‘Casa di riposo non in regola’. Chiusa

Ugento. La struttura gestita dalla cooperativa “Madre Teresa di Calcutta” chiusa dopo solo otto mesi di attività. Sarebbero venuti meno alcuni “presupposti”

UGENTO – Chiude, dopo appena otto mesi di attività, la casa di riposo “Santi medici” di via Rossigni ad Ugento. Il provvedimento è stato emesso dal responsabile del settore Affari generali ed istituzionali Alessandro Tresca lo scorso 4 febbraio. La struttura, gestita dalla società cooperativa sociale “Madre Teresa di Calcutta”, si legge nella determinazione, avrebbe perso i requisiti che ne avevano autorizzato il funzionamento in data 13 giugno 2012 (il “a osta”, a giugno, era stato firmato dallo stesso Tresca). Tuttavia, a leggere i due documenti di approvazione e poi cessazione attività, non ci si può non porre alcune domande. Nel provvedimento dello scorso 4 febbraio, con cui il responsabile Tresca impone la chiusura della casa di risposo, si legge come siano venuti meno alcuni “presupposti”. E tra i presupposti sono annoverati elementi strutturali che ci sembra difficile che il centro abbia avuto in origine (al momento dell’autorizzazione) e poi perso col tempo. Si legge infatti: 1. Mancanza di un servizio igienico riservato al personale addetto alla cucina; 2. Il servizio igienico annesso agli spogliatoi non è munito di rubinetteria non manuale e di asciugamani monouso; 3. La palestra non è attrezzata e non vi è deposito per l’attrezzatura; 4. La palestra non ha un servizio igienico annesso; 5. L’ambulatorio è privo del lettino, situato, di contro, nell’area palestra, e di un’area spogliatoio; 6. Mancanza di un servizio igienico con accesso diretto preceduto da una zona di attesa annesso all’ambulatorio; 7. Utilizzo degli ambienti “spogliatoio” quale deposito per pannoloni e lavanderia e stireria; 8. Mancanza di armadietti destinati agli operatori; 9. Presenza di un solo operatore socio – assistenziale; 10.Nomina di un coordinatore senza il necessario contratto di nomina; 11.Mancanza di contratti di prestazione d’opera con infermieri professionali. che hanno dato luogo al rilascio del detto provvedimento. Al di là delle irregolarità connesse ai contratti ed al personale, gli altri “presupposti” fanno riferimento a mancanze come quella del servizio igienico per il personale della cucina o della rubinetteria non manuale nei servizi annessi agli spogliatoi. Elementi che non possono essere venuti meno col tempo ma che probabilmente la struttura non possedeva nemmeno al momento dell’autorizzazione all’esercizio. Allora come mai il Comune l’aveva autorizzata? E come si spiega questo ripensamento? E, infine, dove andranno gli anziani oggi ospitati nella casa di riposo?

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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