Il cimitero dei 1801 scomparsi

INCHIESTA. I corpi ritrovati sono stati restituiti soprattutto dal mare, cimitero dei migranti in cerca di fortuna. Ma è impossibile associare tutti gli scomparsi ai corpi. 174 gli “assenti” in provincia di Lecce. 104 i minori mai più trovati in Puglia dal 1974 ad oggi

Dove sono le 1801 persone che, in Puglia, sono scomparse nel a? Si tratta di uomini, donne e minori di cui si è persa ogni traccia. E per avere la percezione reale della loro assenza, sarà forse sufficiente immaginare il destino ineluttabile di un piccolo centro urbano che si svuota lentamente dei volti e delle vicende che l’avevano animato, fino a restare in silenzio e al buio. Quasi come non fosse mai esistito. Nel tentativo di far luce e dar voce a storie e persone sull’abisso del non ritorno, è uscita, puntuale, la nona relazione dell’Ufficio del Commissario straordinario del Governo (istituito con decreto del Ministro dell´Interno) che si occupa dell'emergenza “Persone scomparse” e che fa ordine, semestralmente, su informazioni e dati a livello nazionale e locale (su italiani e stranieri). Il monitoraggio, si legge in premessa al documento, “evidenzia, ancora una volta, il costante e progressivo incremento del numero degli scomparsi”. Il semestre a cui la relazione fa riferimento riguarda il lasso di tempo compreso fra il 1° gennaio e il 30 giugno, ma bisogna precisare che i rilevamenti ufficiali iniziano nel lontano 1974. Da allora fino a oggi, il numero totale degli scomparsi in regione è pari a 7.473 (+ 331 sulla rilevazione precedente), mentre i ritrovati sono 5.672 (+ 240). La differenza sta tutta nel numero di coloro che non hanno più fatto ritorno: 1.710 fino al 31 dicembre 2011 a cui aggiungere i 91 degli ultimi sei mesi. Totale: 1.801 casi ancora da risolvere, nel bene o nel male. Sull’incidenza delle motivazioni che sono alla base della scomparsa, la relazione parla di 350 casi di allontanamento da Istituto o comunità, 227 di allontanamento volontario, 3 possibili vittime di reato, 38 possibili disturbi psicologici, 15 sottrazioni da coniuge o altro congiunto. Per 1.168 casi, invece, le motivazioni non sono determinate (e ciò, probabilmente, rende ancora più difficile individuare una pista da seguire per il ritrovamento). Tra gli scomparsi in Puglia, sono compresi anche i minori italiani e stranieri. Nel 1° caso, gli scomparsi (dal 1974 a oggi) sono 1314, di cui 1209 ritrovati e 105 dei quali non si hanno notizie. In merito agli stranieri, si brancola ancora nel buio per 898 di loro. I ritrovati sono 771. Nel dato generale, si parla di libera scelta per 90 di loro e di allontanamento da Istituto o comunità per 317. Una statistica ancora più precisa di allontanamento da Istituto o comunità, indica le nazionalità dei minori scomparsi dalle strutture ubicate in Puglia. Si tratta di italiani, afghani, albanesi, brasiliani (2 – di cui 1 ritrovato – con età compresa fra 12 e 17 anni), tedeschi, croati, egiziani, ghanesi, iraniani, iracheni (4 di 17 anni), kosovari, libici, macedoni, marocchini nigeriani (5 di cui 1 ritrovato, fra i 14 e i 16 anni), palestinesi, rumeni, senegalesi, serbi, somali, sudanesi (1 di 14 anni), svizzeri (2 di 15 anni, di cui 1 rintracciato), tunisini e turchi. Sulla base del complesso dei dati appena enunciati, la Puglia è al quinto posto, in Italia, per numero di persone ancora da ricercare, dietro a Lazio, Lombardia, Campania e Sicilia; al quarto e sesto posto rispettivamente per minori stranieri e italiani scomparsi. In queste aree, l’emergenza continua ad assumere particolare rilievo. I motivi dipendono “dalla maggiore densità della popolazione residente e dalla elevata presenza di cittadini immigrati e di comunità nomadi nelle grandi aree urbane, dove si registrano, specie in questo periodo di grave crisi, fenomeni di diffuso disagio e di cronica mancanza d’integrazione nel tessuto urbano”. Ancor più nel dettaglio locale, in provincia di Lecce, il numero degli scomparsi, dal 1974, è pari a 1168; 994 i ritrovati e 174 le persone ancora da ricercare (a cui si aggiungono le 458 di Bari, le 241 di Brindisi, le 773 di Foggia, le 134 di Taranto e le 21 della Bat). Spesso, le città pugliesi e le loro province sono anche teatro di ritrovamenti di corpi senza vita che potrebbero appartenere a chi risulta scomparso ufficialmente. In realtà non sempre è possibile stabilirne l’identità, ma un monitoraggio costante ha permesso anche di aggiornare il censimento attraverso il “Registro nazionale dei cadaveri non identificati”. L’Ufficio del “Commissario straordinario”, grazie alla collaborazione con le diverse Forze di Polizia e le Procure della Repubblica, ha proceduto a una attenta analisi delle informazioni relative ai cadaveri ancora privi di identità presenti nel Sistema Dati Interforze (SDI). Il registro contiene le informazioni più significative riguardanti il rinvenimento dei corpi, le circostanze del ritrovamento, le particolarità dei segni fisiognomici e i riferimenti alle Procure e agli Uffici che hanno in trattazione il caso. In genere, si può dire che quasi tutti i corpi appartengono a cittadini extracomunitari annegati nel naufragio delle imbarcazioni che li trasportavano verso le nostre coste. In Puglia, i dati del primo semestre del 2012 eguagliano quelli del semestre precedente, con 26 ritrovamenti di varia origine, 1 corpo recuperato in lago e 23 in mare. E di storie “pugliesi” che prima annegano e poi ritornano a galla, ce ne sono molte. Il registro, aggiornato al 30 giugno del 2011, ne segnala 49 di cui 7 avvenute in provincia di Lecce. A Sud di Santa Maria di Leuca, in mare, nel gennaio del 2003 sono stati rinvenuti i cadaveri di tre persone, di probabile cittadinanza irachena; nel 2000, nelle acque di Frigole, è stato ripescato un corpo in avanzato stato di decomposizione; un albanese nel porto di Otranto e una donna sulla litoranea. Nel 1997, infine, ritrovato in località “Le Cesine” di Vernole un uomo, probabilmente albanese, morto per annegamento. Per rintracciare persone scomparse e raffrontarle con i cadaveri non identificati, è operativo il “Sistema integrato di ricerca” presso il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno. Ma sono tanti i soggetti che collaborano per risolvere l’emergenza. Nel primo semestre dell’anno 2012, è stato ulteriormente intensificato il rapporto con i diversi rappresentanti istituzionali. Tra questi, la Polizia di Stato, l'Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, i Vigili del Fuoco, il Corpo Forestale dello Stato, la Polizia Penitenziaria, le Procure della Repubblica, gli Istituti di Medicina Legale, i Comuni, le Associazioni gli obitori e le Asl sparsi sul territorio nazionale.

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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