Lecce. Economia a rischio mafia

// IL DOSSIER. Lecce. Il Salento denuncia un alto tasso di vulnerabilità alle mafie in molti settori di sviluppo locale. Manifatturiero in primis

LECCE – Il mercato della droga in Puglia, (2008 – 2009), ha procurato alla criminalità organizzata un ricavo compreso fra i 300 e i quasi 700 milioni di euro. Ma quello degli stupefacenti è solo una delle attività illegali che generano ricchezza da reinvestire nell’economia pulita. Allo spaccio si affianca il business dello sfruttamento sessuale, del traffico illecito di armi da fuoco e di rifiuti, della contraffazione, del gioco d’azzardo, del contrabbando di sigarette, dell’usura e delle estorsioni. Per un totale di guadagno medio pari a quasi due miliardi di euro. E’ la stima indicata dal rapporto di “Transcrime” – il Centro di Studi e Ricerche dell’Università Cattolica di Milano – che ha elaborato ricavi minimi e massimi per annualità differenti. Ne 2010, in Puglia, l’usura ha coinvolto 29.578 famiglie per un guadagno di quasi 240 milioni di euro; mentre il gioco d’azzardo ha prodotto un volume di introiti compreso fra i 40 e i 60 milioni. Tutta la “quota” riferita alla criminalità pugliese, si somma poi ai fatturati illegali delle altre mafie che, nel totale, oscillano tra i 17,7 e i 33,7 miliardi di euro. In media, i ricavi illegali corrispondono all’1,7% di Prodotto interno lordo nazionale e a circa 427 euro per abitante (nel 2010). Le droghe generano i maggiori ricavi (in media 7,6 miliardi di euro) seguiti da estorsioni (4,7), sfruttamento sessuale (4,6) e contraffazione (4,5). A livello nazionale, Camorra e ‘Ndrangheta mettono in cassa quasi il 70% dei ricavi delle organizzazioni criminali. A Cosa Nostra spetta il 18% e alla criminalità organizzata pugliese l’11% circa. “A differenza delle altre organizzazioni, che ottengono una parte consistente dei propri ricavi nella regione di origine, i ricavi della ‘Ndrangheta provengono da Calabria per il 23%, Piemonte per il 21%, Lombardia (16%), Emilia-Romagna (8%), Lazio (7,7%) e Liguria (5,7%)”. I ricercatori hanno anche elaborato un indice di vulnerabilità dei territori alle organizzazioni criminali, in riferimento a ogni specifico settore economico. Nella classifica dei territori, Lecce è prima fra le città pugliesi e ottava in quella nazionale (su 107 province). Foggia è al 14esimo posto, Brindisi al 18esimo, Bari al 20esimo e Taranto al 31esimo. Quella ionica è l’unica città pugliese per la quale l’indicatore di vulnerabilità rispetto ai settori di sviluppo scende da “alto” a “medio – alto”. Analizzato per singoli settori, il pericolo di penetrazione criminale nel leccese risulta essere alto nei comparti delle attività manifatturiere; di agricoltura, pesca e caccia; di forniture di gas, energia elettrica e acqua; nel commercio all’ingrosso, nell’ambito della riparazione di motoveicoli e autoveicoli, nel campo alberghiero, nei trasporti, in attività immobiliari e nei servizi pubblici. Rischio medio – alto, invece, per il settore delle attività finanziarie. Complessivamente, le province meridionali fanno rilevare punteggi di “pericolo – mafia” superiori rispetto a quelle del Centro – Nord. Ciò non è dovuto solo alla maggiore presenza di imprese confiscate a Sud, ma anche alle condizioni di svantaggio atavico in cui si vive e si opera, rappresentate da un “tessuto economico meno solido, un maggior numero di fallimenti, una maggiore incidenza di imprese piccole e piccolissime, nonché una densità imprenditoriale e un valore aggiunto per impresa inferiori” rispetto al resto d’Italia. Articoli correlati: Mafia. Le mani sulla Puglia Mafia locale. Business mondiale Puglia a capitale mafioso

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