Centro ‘Renata Fonte’. 15 anni al fianco delle donne

Lecce. In una lettera aperta, l’associazione “Donne Insieme” ripercorre le tappe principali dei primi 15 anni di attività nel sociale

LECCE – Quindici anni di impegno sociale. Quindici anni al fianco delle donne per aiutarle a denunciare e poi a superare le violenze subite da parte degli uomini. Il Centro antiviolenza “Renata Fonte” di Lecce (presidente Maria Luisa Toto) quest’anno spegne la sua 15esima candelina. Si tratta di un traguardo importante del quale, con il giusto merito, le componenti l’associazione “Donne insieme” vanno fiere. Perché, com’è facile immaginare, la strada percorsa è stata difficile. Ed è stata caratterizzata da continue battaglie: contro l’opinione pubblica; contro la naturale ritrosia delle stesse donne a comunicare i soprusi subìti; contro il disinteresse e la non partecipazione di cui spesso la società si macchia. Perfino contro le istituzioni, non sempre all’altezza del compito di assistenza cui sono chiamate a rispondere. Ed ecco che l’associazione ha sentito il bisogno di ricordare, seppur velocemente, le tappe di questo sudato traguardo. Convinta che, per ogni stella appuntata al petto, ci sia non la fine di una battaglia, ma l’inizio di una nuova sfida. Ecco la lettera aperta che ha voluto rivolgere a chiunque voglia leggerla. Il Centro antiviolenza “Renata Fonte” nel quindicesimo anno della sua costituzione, sente il bisogno di condividere, insieme a tutta la cittadinanza, le tappe più importanti del suo Impegno Sociale. Nel 1998, per volontà di un gruppo di donne, nasce l’associazione “Donne Insieme” con l’obiettivo di promuovere sul territorio la cultura della non violenza, della solidarietà e del rispetto della dignità umana. Grazie al compianto procuratore Piero Luigi Vigna, che sin dal primo momento diventa, per sua volontà, nostro sponsor morale, ideammo e creammo il Centro antiviolenza “Renata Fonte” che abbiamo sempre gestito con forza, coraggio e spirito di abnegazione, senza venire mai meno agli ideali ai quali siamo state ispirate e formate dallo stesso procuratore: “La legalità non può essere disgiunta dal concetto di solidarietà, perché insieme danno vita ad un più alto e ambizioso progetto: il rispetto della dignità umana”. Tutto ciò è richiamato dall’Art. 3 della nostra Costituzione. In quegli anni ci siamo allineate a quelle che erano le direttive del Consiglio d’Europa per quanto riguarda la prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e i minori. Abbiamo profuso il nostro impegno sociale nel convincimento che tale fenomeno era ed è “una violazione dei diritti umani” sancita dall’Onu e ratificata, finalmente, nei mesi scorsi ad Istanbul dal Governo italiano. Come ben sappiamo, nel discorso di fine anno, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha allertato le istituzioni tutte di farsi carico del vergognoso e diffuso fenomeno della violenza contro le donne, e soprattutto della violenza domestica. In questi anni ci siamo fatte carico di assistere, aiutare e proteggere, oramai migliaia di donne (solo nel 2012 sono state 720). Le abbiamo “accompagnate” con professionalità e affetto in quel doloroso percorso di fuoriuscita e liberazione dalla situazione di violenza. Siamo state accanto alle donne in quei luoghi (Forze dell’Ordine, Pronto Soccorso, Tribunali, ecc) in cui la nostra presenza ha rappresentato un punto di forza per la donna. Siamo diventate, in quanto persone informate sui fatti, loro testimoni nei procedimenti legali. Con onestà intellettuale e contro l’odiosa pratica dell’omertà, rilasciamo le nostre deposizioni nella fase delle indagini preliminari, e successivamente rilasciamo la nostra onesta testimonianza nella fase processuale. Le “accompagniamo” in un percorso di rafforzamento della loro autostima quando i loro livelli d’ansia e di somatizzazione, per la situazione di violenza, sono così elevati da provocare il rischio che finiscano nel tunnel del male oscuro della depressione. In noi trovano l’accoglienza, la professionalità, l’ascolto, l’affetto e l’amore che le porta a ritrovare la fiducia in sé stesse e nella vita. I servizi erogati dal Centro antiviolenza “Renata Fonte” quotidianamente, 24 ore su 24, diventano un punto di riferimento e di certezza che le porta piano piano a non avere più paura, vergogna, senso di colpa e a non soffrire più in isolamento e in solitudine la situazione di violenza, maltrattamento, abuso e persecuzione, di cui loro sono vittime prima di varcare la soglia del Centro. Per i servizi offerti e per le modalità e le strategie individuate per metterli in atto, siamo entrate anni orsono a fare parte della Rete nazionale antiviolenza del Dipartimento delle Pari opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, dal quale Dipartimento nel corso di questi anni (a partire dai primi anni 2000 quando dirigente generale era Clara Collarile, oggi onorate e orgogliose di averla come nostra socia) siamo state invitate come relatrici nei convegni nazionali e nei seminari tenuti nelle nuove Città Urban, a trasferire le nostre “buone pratiche”. Non solo, siamo state invitate a proporre eventuali suggerimenti per la stesura del Piano nazionale contro la violenza di genere e lo stalking. Da anni siamo nella mappatura del Numero verde nazionale antiviolenza 1522, attraverso il quale ci perviene il maggior numero di richieste di aiuto delle donne del nostro territorio. Molto spesso, e soprattutto nei giorni festivi, operiamo in conferenza telefonica con il 1522 e la donna che lo ha chiamato e che in quel momento sta vivendo una situazione in emergenza e ha bisogno di immediati interventi di aiuto da parte del Centro antiviolenza. Da novembre 2012, in concomitanza con la Giornata internazionale contro la violenza alle donne, è iniziata una sensibilizzazione pubblica del fenomeno con il Tg3 Nazionale. I servizi realizzati presso il Centro Antiviolenza “Renata Fonte” sono stati trasmessi nel mese di novembre e nel mese di dicembre, e i prossimi saranno realizzati e trasmessi a breve. È per questo impegno sociale che il Centro antiviolenza “Renata Fonte” della città di Lecce è stato insignito del Premio “Minerva” – Anna Maria Mammoliti – XXIII edizione, il 27 novembre 2012 in Campidoglio a Roma, di cui siamo onorate e orgogliose. Lo abbiamo dedicato alla nostra città, e soprattutto a quelle donne che hanno trovato il coraggio di abbattere il muro del silenzio e di lavorare per il cambiamento culturale contro stereotipi, pregiudizi e subculture, convinte e consapevoli che solo attraverso questo cambio di mentalità si può arrivare a vivere a pieno il diritto di cittadinanza e di democrazia. Donne che, riteniamo, stanno in questo modo contribuendo al progetto “Lecce Capitale Europea della Cultura 2019”, perché non c’è cultura senza civiltà. In questi anni abbiamo profuso sempre il nostro impegno di solidarietà verso la città e verso le donne, le bambine e i bambini anche quando, a partire dal 2008, la convenzione con il Comune di Lecce veniva rimodulata e il contributo annuo dimezzato da 10mila euro a 5mila euro (pari a 13 euro al giorno). Il nostro impegno sociale è stato un impegno oltre confine: abbiamo dimostrato la volontà di non restare assolutamente chiuse al “locale”, perché avvertiamo il mondo senza confini e ci siamo fatte carico di voler testimoniare nell’estremo lembo d’Italia la nostra determinazione e la nostra condanna per la discriminazione e la sopraffazione. Sono stati momenti di grande unione, di grande solidarietà verso una questione di civiltà e di rispetto dei diritti umani. Grazie a chi ci ha accompagnate e sostenute in questi anni. Associazione “Donne Insieme” Centro Antiviolenza “Renata Fonte” Articoli correlati: Donne al ‘Centro'. 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