I tre brillanti ed i tre fuochi del Capodanno

Ancora oggi i contadini tra Lecce e Brindisi osservano le condizioni atmosferiche dei primi tre giorni di aprile, detti ‘brillanti’, perché decidono le sorti dell’annata

In molti paesi del Salento sussiste la credenza magico numerica dei tre brillanti. I contadini dei paesi al confine tra la provincia di Lecce e la provincia di Brindisi, zona denominata balentina, dalla polis di Valesio, ancora oggi osservano le condizioni atmosferiche dei primi tre giorni di aprile, denominati ‘brillanti’, perché decidono le sorti dell’annata. Ho effettuato oltre 3mila interviste in questi paesi, proponendo un questionario nel 2010. Le risposte sono state analoghe. Ve ne riporto qualcuna più significativa. “So cosa sono i tre brillanti, sono i primi tre giorni di aprile. Il tempo che fa in questi giorni lo fa per 40 giorni”. Donna, 74 anni, pensionata, ex commercianteI tre brillanti sono 1-2-3 aprile, sono i comandanti dell’anno, guidano l’annata. Il tempo che fa dei brillanti lo fa per 40 giorni e si capisce se l’annata è buona o no”. Donna, 80 anni, pensionata, signorina, casalingaNon so, non so più niente, non mi chiedere queste cose, tutti i parroci che vengono ci sgridano, anche Don Gerardo, dice che certe cose sono pagane, boh, non so”. Donna, 83 anni, signorina, casalinga, assidua praticante della parrocchiaI brillanti comandano l’annata. Sono i primi tre giorni di aprile. Se fa bel tempo per tutti tre i giorni, fa bel tempo per quaranta giorni; se fa brutto tempo, lo fa per quaranta giorni; se fa due giorni buon tempo ed uno brutto, sono più le giornate belle, se fa due giorni brutti ed uno buono, sono più le giornate brutte di quelle buone, sempre nei quaranta giorni dopo i capi dell’anno”. Uomo, 68 anni, contadinoI brillanti sono i comandanti dell’anno, decidono il tempo che deve fare per 40 giorni”. Uomo, 53 anni, contadinoIo sono di Novoli, anche noi conosciamo i tre brillanti, sono i primi tre giorni di aprile, decidono il tempo meteorologico dei 40 giorni successivi. E’ una cosa vera, lo constato ogni anno, non si sbagliano mai”. Uomo, 45 anni, contadino Alla domanda “perché si chiamano brillanti” nessuno mi ha dato una risposta, ho dovuto rispolverare interviste degli anni ’80 per averla; a saperlo erano solo donne, mogli di contadini, in età avanzata. Vi pubblico una risposta che è analoga alle altre: “I brillanti sono i comandanti dell’anno, i capi d’anno, decidono l’annata, per questo il tempo che fa l’1, 2, 3 aprile lo fa per 40 giorni. Si chiamano così perché gli antichi degli antichi accendevano i tre fuochi nelle alture e tutti sapevano che era arrivata la primavera con la nuova annata, per questo il mese brile (aprile) si chiama così, perché è il mese dei brillanti”. Ricordo che da bambina io e mio nonno, che era contadino, aspettavamo con entusiasmo i tre brillanti, non sbagliavano mai, neanche quando lo desideravo intensamente perché erano stati giorni di maltempo. Dal 2010, invece, la legge dei nostri brillanti non sta più funzionando, a causa del cambiamento del clima, dello spostamento dell’asse terrestre ed altri fattori. Ragione questa che porterà la credenza dei brillanti all’oblio. La regola dei primi tre giorni di aprile non deve avere origini lontane, in quanto le condizioni atmosferiche non sono mai rimaste costanti nell’arco dei millenni, potrebbe risalire massimo a 600 anni fa, data pressappoco quando nacque il calendario gregoriano, che si discostava di poco da quello romano, ma che venne imposto anche per censurare gli usi e costumi pagani dei contadini in primavera, l’inizio della nuova annata. Il primo aprile però è una data che ha incuriosito molti storici ed etnologi, in quanto in tutto il mondo vi è l’usanza del pesce di aprile, nata nel tardo medioevo, ma vista l’universalità dell’uso, tutti si chiedono da dove nasca. Le teorie sono diverse, ma tutte concordano nell’individuare in questo giorno un arcaico capodanno, legato all’equinozio di primavera. 1, 2 e 3 aprile sono anche i giorni quando tutti gli animali sono già usciti dal letargo, gli ultimi giorni del risveglio, quindi il rito doveva essere dedicato ad una divinità serpente, drago o pipistrello. Analizziamo ora le risposte dei salentini. La prima cosa che ho notato, affascinandomi, è il modo come tutti all’unanimità hanno definito questi tre giorni: comandanti dell’anno. Un termine così lontano dalla cultura delle polis messapiche ellenizzate, come sono state descritte di recente. Tramanda una civiltà senza capi, con delle guide spirituali, simile alle tribù delle Andmane, dove tuttora sussiste la dea ragno, capo supremo degli spiriti e creatrice. Il termine ‘capi d’anno’ viene aggiunto dopo: ‘I brillanti sono i comandanti dell’anno, decidono l’annata, sono i capi d’anno’, come a voler specificare e tramandare che questi tre giorni magici, che guidano l’annata, erano il nostro antico capodanno, che durava più giorni, come nell’usanze orientali. In questi tre giorni i nostri avi accendevano fuochi sulle alture ed in ogni comunità venivano svolti i riti di fertilità della terra. I 40 giorni che seguono il rito sono un minimo comun denominatore di tutti i riti di morte e rinascita, basta pensare all’attuale quaresima. Non c’è quindi da sorprendersi che sia nata l’usanza del fuoco di Carnevale, in Salento viene acceso lu Paulinu e la Quaremma (quaresima), sua vedova, ne piange la morte; con la cristianizzazione il giorno di attesa dei 40 giorni migra al giorno prima delle ceneri, il fuoco propiziatorio viene quindi acceso l’ultimo giorno di carnevale. Anche i fuochi di sant’Antonio sono legati ai culti di morte e rinascita, questi nacquero per combattere la pestilenza del ‘fuoco di sant’Antonio’, legati al fenomeno dell’ergotismo.

Rinvenimenti di Valesio (foto di Gabriele Marzano)

Rinvenimenti di Valesio (foto di Gabriele Marzano) Perché viene acceso in gennaio? Le ragioni sono due, una perché il fuoco propiziatorio migra verso il capodanno gregoriano, l’altro perché in questo periodo vi è abbondanza di fasci di vite, usati nell’ellenizzazione per i fuochi con offerte di libagione di vino, mentre nei riti dove bisognava astenersi dall’alcool venivano usati il timo e fico. I brillanti e brile non credo derivino da “aprile”, penso che abbiano la stessa radice di brindisi, dal messapico brunda, testa di cervo. Aprile doveva chiamarsi brin o brun, il mese del cervo o della cerva. Per questo è stato tramandato che brile prende il nome da brillanti o viceversa. Nella zona balentina vennero infatti ritrovate due antefisse raffiguranti due divinità messapiche del V o IV sec ac, con le corna da cervo. Non credo si tratti di Artemis e Pan , ma degli autoctoni Tator e Tana. L’effige ritrovata è simile al celtico Cernunnos ed al signore degli animali induista, ritenuto da molti l’antenato di Dionisio.

Il signore degli animali, antenato di Shiva, per alcuni anche di Dionisio e Cernunnos

Il signore degli animali, antenato di Shiva, per alcuni anche di Dionisio e Cernunnos I tre brillanti quindi derivano da un antichissimo rito di prosperità della terra, nato sulle marine intorno ad un dio Tator dall’aspetto di drago marino, custode del vino e del grano; si trasferisce nell’entroterra intorno al dio Tator dall’aspetto di Cernunnos, infine nei riti del fuoco di Tator dall’aspetto di Iuppiter Menzana. Festo tramanda che i sallentini gettavano un cavallo vivo nel rogo come sacrificio a Iuppiter per auspicare prosperità. Che i fuochi dei brillanti siano resistiti fino al medioevo ne abbiamo traccia da un’altra serie di interviste sul miracolo della croce, a Campi Salentina. La croce proveniva dalla chiesa della Madonna dell’alto, ritenuta dagli abitanti di Campi la loro prima chiesa, ubicata sulla serra indicata come uno dei luoghi dove si accendevano i roghi dei primi di aprile.

Madonna dell Alto

Campi Salentina. Il santuario della Madonna dell'alto I campiensi tramandano che quando nel ‘600 il governatore spagnolo prese la croce dalla Madonna dell’alto per portarla nella chiesa di Santa Marie delle Grazie, questa volò e ritornò sulla serra. Venne riportata nuovamente a Campi, ma dopo qualche secolo la croce si incendiò da sola, per ricordare il fuoco della Madonna dell’alto. Le testimonianze storiche tramandano solo un incendio nelle sacrestie, ma a noi serve ricodificare con questo miracolo fiabesco, riconosciuto comunque dalla Chiesa, ciò che la popolazione tramanda. La croce venne ricostruita con il legno preso dalla serra. Ogni volta che vi era siccità gli abitanti prendevano la croce, contro il volere della Chiesa, la portavano in pellegrinaggio al santuario, con catene ai piedi e tamburelli, così la croce faceva piovere e portava prosperità. Tratterò questo miracolo in un’altra sede, per il momento mi limito a dire che anche in questo contesto si tramanda il fuoco propiziatorio sulle alture. Ritorniamo ai tre giorni magici, i comandanti dell’anno, calcolando 40 giorni dopo il tre aprile, arriviamo alla seconda quindicina di maggio, mese mariano e data in cui cominciavano le feste delle tarantate. Dopo i 40 giorni dovevano, infatti, iniziare i riti di prosperità della donna, collegati in tutte le culture contadine con i fuochi propiziatori della terra. Concludo ricordando che nel 2011 ho tentato di ripristinare il Capodanno salentino, non riuscendoci per aver messo troppa polemica nel pentolone, iniziando dal luogo, la serra della Madonna dell’alto, destinata purtroppo alle pale eoliche. Mi limito per il momento a farlo conoscere a tutti, fiduciosa che uno dei prossimi primi di aprile il fuoco brillerà dall’alto ad auspicarci una buona primavera.

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