‘Agricoltura al centro’. Stefàno risponde all’appello Slow Food

Bari. Il capolista al Senato per Sel assicura grande considerazione al settore e ricorda i risultati raggiunti in Puglia

BARI – “Non posso che aderire con grande motivazione all’appello di Slow Food: la mia storia personale come assessore e come coordinatore dei colleghi all’agricoltura d’Italia mi ha visto quotidianamente impegnato sugli stessi temi su cui Slow Food chiede un impegno a tutti i candidati”. Così il capolista al Senato in Puglia per Sel Dario Stefàno risponde all’appello lanciato da Slow Food ai candidati alle elezioni 2013 con gli “appunti per le politiche alimentari in Italia”. “In Puglia – sottolinea Stefàno – abbiamo avuto il coraggio e la capacità di riportare l’agricoltura al centro dell’agenda di governo regionale, ora il nostro obiettivo è riuscire a farlo anche a Roma”. “Sono tutti temi – dice – che in questi anni ci hanno visto in prima linea: penso alla legge regionale sulla biodiversità, grazie alla quale oggi in Puglia oltre 400 agricoltori ‘custodi’ stanno conservando le antiche varietà pugliesi che erano a rischio di estinzione, o alla legge regionale sui Boschi didattici, che divengono così una risorsa ambientale e didattica per i più giovani e insieme alle masserie didattiche ci aiutano a trasferire e diffondere i valori della nostra tradizione agricola. Ma penso anche alla legge regionale sui Gruppi di Acquisto Solidale, con cui premiamo e aiutiamo la collaborazione e il rispetto tra agricoltura locale e cittadini, facciamo crescere i mercati contadini, abbattiamo le emissioni di CO2”. “Infine – conclude Stefàno – vorrei ricordare il percorso di ringiovanimento del comparto con più di 2mila giovani, di metà donne, che abbiamo aiutato a diventare imprenditori agricoli e il nostro impegno come regione ‘ogm free’, coordinando tutte le Regioni affinché l’Italia abbia la clausola di salvaguardia contro la coltivazione di ogm, e sia dunque una Italia ‘ogm free’, nella consapevolezza che gli organismi geneticamente modificati non servono alla nostra agricoltura, fatta di produzioni di eccellente qualità, di territorio, di tipicità e di tradizione”.

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