Minori in fuga. Cala la qualità dell’accoglienza

IL DOSSIER. Gli alloggi sono adeguati, ma è in caduta la qualità dei servizi. Gli enti non riescono a far fronte alle spese e non esiste un tavolo regionale

Vestiti di seconda mano, erogazione discontinua dei pocket money, pochi servizi legali-burocratici e male organizzati. E’ l’accoglienza che la Puglia riserva ai minori in fuga dalla propria terra. Bambini “non accompagnati”, cioè senza famiglia, ai quali il territorio di arrivo ha il dovere di garantire un’adeguata protezione fisica, ma anche legale e culturale, provvedendo all’inserimento sociale e lavorativo. Tuttavia il rapporto Save the children relativo al periodo gennaio-settembre 2012 fotografa un “sistema” che arranca e che non riesce a dare le risposte che dovrebbe. Perché il territorio non è organizzato e perché gli enti gestori delle strutture di accoglienza non riescono a far fronte alle spese. In tutti i territori monitorati da Save the children rilevate difficoltà da parte delle comunità nel ricevere dagli Enti locali il pagamento delle rette con conseguente progressiva incapacità a garantire standard minimi di accoglienza. Inoltre, il Fondo per l’accoglienza dei minori non accompagnati, creato ad agosto 2012, non è un fondo pluriennale e non è stato dotato di risorse sufficienti. Manca inoltre una normativa che chiarisca i livelli di responsabilità e compartecipazione economica tra Stato centrale, Regioni e Comuni. Il risultato di questo scenario è un crescente numero di bambini che si allontanano dalle comunità cui sono stati assegnati; nel 2012 la percentuale ha toccato l’82%. Tra le principali cause degli allontanamenti vi è, secondo Save the children, il desiderio di perseguire il proprio progetto migratorio. “In tal senso si rileva – si legge nel dossier – una diffusa mancanza di ascolto del minore, così come l’inefficienza di meccanismi e procedure che consentano ai minori di raggiungere le loro mete attraverso trasferimenti rapidi e in modo regolare, ad esempio attraverso la procedura per il ricongiungimento familiare. Incidono sulla decisione dei minori non accompagnati di allontanarsi dalle comunità anche la mancanza all’interno di tali strutture del mediatore culturale, ovvero di una persona che sia in grado di instaurare un rapporto di fiducia con il minore, di corrette informazioni sulla vita in comunità, sui propri diritti e doveri, nonché sulle opportunità che la legge offre per spostarsi su territorio nazionale e in Europa, così come i tempi eccessivamente lunghi per la nomina del tutore e l’ottenimento del permesso di soggiorno”. Nel report presentato lo scorso giovedì in Consiglio regionale a Bari, si rileva come gli standard di accoglienza offerti dalle comunità monitorate in termini di condizioni abitative si mantengano adeguate. Tuttavia si registra invece un quasi generale calo di qualità, dovuto in buona parte alle difficoltà economiche dei gestori delle comunità, per quanto riguarda la fornitura di beni di prima necessità. In cinque comunità l’associazione umanitaria ha verificato la fornitura di vestiario usato. Ma è diffusa anche la discontinuità nell’erogazione di schede telefoniche internazionali, che sono un servizio di fondamentale importanza per i minori in quanto permette loro di mantenere i contatti con le proprie famiglie, e dei pocket money, ovvero la somma (tra i 5 ed i 10 euro settimanali) che viene assegnata ai minori per evitare che, spinti dal bisogno economico, possano entrare nei circuiti dell’illegalità. Il servizio di orientamento legale è presente in modo strutturato solo in cinque comunità del Barese. Proprio a questo aspetto sta lavorando attualmente l’ufficio della garante dei diritti dei minori Rosy Paparella, organizzando, come previsto dalla legge regionale, dei percorsi di formazione di tutori legali volontari. “La carenza di queste figure – ci ha spiegato Paparella – è oggi molto sentita in Puglia, con l’effetto che i ragazzi, una volta arrivati nella nostra regione, rischiano di rimanere anche per mesi privi di rappresentanti legali”. La mediazione culturale è garantita soltanto in cinque comunità baresi; tuttavia in una comunità del foggiano vi è una collaborazione strutturata con dei mediatori. Tra le principali criticità rilevate in tutte quelle comunità che non si avvalgono del supporto di enti o soggetti specializzati in materia, vi è l’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale. Il Team di Save the Children ha rilevato infatti 16 casi di mancato accesso o di ritardo nell’accesso alla procedura durante la minore età. Altro fattore da correggere riguarda il tempo necessario per la ratifica del provvedimento di affidamento e la nomina dei tutori. Nella provincia di Bari sono necessari in media tre o quattro mesi per la ratifica dell’affidamento e la contemporanea nomina del tutore provvisorio; a Taranto i tempi si allargano dai quattro ai sei mesi; a Lecce e Brindisi, per il provvedimento di ratifica dell’affidamento in media l’attesa è di tre mesi, mentre per la nomina dei tutori la tempistica varia da un mese sino a cinque mesi a seconda del Tribunale competente per territorio; a Foggia sono necessari da sei mesi ai 12 mesi. Guardando all’aspetto dell’integrazione dei minori nel territorio di “arrivo”, uno dei nodi più problematici è costituito dalla loro formazione professionale e dall’inserimento lavorativo. Tra il 1° gennaio e il 30 settembre 2012 soltanto tre minori hanno avuto la possibilità di accedere a dei tirocini formativi. In proposito, è rilevante la difformità di prassi, a livello regionale, in merito ai requisiti richiesti da parte dei Centri per l’impiego ai minori non accompagnati per l’iscrizione nell’elenco anagrafico. Non esiste infatti a livello regionale un coordinamento di tempi e metodi relativamente all’iscrizione nel registro dell’anagrafe dei residenti, al rilascio del codice fiscale, all’iscrizione al Servizio Sanitario Regionale ed al riconoscimento dei titoli di studio. La principale necessità nel settore dell’accoglienza è, dunque, l’istituzione di un tavolo regionale di confronto sulle problematiche inerenti i minori stranieri non accompagnati. Articoli correlati: Migranti bambini. 426 in Puglia nel 2012 Immigrazione, la Carta dei diritti e doveri Immigrazione. In Puglia fa rima con accoglienza Traffici umani. Diario di viaggio Emergenza immigrati Emergenza immigrati 2

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