Laudati, il gip archivia parte dell’inchiesta

Lecce. Il procuratore di Bari si libera delle accuse di abuso d’ufficio, favoreggiamento e violenza privata

LECCE – Non fece pressioni sui suoi pm per far archiviare un'inchiesta sul governatore Vendola; non favorì Gianpaolo Tarantini avviando un'indagine sul presunto complotto ordito da Patrizia D'Addario ai danni di Berlusconi; non rallentò la trascrizione delle intercettazioni dell'inchiesta escort. Il gip del Tribunale di Lecce Antonio Brancato ha accolto le richiesta del procuratore Cataldo Motta e dell’aggiunto Antonio Donno, archiviando le indagini-stralcio nei confronti del procuratore di Bari, Antonio Laudati, e relative alle pesanti ipotesi di reato di abuso d’ufficio (tre gli episodi contestati), favoreggiamento (nei confronti dell’imprenditore barese) e violenza privata (ai danni pm Giuseppe Scelsi e Desiré Digeronimo). Archiviate anche le indagini nei confronti di Digeronimo e Scelsi, quest'ultimo attualmente sostituto procuratore generale a Bari, sui quali pendevano le ipotesi di reato rispettivamente di abuso d’ufficio e di abuso d’ufficio e rivelazione dei segreti d’ufficio. 12 ottobre 2012 Abuso d’ufficio e favoreggiamento. Laudati respinge le accuse LECCE – Si è difeso producendo atti di indagine per respingere le contestazioni che gli vengono mosse. Il procuratore di Bari Antonio Laudati è stato interrogato dalla Procura di Lecce, che lo scorso 25 settembre gli ha notificato un avviso di conclusione delle indagini preliminari per abuso d’ufficio e favoreggiamento personale. L’audizione si è svolta davanti al procuratore di Lecce Cataldo Motta e all’aggiunto Antonio De Donno. Secondo la Procura salentina, Laudati avrebbe aiutato l’ex premier Silvio Berlusconi, l’imprenditore Gianpaolo Tarantini ed altri indagati ad eludere le indagini sulle escort. A tal fine avrebbe istituito una propria “squadra” di polizia giudiziaria per indagare su come venivano condotte le indagini sulla sanità pugliese, assegnate al suo ex pm Giuseppe Scelsi e alla sua collega Desirèe Digeronimo. L'abuso d'ufficio sarebbe invece consistito “nella indebita aggressione alla sfera della personalità” dei suoi pm Digeronimo e Scelsi, “illecitamente sottoposti – si legge nelle nove pagine dell'avviso di conclusione indagini – da parte della Guardia di Finanza ad investigazioni e ad abusivo controllo della loro attività professionale”. 26 settembre 2012 I pm: 'Laudati favorì Berlusconi e Tarantini' LECCE –L’accusa è di abuso d’ufficio. E compare sull’avviso di conclusione indagini fatto notificare ieri dalla Procura della Repubblica di Lecce al procuratore di Bari, Antonio Laudati, ed al suo ex pm Giuseppe Scelsi, principale accusatore di Laudati e titolare nel 2009 del maxifascicolo di inchiesta sulle escort di Gianpaolo Tarantini. Laudati è accusato anche di favoreggiamento personale per aver aiutato “Gianpaolo Tarantini ed altri indagati” ad eludere le indagini sulle escort ed aver fatto altrettanto con Silvio Berlusconi, sul quale le indagini si concentravano per “accertare anche l'eventuale suo concorso nei suddetti reati”. Nelle nove pagine di avviso di conclusione indagini firmate dal procuratore capo Cataldo Motta e dal suo aggiunto Antonio De Donno, trova conferma la denuncia di Scelsi secondo cui Laudati avrebbe istituito una propria “squadra” di polizia giudiziaria per indagare su come venivano condotte le indagini sulla sanità pugliese, assegnate al suo ex pm e alla sua collega Desirèe Digeronimo. L’abuso d’ufficio contestato a Scelsi si riferisce proprio alle indagini sulla sanità. Secondo la Procura leccese, il pm avrebbe provocato intenzionalmente un danno alla Digeronimo, e a un'amica di quest'ultima, Paola D'Aprile, intercettandone le conversazioni per fini personali. Oltre a Laudati e Scelsi sono indagati, nello stesso fascicolo, anche quattro cronisti (per diffamazione) e due direttori (per omesso controllo). L'inchiesta ha preso il via dopo che Laudati è stato accusato dal suo ex pm, Giuseppe Scelsi (ora sostituto procuratore presso la Corte d'appello di Bari), di aver di fatto rallentato l'indagine sulle escort che Gianpaolo Tarantini forniva a Berlusconi. 29 settembre 2011 Motta: ‘Non c’è connessione tra le inchieste Tarantini e Laudati’ LECCE – Non vi sarebbe alcun collegamento tra l’indagine della Procura di Napoli sui presunti pagamenti da parte del premier Silvio Berlusconi all’imprenditore Gianpaolo Tarantini, e quella della Procura leccese sul procuratore di Bari Antonio Laudati, accusato dal suo ex pm Giuseppe Scelsi di favoreggiamento ed abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta sulle escort. A dichiararlo è stato il procuratore Cataldo Motta, titolare del fascicolo su Laudati insieme all’aggiunto Antonio De Donno. L'invio a Lecce degli atti che la Procura di Roma sta mandando a Bari – le “carte” sono attese per domani – è una delle ipotesi a proposito della competenza della Procura salentina ad indagare sul procedimento perché ha in corso un'indagine sul procuratore di Bari. Ma Motta ha spiegato che non spetta al pubblico ministero, in questa fase, stabilire la competenza ad indagare, perché vi sono già provvedimenti di magistrati giudicanti, che sono “gli unici titolati a pronunciarsi sulla competenza dei pubblici ministeri”, ed ha quindi anticipato che non chiederà gli atti dell’inchiesta istruita a Napoli. 20 settembre 2011 Caso Tarantini. Indagato Laudati BARI – Il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, è stato iscritto nel registro degli indagati della Procura di Lecce. Il fascicolo,aperto con le ipotesi di abuso d’ufficio e favoreggiamento, è affidato al procuratore Cataldo Motta e all’aggiunto Antonio De Donno. L’iscrizione è la conseguenza della trasmissione di quella parte di atti dell’inchiesta della Procura di Napoli sul presunto ricatto al premier Silvio Berlusconi nella quale si ipotizzano ritardi nell’inchiesta madre sul reclutamento delle escort da parte dell’imprenditore pugliese Gianpaolo Tarantini. In alcune telefonate, infatti, Tarantini fa riferimento al presunto aiuto che il procuratore Laudati gli avrebbe dato, rallentando l'inchiesta barese sulle escort ed evitando, in tal modo, che le intercettazioni imbarazzanti per il premier diventassero pubbliche. Lo stesso Tarantini, tuttavia, ha smentito, nel corso degli interrogatori dei giorni scorsi davanti ai magistrati napoletani, l'interessamento di Laudati per bloccare il fascicolo barese. 6 settembre 2011 Inchiesta Tarantini: il Csm convoca Laudati e Scelsi BARI – La Prima Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura ha deciso oggi che nei prossimi giorni ascolterà il procuratore della Repubblica di Bari, Antonio Laudati e il consigliere Giuseppe Scelsi nell'ambito degli accertamenti avviati su presunti ritardi nell'inchiesta su Tarantini e le escort. La commissione ha anche deliberato di richiedere alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lecce “tutte le notizie ed informazioni consentite, in relazione agli eventuali procedimenti relativi ai magistrati della Procura di Bari”. A dare avvio all’apertura di un procedimento è stato l'esposto inviato dall'ex sostituto procuratore di Bari Giuseppe Scelsi, ora sostituto procuratore generale nel capoluogo pugliese, contro il procuratore della Repubblica, Antonio Laudati. Scelsi, che fu il primo ad indagare su Gianpaolo Tarantini, lamenta i tempi lunghi dell'indagine barese sulle escort che l'imprenditore barese portò a feste organizzate nelle residenze private del premier Silvio Berlusconi tra il 2008 e il 2009. Nell'esposto Scelsi afferma anche che nel luglio scorso Laudati gli ha impedito di leggere l'informativa conclusiva appena depositata dalla Guardia di finanza sul giro di escort, fascicolo assegnato fino ad allora a Scelsi e ai sostituti Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis. A carico di Laudati pende da alcuni mesi al Csm un esposto anonimo nel quale si afferma che il procuratore di Bari avrebbe creato un database sulle intercettazioni e avrebbe gestito in modo non appropriato militari della Guardia di finanza che fanno parte della sua segreteria particolare. 2 settembre 2011 Caso Tarantini. I giudici leccesi indagano sulla Procura di Bari LECCE – La Procura di Lecce avrebbe aperto un’indagine sull'operato dei magistrati di Bari in relazione all'inchiesta che riguarda Giampaolo Tarantini. Si tratta al momento solo di indiscrezioni che tuttavia sembrerebbero trovare conferma nel vertice sulla questione che si è tenuto stamane a Roma. L'inchiesta sarebbe affidata al procuratore aggiunto Antonio De Donno. Tuttavia, raggiunto telefonicamente, il pm, che si trova effettivamente a Roma, ha smentito le notizie di stampa relative alle indagini della Procura di Lecce su resposansbilità penali dei magistati che baresi. Tarantini è stato arrestato ieri assieme alla moglie Angela De Venuto per ordine del gip di Napoli per estorsione ai danni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed è indagato nel capoluogo pugliese con l'accusa di aver procurato prestazioni sessuali di giovani escort al presidente del Consiglio. L'obiettivo dei giudici leccesi è verificare se l'imprenditore avesse “appoggi” nella Procura barese, così come dichiarava per telefono (le intercettazioni telefoniche lo dimostrano). L'inchiesta barese è infatti molto lenta, con un fascicolo preliminare aperto ormai da più di due anni. La procura salentina è competente ad indagare per fatti che riguardano magistrati in servizio nel distretto della Corte d'appello di Bari. Non è noto se siano già state fatte iscrizioni nel registro degli indagati. Nei giorni scorsi la Procura di Lecce avrebbe ricevuto documenti ed intercettazioni telefoniche dai pm di Napoli Vincenzo Piscitelli, Francesco Curcio e Henry John Woodcock che indagano sull'estorsione al premier, reato per il quale hanno chiesto ed ottenuto un'ordinanza di custodia cautelare in carcere contro Giampaolo Tarantini, la moglie Angela De Venuto e Valter Lavitola. I primi due sono stati arrestati ieri a Roma dalla Digos di Napoli e sono ora detenuti nel carcere di Poggioreale in regime di isolamento e con divieto di colloqui con i difensori fino all'interrogatorio di garanzia. La misura cautelare nei confronti di Lavitola non è stata eseguita perché quest'ultimo – secondo quanto egli stesso ha fatto sapere – si trova all'estero per motivi di lavoro.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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