L'unico pizzo che ci piace

Quelli che… il pizzo. Uomini e donne di cultura del Salento, tra il sostegno ai ragazzi del Guernica e l’impossibilità di resistere al richiamo delle radici culinarie

Abbiamo preso spunto dalla frase di Lea Barletti, drammaturga ed attrice di Induma Teatro, che sulla rete ha lanciato una provocazione: “L'unico pizzo che ci piace“, riferito ovviamente alla celebre puccia leccese con cipolla, pomodoro e olive, in un gioco di parole con il “pizzo”, quello che il circolo Arci Guernica non ha voluto pagare, subendone le conseguenze. Abbiamo quindi chiesto ad artisti, donne e uomini di cultura, di giocare con noi sull'equivoco e sul gioco di parole attorno a “pizzo”, lanciando un appello alle Istituzioni e alla magistratura: facciamo, fate in modo che questo non si ripeta più. E poi un appello a chi, nell'ombra e nel silenzio, ma soprattutto con grande sofferenza, è costretto a mandare giù il rospo, ogni mese, pagando il pizzo alla criminalità organizzata, alla Sacra corona unita: l'unico pizzo che dovete mandare giù è quello con cipolla, pomodoro e olive. Diciamo basta al pizzo alla mafia! La domanda che abbiamo rivolto è stata: “Ti piace il pizzo”? Moltissime le declinazioni di “pizzo” contenute nelle risposte. MLM Ecco qui che cosa è successo al Guernica: Raid vandalico al circolo Arci: il 'Guernica' sottosopra // Odi et pizzo di M. Luisa Mastrogiovanni Il pizzo? Lo adoro. Rimane un po' sullo stomaco, ma proprio non posso farne a meno. Mi sento un po' costretta a buttarlo giù, perché fa parte della nostra tradizione familiare, sociale e sociologica direi. Masticavano duro, ma lo masticavano, il pizzo, i nostri padri e prima ancora i nonni. Ma io, a dirla tutta, non riesco ad ingoiarlo. Come un rospo in gola, che non va né su e né giù. E poi, come dice un mio amico che di pizzo se ne intende, “se ripresenta”. Puntuale. Puntualissimo. Non fai in tempo a digerirlo che ecco torna dopo un po'. E la storia si ripete, e devi rimasticare duro. Si “ripresenta”, con quel sapore acido, no, decisamente amaro, in bocca. Ed è lì che capisci che la lotta sarà dura. Farai fatica a digerirlo, ma dovrai farlo. Perché del pizzo, una volta che l'hai provato, non puoi più farne a meno. E allora, dico io, meglio non cascarci la prima volta. Oppure, se capita, se non avete la forza, se non riuscite a resistere, ma poi ad un certo punto volete interrompere questa dipendenza… guardate dritto negli occhi il vostro… panettiere e dite “No”! Tirate dritto davanti alla vetrina dei pizzi e virate per le… pittule. Ecco, quelle sono fritte, ma di pittule non è mai morto nessuno. // Questione di campanile “I baresi dicono che nel Salento prepariamo i pizzi senza togliere i noccioli alle olive, perché siamo pigri. Ed in effetti i noccioli provocano non pochi incidenti a chi mangia i pizzi. Io, ad esempio, ho rotto un dente con un morso. A chi non è capitato? Ad ogni modo, se è fatto di farina di grano duro, tipo Senatore Cappelli, il pizzo mi piace. Tutti gli altri pizzi non mi piacciono”. (Tobia Lamare, musicista) // Pizzi lontano dalla città “Ho la fortuna di abitare in un piccolo centro di campagna, lontano dalla città. Di essere immersa in una comunità che ruota attorno ad un piccolo forno in pietra. Ed il forno sforna, ogni week end, pizzi di ogni tipo con un unico ingrediente in comune: sono buonissimi. Sono questi i pizzi che mi piacciono. Devo dire che nella mia comunità, Frigole (Borgo Piave), isolata rispetto alla città, si respirano in ogni attimo la solidarietà ed il rispetto dell’altro. Soprattutto da quando è arrivato don Raffaele, molto attivo con l’associazione Libera. Non c’entra essere credenti o praticanti. Io ho avuto un incontro con lui ed ho subito avvertito il suo attivismo, la sua voglia di fare, di coinvolgere i giovani in azioni positive.” (Cecilia Maffei, attrice Induma Teatro) // Consigli di business “Pizzo&pizzo: una ditta da non aprire. L'abbinamento è indigesto”. (Ippolito Chiarello, direttore artistico Nasca teatri di terra) // La mia ricetta “Il pizzo non mi piace. Ovviamente mi riferisco al pizzo che, si dice, sia stato alla base dell’attentato al Circolo Arci Guernica. Penso tuttavia che sia stato un gesto non della mafia organizzata ma forse di mafie emergenti; io l’ho letto soprattutto come un atto di teppismo. E’ comunque da condannare e trovo davvero intelligente la ribellione, costruttiva, che i giovani hanno messo in atto. Non arrendendosi ed anzi sfidando l’illegalità stanno dando prova di grande maturità. Quindi, per parlare di un altro pizzo, quello da mangiare, il mio preferito è uno e solo uno: il pizzo con le teste di rapa ‘nfucate…”. (Cosimo Lupo, editore) // Uno, nessuno, centomila pizzi “Il mio barbiere: ‘Stacco le basette o faccio il pizzo’? Mia madre: ‘Vuoi una bella tovaglia di pizzo’? Al Guernica ci porterò di sicuro mia madre e il mio barbiere!!! Ed ai ragazzi del Guernica (ma anche a tutti gli altri ragazzi che hanno in mente cultura, attività, voglia di fare) auguro di avere a che fare solo con il pizzo del mio barbiere e di mia madre. O, al massimo, con il pizzo da mangiare… nonostante la cipolla…”. (Enzo Isernia, alias Enzo Pazzo, artista di strada “I girovaghi”) // Dacci oggi il nostro pizzo quotidiano “Io sono un vero patito del pizzo e lo ‘ritiro’ quasi giornalmente. Ovviamente sto parlando dell’unico pizzo che mi concedo, il pizzo da mangiare, la tipica puccia leccese, sia nella versione dolce sia in quella piccante. La acquisto quasi ogni giorno, pur dovendo fare un po’ di chilometri, da un forno in pietra, noto a molti, che si trova in un paese vicino a Lecce. Non svelo di più, però vi assicuro che è un vero piacere ed è un mio punto debole. Per tornare seri, e parlare, ahinoi, di un altro ‘pizzo’, non posso non rivelare un grande dispiacere per ciò che è accaduto al circolo Arci Guernica. E’ sempre un dolore quando il malaffare prende di mira un luogo di cultura e di ritrovo per i giovani. Il Guernica ha offerto ai salentini la possibilità di ritrovarsi, di stare insieme, di condividere emozioni ed esperienze. E pensare che sia stato fatto oggetto di una richiesta estorsiva è come ripiombare indietro nel tempo di diversi anni, quando invece credevo che certi episodi non si sarebbero più verificati. Auguro a quei ragazzi di rifarsi subito dalla brutta esperienza che hanno vissuto e mi complimento con la reazione che hanno avuto, non arrendendosi ma combattendo”. (Alfredo Prete, presidente Camera di commercio Lecce) Nel Salento, odor di pizzo “La ‘nuova’ apertura del Circolo Arci Guernica merita un momento di riflessione. Dai giovani molto spesso giungono i messaggi più costruttivi ed efficaci per rispondere a tono contro chi usa la violenza per imporre la propria volontà. Ricostruire, ripartire non sono solamente verbi da abbinare all'indomani di episodi criminali ma devono assumere una valenza più pragmatica. Soprattutto i giovani hanno sempre creduto che l'isolamento è una delle peggiori aggravanti per chi subisce violenza; quindi anche grazie ad una cultura sempre più multimediale e partecipativa, nascono iniziative semplici ma al contempo efficaci. Chi subisce prevaricazioni deve essere difeso dalla comunità, oltre che dalla giustizia. E la riapertura del ‘Guernica’ deve rappresentare anche una nuova apertura delle coscienze. Una riflessione a parte merita il pizzo leccese: è decisamente unico. Siamo conosciuti in ogni dove per il nostro pizzo; a me piace in tutte le sue sfaccettature. E quando qualcuno afferma di sentir nel Salento odore di pizzo… state tranquilli, è solo la cipolla”! (Sandro Turco, giornalista Mondoradio) // Pizzi contro il pizzo “Alla voglia di pizzo non si comanda; il mio pizzo preferito è quello con olive e cipolle. Credo che un pizzo al giorno aiuti a dare la giusta importanza ai problemi che ci circondano. Trovo molto giusta la reazione dei ragazzi del Guernica; la reazione, appunto, e non la resa. Dovrebbero essere maggiormente sostenuti dal territorio, però, e speriamo che ciò avvenga. Ma in fondo credo che la giusta arma per contrastare certi episodi potrebbe essere il pizzo…”. (Maurizio Guagnano, titolare libreria Liberrima, Lecce) // La quinta accezione “Il pizzo è una straordinaria invenzione quando si tratta della puccia, ma può essere anche un tessuto, un Comune italiano o un modo di tagliare la barba. Poi, c'è una quinta accezione: la ‘protezione’ che viene offerta, in cambio di soldi, dalla criminalità organizzata o dalla mafia. In genere, se apri un locale e vuoi che tutto vada avanti tranquillamente, ti rivolgi a un'agenzia di sicurezza agganciata con quelli che dovrebbero ‘proteggerti’ e, come per magia, nel tuo locale non arriveranno più rissaioli e guastafeste… Nel caso del Guernica qualcuno voleva l'‘affitto’, ma i soci si sono chiesti come mai, visto che hanno un contratto di comodato d’uso a titolo gratuito fino al 2018. Così, gli aspiranti ‘protettori’ hanno provato a spiegar loro come funzionano le cose ad Arnesano, prima con una pistola e poi, rendendo onore al nome del locale, hanno realizzato una ‘piccola Guernica devastata’… Non c'è molto mistero dietro e probabilmente non c'è nemmeno la mafia, ma solo qualche balordo che si è servito di qualche criminale da strapazzo per cercare di estorcere qualche soldo ai tre soci del Guernica”. (Gaetano Gorgoni, giornalista) // Sì alla puccia, no al pizzo “La puccia leccese decisamente si!!! Il pizzo decisamente no. Abbiamo espresso solidarietà ai compagni dell'Arci ed ai giovani che gestiscono il circolo Guernica. Siamo preoccupati per la recrudescenza nel nostro territorio di episodi di violenza contro beni e persone. E per il fatto che ad esserne interessati, in un caso e nell'altro, siano giovani. Vittime e carnefici… Non è un episodio isolato. Del resto sappiano quanto nel nostro territorio sia aggressiva la malavita e pervasiva la criminalità economica. Certo, la richiesta di pizzo al circolo Arci sembra anche altro: una intimidazione nei confronti di chi genera cultura, di chi promuove, attraverso un contenitore aggregativo, partecipazione e quindi democrazia. A chi sponsorizza un modo dignitoso di lavorare, per sé e per gli altri. Sabato sera (oggi, ndr) anche io, anche noi, saremo al Guernica”. (Antonella Cazzato, segretaria Cgil Lecce) // Pizzo da esportazione “Il pizzo è il punto debole di tutti i leccesi. Impossibile farne a meno. E’, per i leccesi, un prodotto da esportare. Io lo faccio, quando vado a trovare mia sorella che vive a Roma. Diciamo che è la tassa che mi fa pagare in cambio dell’ospitalità. Vorrei che fosse, però, l’unico pizzo da esportare. Ma so bene, purtroppo, che spesso non è così e che, soprattutto in periodi di crisi come quello che attraversiamo, alcuni fenomeni come quello del pizzo estorsivo ritornano a manifestarsi in tutta la loro forza. Non bisogna arrendersi, però. E bene stanno facendo i ragazzi del Guernica che stanno andando avanti rimboccandosi le maniche e dando ognuno il proprio contributo. La cultura è il primo tassello della società e colpirla è molto grave. Per questo bisogna far passare un messaggio forte: le cose importanti vanno avanti lo stesso e non si fanno intimorire”. (Viola Margiotta, presidente sezione Giovani Confindustria Lecce) // Non digerisco il pizzo “Non mi piace il pizzo, per via dell'eccessiva quantità di cipolla, che mi è indigesta. Come non mi piacciono tutte le cose indigeste. E in questa metafora gastronomico-sociologica che gioca sul termine 'pizzo', la cosa più indigesta è che nel 2013 siamo ancora qui a ragionare e a scrivere del fenomeno pizzo nell'accezione di estorsione. Sono molto sensibile alla vergognosa vicenda dell'atto vandalico subìto dall'Arci Guernica di Arnesano: sono da sempre un tesserato arci, un frequentatore del Guernica e uno a cui viene l'ulcera ogniqualvolta si parli di atteggiamenti mafiosi. Sì, perché, che si tratti di estorsione o meno (questo lo deciderà la magistratura), siamo comunque di fronte a un atto che potremmo definire, in senso ampio, 'mafioso'. La mafia non è solo una manifestazione antropologica della Sicilia; la mafia è un modo di pensare la relazione tra il soggetto e gli 'altri' esclusivamente in termini di rapporti di forza. Mafia, in senso etimologico, significa 'delusione', de-lusio, cioè 'uscita dal gioco', dal gioco della dialettica, del libero dialogo, dal rispetto del confronto. C'è una bellissima frase di Ernesto Che Guevara che ho sempre pensato potesse riferirsi alle manifestazioni mafiose, oltre che alla rivoluzione; la frase dice: 'O siamo capaci di sconfiggere le idee contrarie con la discussione, o dobbiamo lasciarle esprimere. Non è possibile sconfiggere le idee con la forza, perché questo blocca il libero sviluppo dell'intelligenza'. In questo senso, l'estorsione e ogni altro atto mafioso, per me hanno lo stesso valore del fascismo. La mafia è fascismo ante litteram, in quanto prepotenza. Se poi questa prepotenza viene perpetrata ai danni di un circolo arci, che innanzitutto costruisce cultura 'per tutti', allora possiamo capire bene cosa intendiamo quando parliamo di fattori che impediscono lo sviluppo del sud. Gli amici del Guernica non rimarranno soli in questa vicenda, questa è l'unica cosa di cui sono sicuro. Sento che c'è una forte aria di ribellione e di coraggio civile che fortunatamente investe la nostra comunità e sento, soprattutto, che in poche ore si sta spargendo come benzina un forte richiamo alla responsabilità di difendere i più deboli e i costruttori di cultura dalla vigliaccheria di questi atti vandalici. Credo che questa debba essere l'unica nuova forma di 'controcondotta'”! (Mimmo Pesare, ricercatore e docente Scienze della Comunicazione, Università del Salento) // Attenti alle olive “Sono a Lecce dal 2008 e di pizzi ne ho mangiati ormai molti. Li acquisto al mercato ortofrutticolo sotto casa. Mi piacciono, anche se bisogna fare attenzione ai noccioli. L’episodio del Guernica mi ha toccato molto perché è un posto che frequento spesso. Mi è dispiaciuto avere la conferma che ciò che si dice dell’Italia all’estero – io vengo dal Sud Africa – sulla presenza della mafia, fosse vero. Io mi auguro che si sia trattato solo di un fatto singolo ma on nego che mi abbia fatto un certo effetto sentire la presenza della criminalità così vicino a me”. (Stefan Labuschagne, on line store “Pipi & pupu”) // Sapore di mamma “Il pizzo mi piace ed è come una droga buona… naturalmente quello con cipolla e peperoncino! Rigorosamente ben cotto e non con la mollica umida.. Quello che ha il profumo che arriva al cuore, che ti ricorda il fuoco buono, la farina sana. E una figura materna che si prende cura di farti godere col cibo! Tanto affetto e cura rivolta verso il bene nella realizzazione di un semplice pizzo da mangiare e tanto male verso il prossimo in queste azioni senza scrupoli che violentano il serio lavoro e il sacrificio degli altri. Come delle cicale assassine che sfruttano il lavoro degli altri… Che pena! Io, avendo scelto la strada del perdono a tutti i costi, credo di poter dire che in carcere spesso incontro persone che hanno commesso reati occasionali, chiamiamoli errori di percorso. Ma la voglia di ricominciare da parte delle persone, parte anche da chi reagisce al Male con la M maiuscola, da chi vuole un mondo migliore! Non ci meritiamo un'esistenza infelice ed ingiusta! Dobbiamo unirci”! (Luciana Delle Donne, imprenditrice, fondatrice di Ceo made in carcere) Articoli correlati: Guernica rise up. Tutti a ballare contro la criminalità Estorsione e usura. In calo nel 2012

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