare fin da subito studi preventivi di epidemiologia. Sembrerebbe ancora una volta confermarsi il copione delle politiche pubbliche che attivano i propri strumenti solo nel momento del dell'emergenza. // Rapporto Registro Tumori Puglia 2012 Nel dicembre 2012, in un consiglio comunale monotematico del Comune di Lecce, viene presentato il Rapporto Registro Tumori 2012. I dati che presentiamo nelle illustrazioni seguenti (tratte dallo stesso Rapporto) (illustrazione 1 e 2) presentano i totali delle incidenze, su popolazione maschile e femminile, nelle varie zone pugliesi (ad oggi disponibili) confrontati con i dati nazionali del Pool ARTIUM 2005-2007 (ovvero i dati degli atri 32 registri tumori italiani) e con i dati dei registri ARTIUM 2005-2007 del Sud e delle Isole. Nelle altre due illustrazioni (illustrazione 3 e 4) viene racchiuso il dato relativo alla incidenze, sia su popolazione maschile che femminile, relativo alla sola zona di Taranto con un confronto tra i dati dell'Asl di Taranto, del solo Comune di Taranto, del resto della provincia con i dati del Pool nazionale e dei registri del Sud e delle Isole. Il dato utilizzato per i confronti è il tasso standardizzato diretto (un sistema di aggiustamento di un semplice tasso – rapporto tra numero di casi in cui si presenta una caratteristica e la popolazione di riferimento – che permette il confronto tra popolazioni che presentano tra loro diverse distribuzioni, ad esempio di età) su popolazione europea (per 100.000 residenti).

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Illustrazione 1: Incidenze totali tumori femminili. Fonte: Rapporto Registro Tumori Puglia 2012

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Illustrazione 2: Incidenze totali tumori maschili. Fonte: Rapporto Registro Tumori Puglia 2012

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Illustrazione 3: Incidenze totali tumori maschili area tarantina. Fonte: Rapporto Registro Tumori Puglia 2012

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Illustrazione 4: Incidenze totali tumori femminili area tarantina. Fonte: Rapporto Registro Tumori Puglia 2012 Come si evince dalle illustrazioni dei dati totali del Registro, le incidenze per la zona tarantina sono tra le più alte della regione. E’ importante notare come il preoccupante dato dell'incidenza totale maschile della zona tarantina sia pressoché eguagliato dal dato della provincia di Lecce. Si ipotizza infatti che la provincia leccese si trovi geograficamente collocata in una posizione che assorbe anche parte dell'inquinamento industriale, trasportato dagli eventi atmosferici, proveniente dalle altre zone industriali del sud della Puglia. I dati totali della zona tarantina, invece, mostrano la maggiore concentrazione delle incidenze presente nel Comune di Taranto, geograficamente circondato dai vari siti industriali della zona, rispetto al resto della provincia sia per gli uomini che per le donne. Articolo correlato: Dalla Norvegia uno studio su Taranto: ‘Disastro’

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