Vendola: 'Ho perso? Non ho un piano B'

Terlizzi. Cala il consenso del presidente della Regione Puglia nel suo paese d'origine. Che preferisce l'altare alle urne

Di Rosaria Malcangi Terlizzi. La consacrazione dell’altare nuovo in Cattedrale oppure Vendola. In una città tradizionalmente non di destra, le primarie del centrosinistra lasciano tiepidi i concittadini di Nichi. Non li stuzzica l’idea che uno di loro possa sedere a Palazzo Chigi. Dal canto suo Vendola confida sì sui pugliesi, ma soprattutto su quelli emigrati al nord. Nonostante il sole, afflusso scarso alle urne nella città del presidente della Regione Puglia. Viceversa a pochi passi dal seggio, il Duomo era insolitamente gremito a mezzogiorno per la benedizione dell’ altare settecentesco, acquistato di recente. Finita la messa, la fiumana umana ha preso altre vie rispetto alla conquista della sovranità democratica. Questa volta la possibilità di far sentire la propria voce ai partiti, lascia molti elettori a casa. Nel chiostro delle Clarisse, trasformato in seggio elettorale, su 27mila abitanti, di cui 16mila aventi diritto al voto, si sono presentati 1139. Di essi 824 hanno votato lui, 185 Bersani, 114 Renzi, 9 Puppato e 5 Tabacci. Ai seggi sono andati un terzo di quelli che la scorsa primavera scelsero con le primarie il candidato sindaco del centrosinistra. Poi battuto da un ex missino, grazie a una stramba alleanza del Pdl con alcuni fuoriusciti del Pd. Tra essi, il fratello dell’onorevole Pd Gero Grassi.

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Dalle beghe della politica locale Vendola si è tenuto sempre fuori. Almeno ufficialmente. In un paese dove ci si conosce quasi tutti, per alcuni militanti del Partito democratico, l’apatia del popolo di sinistra è forse lo scotto che paga il Governatore per non aver preso posizione a maggio rispetto al «matrimonio» degli ex Pd con il Pdl. Ma questo vale per coloro che la sera fanno vita di partito nella città dei fiori. La maggioranza dei terlizzesi ha il dente avvelenato con il Governatore per una vicenda vecchia di dieci anni. Ovvero la perdita del reparto di ginecologia nell’ospedale cittadino «Michele Sarcone», trasferito dalla giunta regionale guidata da Raffaele Fitto all’ospedale di Corato. Con l’arrivo in Regione del loro concittadino, i terlizzesi speravano di riottenere quello che era considerato l’eccellenza dell’ospedale. Così non è stato, visto che Vendola sul trasferimento ha messo una pietra sopra. Le urne hanno già registrato la delusione popolare. La prima volta alle regionali Vendola ottenne il 72% delle preferenze nella sua città. Cinque anni dopo il consenso scese al 62%. E Nichi questo lo sa. Tant’è che guarda con interesse soprattutto ai voti che riuscirà a conquistare altrove. Magari nelle regioni del nord. Fuori dal seggio confida a Paolo Malaguti, inviato della Stampa, che nella vittoria di Giuliano Pisapia a Milano fu determinante la sua pugliesità. Afferma il Governatore: «Nelle grandi città la differenza la fa l’essere Puglia. Elemento che conta al nord molto più di quel che uno possa immaginare. Identificandomi con Giuliano, la comunità dei pugliesi, sempre egemonizzata da esponenti di Alleanza Nazionale di origine pugliese, visse quel voto quasi come un riscatto». Ma al di là dei numeri, le primarie sono state una festa. Fuori dal seggio c’erano con Nichi, i tre fratelli: Gianni, Enzo e Patrizia; il compagno Eddy; gli amici e i sostenitori di sempre. Anche Gero Grassi si è trattenuto a lungo. In queste primarie l’onorevole ha fatto campagna elettorale a favore di Pier Luigi Bersani. Dichiara a gran voce che voterà il segretario del suo partito. Quando insieme alla scheda elettorale spunta dalla tasca interna della giacca anche una spilletta arancione con la faccia di Nichi, Grassi assicura: «E’ solo per l’archivio». E comunque Vendola si dichiara già vincente. Dice: «Ieri nel comizio di Bari il passaggio più applaudito è stato la citazione di un verso di Dante. Per me è il segno che c’è una reazione culturale. C’è un pezzo d’Italia che ha capito che per uscire da questo incubo (della crisi ndr) non serve ululare, bisogna costruire in maniera responsabile, con cultura, un’idea del cambiamento». Per questo è certo di restare ancora in sella. L’esito dello urne lo aspetterà insieme ai giovani di Sel, ma intanto afferma: «Mi sono ficcato in quest’avventura senza un piano B, non ho ancora analizzato l’eventualità di non andare al ballottaggio».

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Il Tacco d’Italia. Testata giornalistica

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