Violenza di genere. Molendini: ‘Più attivi al fianco delle donne’

Bari. La consigliera regionale di Parità è tra i firmatari delle Convenzione nazionale ‘No More!’ che sarà presentata oggi per chiedere alle istituzioni un’azione più attiva di contrasto alle discriminazioni di genere

BARI – “In questi anni in Puglia alle parole, abbiamo sempre cercato di far corrispondere fatti concreti e una forza politica adeguata a fermare la violenza di genere, reale violazione dei diritti umani. Oggi grazie anche alla sottoscrizione, avvenuta a Strasburgo lo scorso 27 settembre, da parte della Ministra Fornero della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e la violenza domestica cominciamo ad incamminarci verso un quadro legislativo più adeguato alle Raccomandazioni che l’Onu ha fatto all’Italia e naturalmente ci auguriamo che la ratifica avvenga in tempi brevissimi”. La consigliera di Parità della Regione Puglia Serenella Molendini sostiene la necessitò di un cambiamento radicale di cultura e mentalità. Solo allora ci potrà essere, dice, una lotta reale alla violenza di genere. E la lotta alla violenza contro le donne passa anche attraverso la rappresentanza appropriata delle donne e degli uomini in ogni ambito della società, nell’uso non sessista del linguaggio, anche nei media, al fine di promuovere un rapporto rispettoso e un livello di potere equo tra donne e uomini, e “nell’intervento delle Istituzioni – aggiunge Molendini – che non possono lasciare le cittadine e i cittadini soli davanti a un tale fenomeno, siano essi italiane o italiani, straniere o stranieri”. Consigliera, qual è il suo ruolo nella lotta alla violenza di genere? “La violenza di genere è un fenomeno complesso, articolato, che si manifesta in molte forme (può essere psicologica, fisica, sessuale, economica) e in molti contesti. La violenza tra le mura domestiche, perpetrata da persone vicine alla vittima, è quella più frequente; ma ci sono anche i casi di abusi sul luogo di lavoro, il più delle volte di natura psicologica e sessuale. E’ su questi ultimi che la consigliera di Parità ha diretto potere di azione. La figura infatti è stata istituita per legge (d. lgs 198/2006, capo IV) al fine di garantire il rispetto dei principi di non discriminazione e di parità tra uomo e donna per tutti i lavoratori e le lavoratrici. Tra le sue funzioni vi è quindi anche la rimozione delle situazioni di vessazione sulle donne nell’ambiente lavorativo (o nell’accesso ad esso), attraverso tentativi di conciliazione o azioni legali. Tre sono i casi che a livello regionale la consigliera sta seguendo. Inoltre per le donne che subiscono violenza nei luoghi di lavoro è stato sottoscritto un protocollo d'intesa su Bari con l'Associazione Giraffa per il sostegno psicologico”. Qual è oggi la percezione del femminicidio (e della violenza di genere) da parte delle donne in primis e della società? Come è cambiata, se è cambiata, negli ultimi anni? “E’ una domanda che meriterebbe una lunga riflessione. In estrema sintesi, si può senz’altro dire che c’è ancora molto lavoro da fare a livello culturale per creare consapevolezza e sensibilità al fenomeno, nonostante alcuni indiscutibili passi in avanti degli anni recenti. Basi dire che lo stesso termine ‘femminicidio’ è quasi sempre oggetto di censura da parte dei media (mondo giornalistico in primis): si parla di delitto passionale, delitto d’impeto, di raptus; o si forgiano espressioni inevitabilmente edulcoranti (“Caldo criminale” ad esempio è il titolo di un articolo dell’estate scorsa). Si inquadra cioè un vero e proprio omicidio nell’ottica di un gesto di amore folle, di gelosia disperata, di emozione ingestibile spesso generata dalla donna vittima, svilendo in parte il contenuto penale del gesto. Ottimo in questo senso il lavoro che sta facendo la rete delle giornaliste di GIULIA”. Il 25 novembre verrà presentata la Convenzione nazionale contro la violenza di genere. In che cosa consiste? “La Convenzione, intitolata ‘No More!’, nasce in vista della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne (istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni unite nel 1999) per sensibilizzare le istituzioni a concretizzarne i principi in azioni di prevenzione e contrasto, secondo per altro le sollecitazioni pervenute all’Italia in svariati contesti internazionali. La Convenzione invita le Istituzioni a un confronto aperto e chiede al governo di verificare l’efficacia del Piano Nazionale contro la violenza varato nel 2011, proponendone una revisione insieme al coordinamento promotore della Convenzione. Gli enti promotori sono: UDI Nazionale (Unione Donne in Italia), Casa Internazionale delle Donne, rete GiULiA (Giornaliste Unite, Libere, Autonome), Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa, D.I.RE Donne in Rete Contro la violenza, Piattaforma CEDAW, Fondazione Pangea, Giuristi Democratici, Be Free, Differenza Donna, Le Nove, Arcs-Arci, Action Aid, e Fratelli dell’Uomo. Il testo sarà promosso a partire dal 25 novembre attraverso una serie di incontri e mobilitazioni – oltre che sulla Rete – in sinergia con associazioni ed esponenti della società civile. Attraverso la home page del sito di “No More” si possono visionare le adesioni pervenute e le modalità per firmare l’appello. Anch'io in qualità di consigliera regionale di Parità ho firmato l'appello”.

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